Se la firma di traenza indica un nome diverso dal correntista e la banca trattaria non abbia dubbi sulla non riferibilità dell’assegno al titolare, non può elevarsi il protesto a suo nome.

In Diritto Civile
Cassazione civile, sezione prima, sentenza n.18083 del 14/09/2016 [Leggi provvedimento]
Redatto dall’ Avv. Rita Claudia Calderini

Nel caso in cui la firma di traenza indichi un nome completamente diverso dal titolare del conto corrente, tale che non sia in alcun modo possibile ingenerare nella banca trattaria il dubbio dell’apparente riferibilità dell’assegno al predetto titolare, non vi è ragione di elevare il protesto a suo nome, giacché è sufficiente, al fine di conservare l’azione di regresso contro gli obbligati, che il protesto sia levato a nome di colui che risulta aver emesso l’assegno, non essendovi neppure interesse a conoscere il nome del titolare del conto su cui l’assegno è tratto, né la sua solvibilità, in quanto non si è formalmente obbligato per la relativa somma, e conseguentemente risulta del tutto non inadempiente.

Con la sentenza in commento, la prima sezione della Corte di Cassazione si è pronunciata sulle condizioni di legittimità di un protesto qualora, a seguito di illecita appropriazione del titolo, la firma di traenza indichi un nome completamente diverso dal titolare del conto corrente.

Nel caso di specie, il ricorrente contestava la decisione adottata dalla Corte di appello di Bologna che aveva ritenuto legittimo il protesto levato dal pubblico ufficiale nei confronti di chi non si era obbligato cartolarmente per mancata sottoscrizione dell’assegno. Più specificamente, la non corrispondenza tra l’autore della firma e il titolare del conto corrente era stata diligentemente segnalata dall’istituto di credito al notaio e quest’ultimo aveva doverosamente levato il protesto a nome dell’apparente sottoscrittore.

Il ricorrente, dunque, lamentava la violazione e falsa applicazione del R.D. n. 1736 del 1933, artt. 11, 45, 62, 63 e 64, nonché degli artt. 1176 e 2697 c.c., rilevando che nessuna previsione autorizza la levata del protesto nei confronti di colui che non abbia sottoscritto l’assegno e, in conseguenza, non abbia assunto alcuna obbligazione.

Ad avviso del ricorrente, la Corte territoriale aveva omesso di considerare che gravava sull’istituto di credito l’onere di dimostrare che l’assegno era stato effettivamente sottoscritto.

Rilevava, altresì, che la banca trattaria, ai sensi del R.D. n. 1736 del 1933, art. 46, comma 1, n. 2 e art. 62, ben poteva far constatare il rifiuto del pagamento con una dichiarazione apposta sul titolo, che tiene luogo, seppur con il consenso del portatore, dell’atto di protesto.

Nonostante le censure proposte dal ricorrente, la Corte di Cassazione, con la sentenza in esame, ha statuito l’infondatezza della domanda in virtù del consolidato orientamento giurisprudenziale emerso sul punto (Cass. 16 luglio 2010, n. 16617; v. anche Cass. 16 aprile 2003, n. 6006), secondo cui nell’ipotesi che la firma di traenza indichi un nome completamente diverso dal titolare dei conto corrente, tale che non sia in alcun modo possibile ingenerare nella banca trattaria il dubbio dell’apparente riferibilità dell’assegno al predetto titolare, non vi è ragione di elevare il protesto a suo nome.

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