IVA: se la dichiarazione è stata omessa ma il contribuente dimostra che il relativo credito è derivato da acquisti inerenti l’attività d’impresa ha diritto a recuperarla

In Fisco e contabilità
Cassazione civile, Sezioni Unite, sentenza n.17758 del 08/10/2016 [Leggi provvedimento]
Redatto dal Dott. Alessandro Carofiglio

 “In fattispecie di omessa presentazione della dichiarazione annuale IVA, è consentita l’iscrizione a ruolo dell’imposta detratta e la consequenziale emissione di cartella di pagamento, ben potendo il fisco operare, con procedure automatizzate, un controllo formale che non tocchi la posizione sostanziale della parte contribuente e sia scevro da profili valutativi e/o estimativi e da atti d’indagine diversi da mero raffronto con dati ed elementi in possesso dell’anagrafe tributaria, ai sensi del Decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, articoli 54 bis e 60, (fatta salva, nel successivo giudizio d’impugnazione della cartella, l’eventuale dimostrazione a cura del contribuente che la deduzione d’imposta, eseguita entro il termine previsto per la presentazione della dichiarazione relativa al secondo anno successivo a quello in cui il diritto è sorto, riguardi acquisti fatti da un soggetto passivo d’imposta, assoggettati a IVA e finalizzati a operazioni imponibili)”.

Questo il principio di diritto statuito dalla Cassazione civile, sezioni unite, con sentenza n.17758/16, seconda delle due pronunce della Corte Suprema in materia di IVA.

La prima è la n.17757 del 2016 ed è relativa alla perdita del credito maturato nella stessa annualità per mancata presentazione della dichiarazione IVA.

Per quanto riguarda la sentenza in commento, siamo di fronte all’impugnazione di una cartella di pagamento successiva a un controllo automatizzato della dichiarazione IVA annuale.

Nella fattispecie in esame, il contribuente aveva richiesto il riconoscimento di un credito IVA nonostante non avesse presentato la dichiarazione IVA relativa all’anno in questione.

Il contribuente contestava l’utilizzo del controllo automatizzato e sosteneva che per l’emissione della cartella di pagamento fosse necessaria un’attività di accertamento da parte dell’Agenzia delle Entrate.

Per risolvere la questione la Corte Suprema ha ripreso due orientamenti giurisprudenziali, formati in seno alla stessa Corte nel corso del tempo.

Il primo ritiene, in riferimento alle procedure previste dall’art. 54bis D.p.r. 633/1972, che “allorquando il credito portato in detrazione non risulti dalla dichiarazione annuale, sia perché diverso sia, più radicalmente, perché la stessa non è stata presentata, è pienamente legittimo il ricorso alla procedura de qua” (cfr. implicitamente anche Cass. 16 ottobre 2012, n. 17754)”.

In base al secondo, non si può negare la detrazione di un credito di un anno precedente, anche in caso di omissione della dichiarazione, sulla base di un semplice controllo cartolare. Secondo tale orientamento giurisprudenziale sono necessarie ulteriori verifiche e valutazioni giuridiche.

La Cassazione ha condiviso il primo indirizzo e ha ritenuto che l’Amministrazione Finanziaria si sia mossa nel perimetro dei poteri previsti dal 2° comma dell’art. 54 bis.

A questo proposito è stato ripreso il D.lgs. 241/1997 secondo cui l’Amministrazione può utilizzare procedure automatizzate su quei dati e su quegli elementi direttamente desumibili da dichiarazione e anagrafe tributaria.

Nel caso di specie ci troviamo di fronte a una mancata dichiarazione IVA, che può rilevarsi come mero dato storico da cui derivano conseguenze giuridiche.

Trovandoci di fronte a un dato storico non ci sarebbe ragione per non consentire l’utilizzo della procedura automatizzata.

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