IVA: in relazione alle spese di lite liquidate al ricorrente come difensore di sé medesimo non è dovuta

In Fisco e contabilità
TAR Campania di Napoli, sezione settima, sentenza n.4145 del 01/09/2016 [Leggi provvedimento]
Redatto dal Dott. Marco Raimondi

Il Tar Campania di Napoli, Sezione settima, con la sentenza n. 4145 del 1 settembre 2016, ha statuito il seguente principio: “non è dovuta l’ I.V.A. in relazione alle spese di lite liquidate al ricorrente come difensore di se medesimo“.

Così infatti recita la sentenza: “non dovuta è  l’I.V.A. in relazione alle spese di lite liquidate al ricorrente come difensore di sé medesimo, a nulla rilevando il richiamo effettuato dal ricorrente alla circolare del Ministero Finanze n. 203/E del 6.12.1994 in quanto detta circolare è riferita alla liquidazione delle spese di lite all’avvocato distrattario e presuppone pertanto, come chiaramente evincibile dalla lettura della medesima, un rapporto di rivalsa interno fra cliente ed avvocato, non ravvisabile laddove l’avvocato agisca quale procuratore di sé medesimo”.

Il caso è stato sollevato da un avvocato, procuratore di sé medesimo, il quale, agendo con ricorso per ottemperanza, richiedeva l’esecuzione di diversi giudicati che vedevano il Comune di Napoli quale parte soccombente.

Il comune di Napoli era infatti stato condannato a risarcire al predetto legale, quale procuratore di sé medesimo, le spese di lite per compenso professionale, spese vive, diritti ed onorari, comprensivi di i.v.a. e c.p.a. (cassa di previdenza avvocati), interessi legali dalla data della domanda al soddisfo, le spese del giudizio di primo grado oltre il 12,50% su diritti e onorari, nonché le spese del giudizio di appello oltre il 12,50% su diritti e onorari.

In totale il ricorrente avvocato aveva chiesto l’ottemperanza di 9 sentenze in virtù delle quali risultava creditore nei confronti del Comune di Napoli della somma di euro 5.014, 35, oltre rimborso forfettario i.v.a. e c.p.a..

In seguito alle richieste creditorie avanzate dal legale, il Tar Campania si è espresso favorevolmente al rimborso delle spese generali di studio (nella misura del 12,50% vigente ratione temporis) sulle competenze nette (diritti ed onorari), affermando che queste sono sempre dovute indipendentemente da una espressa statuizione in tal senso, siccome esso “trova nella legge titolo e misura; non è necessario, quindi, che il dispositivo della sentenza ne specifichi l’importo” ( Cass. n. 9315/2013; in senso analogo Cassazione Civile, Sez. II, Sent. 13.03.2013 n. 6383; Cassazione civile, Sez. III, Sentenza del 02-08-2013, n. 18518); parimenti dovuta è la c.p.a., nell’aliquota del 4%, in quanto attinente a prestazione professionale forense.

Per negare la risarcibilità dell’ I.V.A. in relazione alle spese di lite liquidate al ricorrente quale difensore di sé stesso, il Tar campano ha espressamente richiamato il parere fornito dall’ Avvocatura dello Stato sull’ art. 18, primo comma, del D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, in cui si afferma che la sentenza del 12 giugno 1982, n. 3544 si pone come definitivamente risolutiva del contrasto giurisprudenziale verificatosi in ordine alla comprensione dell’IVA nella pronuncia attinente al capo delle spese processuali, in ipotesi di distrazione di onorari non riscossi e delle spese anticipate a favore del difensore.

Invero, alla parte vittoriosa spetta il diritto di conseguire dal soccombente, condannato al pagamento delle spese processuali, il rimborso dell’IVA che ha corrisposto (o dovrà corrispondere) al proprio difensore a titolo di rivalsa e tale circostanza trova titolo non nella rivalsa, che è propria del rapporto sinallagmatico cliente/avvocato e non può fuoriuscire da quell’ambito, ma piuttosto nella sentenza di condanna.

Nella fattispecie in esame, invece, il Tar ha correttamente evidenziato come non sia dovuta l’I.V.A. in relazione alle spese di lite liquidate al ricorrente come difensore di sé medesimo, a nulla rilevando il richiamo dallo stesso effettuato alla circolare del Ministero Finanze n. 203/E del 6.12.1994 in quanto detta circolare è riferita alla liquidazione delle spese di lite all’avvocato distrattario e presuppone pertanto un rapporto di rivalsa interno fra cliente ed avvocato, non ravvisabile laddove quest’ultimo agisca quale procuratore di sé medesimo, dovendo la fattura essere emessa nei confronti del cliente e non nei confronti della controparte soccombente.

In conclusione, il Tar di Napoli ha affermato che, non ravvisandosi nel caso de quo alcun rapporto sinallagmatico cliente/avvocato, agendo il legale come procuratore di sé medesimo, potrà richiedere al soccombente solamente l’importo da questo dovuto a titolo di onorario e spese processuali e non anche quello dell’IVA.

 

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