Je suis Charlie: esiste un limite alla satira?

In Approfondimenti, Diritto d'autore

Il diritto di satira in Italia ed i suoi limiti

Il noto giornale satirico francese Charlie Hebdo è tornato negli ultimi giorni a far parlare di sé tramite una vignetta con cui rappresentava, con il proprio stile editoriale, i recenti tragici avvenimenti in Abruzzo relativi alla tragedia di Rigopiano.

La vignetta recita “Italia, la neve è arrivata. Non ce ne sarà per tutti”.

Anche in occasione del terremoto in Abruzzo con cui morirono sotto le macerie 295 persone, il giornale francese non perse l’occasione di commentare la notizia con un’altra vignetta dal titolo “Séisme a’ l’italienne” seguito dal nome di pietanze tipiche del Bel Paese (nello specifico, penne al sugo di pomodoro, penne gratinate, lasagne).

Queste rappresentazioni “satiriche” dei recenti tragici avvenimenti, hanno fortemente indignato l’opinione pubblica.

Che tali vignette siano connotate da inumano cinismo e cattivo gusto è un dato incontrovertibile ma, si potrebbe replicare, che è pur sempre satira ed estrinsecazione dei più ampi diritti di libertà di pensiero, di cronaca e finanche di espressione. La sua negazione è censura.

Je suis Charlie recitavamo fino a poco tempo fa.

Ed allora quello che ci chiediamo oggi è: esiste un limite alla satira oltre il quale si rischia di cadere in qualche cosa di diverso che, oltre ad essere di cattivo gusto, è anche lesivo della dignità dei destinatari stessi? Ed anche: non si corre il rischio che, dietro l’egida della “satira”, si vadano a celare comportamenti ben più gravi? Siamo costretti ad accettare tutto in nome della satira senza che vi sia un bilanciamento di interessi e diritti? Prevale sempre la satira?

Cos’è la satira?

Definire cosa sia la satira, sicuramente non è un compito facile. Da un punto di vista generale, può essere definita come una particolare forma di espressione letteraria che mira alla critica del malcostume della politica e della società mediante l’alterazione di un fatto e/o personaggio reale con lo scopo di suscitare ilarità nel lettore, talora lavorando attraverso paradossi e contraddizioni.

L’Enciclopedia Treccani definisce la satira come una «composizione poetica che rivela e colpisce con lo scherno o con il ridicolo concezioni, passioni, modi di vita e atteggiamenti comuni a tutta l’umanità, o caratteristici di una categoria di persone o anche di un solo individuo, che contrastano o discordano dalla morale comune (e sono perciò considerati vizi o difetti) o dall’ideale etico dello scrittore».

In questo senso, la satira rappresenterebbe un mezzo attraverso cui denunciare, in chiave ironica e sarcastica, i problemi della società e di chi ci amministra facendo spesso leva su valori condivisi dalla collettività.

Cosa prevede l’ordinamento italiano?

In Italia, il diritto di satira non è espressamente racchiuso all’interno di una disposizione legislativa. Non esiste una legge che ne regolamenti il funzionamento, che ne fornisca una definizione chiara ed univoca, che ne disciplini i limiti. Piuttosto, tale diritto è di matrice giurisprudenziale essendo qualificato come particolare specie del diritto di cronaca e di critica.

Al termine dell’articolo, vi è una breve rassegna giurisprudenziale in materia.

Secondo la giurisprudenza nostrana, la satira rappresenterebbe una forma speciale di critica in cui gli elementi essenziali sarebbero rappresentati proprio dall’utilizzo dell’ironia e dalla deformazione del fatto reale narrato (con paradossi, metafore, etc.)

I giudici italiani hanno in numerose occasioni chiarito che, al pari del diritto di cronaca e del diritto di critica, anche la satira incontra dei limiti nel momento in cui va a scontrarsi ed a ledere diritti che vengono ritenuti di maggiore rilevanza. In particolare, il limite stabilito è quello del rispetto del neminem laedere (non offendere nessuno), principio cardine in tema di responsabilità extracontrattuale. In altri termini, ognuno è libero di fare satira fino a che non lede i diritti e la diginità di terzi soggetti. In un’ottica di sistema, tale principio è espressione della democrazia stessa.

Ecco, di seguito, alcuni dei maggiori provvedimenti giurisprudenziali con riferimento ai “limiti della satira”:

Cass. n. 5851/2015: non è permessa la satira quando questa diventi forma di dileggio, disprezzo, distruzione della dignità della persona.

Cass. n 5499/2014: non è consentito, in nome del diritto di satira, attribuire condotte illecite o moralmente disonorevoli ad un soggetto bersaglio generando una deformazione dell’immagine tale da suscitare disprezzo della persona o scherno della sua immagine pubblica.

Cass. n. 19178/2014: è illecita la satira quando comporta l’impiego di espressioni gratuite, volgari, umilianti o dileggianti, non necessarie all’esercizio del diritto.

Cass. n. 21235/2013: non è consentita la satira quando, tramite accostamenti volgari o ripugnanti, si deformi l’immagine pubblica del soggetto bersaglio in modo da suscitare il disprezzo della persona o il ludibrio della sua immagine pubblica.

Cass. n. 5065/2013: nel caso in cui, attraverso la satira venga fornita una notizia, è necessario che venga rispettato il parametro della verità (requisito indispensabile richiesto dalla legge per il diritto di cronaca e critica).

Siamo o non siamo Charlie?

Con riferimento al caso di specie, dunque, appare discutibile, a giudizio di chi scrive, la matrice satirica delle vignette in commento.

Senza tirare in ballo considerazioni etiche che, per definizione, rappresentano una visione soggettiva del mondo, esistono questioni che vanno ben oltre.

Le vignette di Charlie Hebdo non sono espressione né di giornalismo, né di editoria, né di arte. Nel caso di Rigopiano così come in Abruzzo ed in Emilia Romagna, fare della satira come quella del giornale francese, oltre che non necessaria e di cattivo gusto, è senz’altro lesiva della dignità di tutti coloro che sono stati colpiti da quei tragici eventi. Sputare fango e cattiveria su dei morti appare deplorevole oltre che vigliacco.

E tutto questo, naturalmente, si ripercuote anche sul piano giuridico. Lucrare con vignette dal gusto dubbio come nel caso di specie, oltre che eticamente discutibile, appare giuridicamente illegittimo posto che lede la dignità umana di persone morte oltre che la sensibilità dei sopravvissuti trasformandosi in gratuito e sterile cinismo.

In queste vignette, a giudizio di chi scrive, non si riesce a rinvenire un ragionamento di fondo né una critica al sistema né un barlume di sarcasmo. Quello che si percepisce è solo il cinismo freddo e sterile di chi lucra sulle disgrazie altrui, su chi è morto e su chi, pur se sopravvissuto, ha perso tutto in questi tragici eventi vivendo, ad oggi, in tende gelide senza certezze per il futuro.

Satira sì ma con rispetto e, soprattutto, ricordandoci sempre di essere umani. C’è poco da ridere. Poco da essere Charlie. Je ne suis pas Charlie.

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