Assicurativo: La definizione di “fatto notorio” in una recente sentenza della Cassazione

In diritto assicurativo, Diritto Civile
Corte di Cassazione, sesta sezione, Presidente Dott.ssa Adelaide Amendola, sentenza n. 20482 del 28.08.2017 [Leggi la sentenza]
Redatto dalla dott.ssa Beatrice Cucinella

Con l’ordinanza in commento, la Cassazione Civile, sesta sezione civile, si pronuncia sul ricorso n. 17886-2016 proposto da P.G contro la Sara Assicurazioni, avverso la sentenza n. 40/2016 del Tribunale Di Napoli Nord, enunciando la nozione di fatto “notorio”, inteso come fatto che, rientrando nella comune esperienza, deve intendersi conosciuto senza necessità di essere specificamente provato e che, pertanto, deve essere specificamente accertato, anche a mezzo di CTU, onde essere individuato nella loro effettiva oggettività e poter costituire la base di un accertamento presuntivo non inficiato dall’incertezza dei fatti noti”.

In particolare, accogliendo l’appello incidentale proposto dalla Sara Assicurazioni, il Tribunale di Napoli Nord ha rigettato la pretesa risarcitoria avanzata da P.G., in relazione a lesioni che lo stesso assumeva di essersi procurato andando ad urtare, col volto, contro la portiera di un’autovettura aperta improvvisamente dal conducente I.F. mentre il P.G. camminava sul marciapiede in prossimità del quale era stata parcheggiata la vettura. Il Giudice di merito ha ritenuto che la versione dei fatti prospettata dal P.G., risultante dalla denuncia di sinistro dello I.F., e confermata da un teste, non rispondesse al vero in quanto contrastante con elementi di fatto notori che facevano escludere che l’attore avesse urtato lo sportello all’altezza della bocca.

Il Giudice di merito ha, pertanto, ritenuto false le dichiarazioni del teste e ha condannato il P.G. al pagamento della somma di 15.000,00, Euro, a norma dell’art. 96 c.p.c., comma 3. Il  P.G., per tale ragione, ha proposto ricorso per Cassazione.

La Suprema Corte, con la sentenza in commento, censura la pronuncia del Tribunale di Napoli in quanto, a Suo avviso, i Giudici di merito hanno posto a fondamento della loro decisione una erronea interpretazione della nozione di “fatti notori”. Ciò, in quanto: “il Tribunale ha individuato come fatti notori l’altezza della Fiat Panda (indicata in non più di 1,55 mt), quella del marciapiede (indicata in almeno 10 cm) e quella della suola delle scarpe calzate dal P.G (“almeno 2 cm”) e ha concluso che, tenuta presente l’altezza dell’attore (indicata in 1,70 mt) e stimata in 12 cm fra la distanza fra la sommità del capo e la bocca dell’attore, non risultava verosimile che lo sportello avesse colpito il P.G. alla bocca. È evidente, infatti, che l’altezza della vettura, quella del marciapiede e la distanza fra la bocca e la sommità del capo del P.G., costituiscono elementi che non rientrano nella comune esperienza e che, pertanto, sarebbero dovuti essere specificamente accertati, eventualmente a mezzo di CTU, onde essere individuati nella loro effettiva oggettività e poter costituire la base di un accertamento presuntivo non inficiato dall’incertezza dei fatti noti”.

 Infatti, secondo il ragionamento della Suprema Corte, la sentenza è viziata nella parte in cui ha attribuito valenza di notorio a fatti che non rivestono tale natura e che richiedono, pertanto, di essere provati per poter essere posti a fondamento della decisione.

Stante quanto sopra, la Suprema Corte cassa e rinvia al Tribunale di Napoli Nord, anche per la determinazione delle spese di lite.

 

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