IRAP: non dovuta se l’avvocato esercita impiegando solo beni strumentali minimi per l’attività

In Fisco e contabilità
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 Commissione Tributaria Regionale di Molise, sentenza n.657 del 06/11/2017 [Leggi provvedimento]
Redatto dalla Dott.ssa Benedetta Capone

“L’apporto recato all’attività del professionista dalle suddette risorse materiali e umane integra il requisito dell’autonoma organizzazione solo ove esso ecceda il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività professionale, requisito non sussistente nella fattispecie alla luce della prodotta documentazione ove si rinviene unicamente una indispensabile strumentazione a corredo dello svolgimento dell’attività lavorativa”.

La Commissione Tributaria Regionale di Molise, con questa massima, contenuta nella sentenza del 16 Ottobre 2017, accoglie il ricorso proposto dal difensore di Caia, riguardante la restituzione di somme relative ad IRAP versate dalla ricorrente fino al 2006.

In primo grado il Difensore rilevava che la propria assistita, svolgente attività di Avvocato, non era tenuta al pagamento dell’imposta anzidetta poiché difettava il presupposto impositivo richiesto dalla legge relativo all’autonoma organizzazione. Nel caso in questione non era ravvisabile tale requisito in quanto la ricorrente svolgeva attività professionale, impiegando solo beni strumentali minimi ed indispensabili.

Tuttavia i Giudici di primo grado rigettavano il ricorso, accogliendo le ragioni esposte dall’Ufficio, che avallava la tesi secondo cui era sufficiente che l’esercente svolgesse attività in maniera auto-determinata, dovendosi prescindere dalla quantità e qualità dei fattori produttivi.

Avverso la stessa sentenza, la ricorrente ha proposto appello, esponendo nuovamente doglianze sul convincimento dei Giudici, fondato esclusivamente sulla presenza di un dipendente all’interno dello studio, che integrerebbe il presupposto impositivo dell’autonoma organizzazione.

La Commissione ha preliminarmente rilevato come la prima stesura dell’articolo relativo al presupposto dell’IRAP non conteneva l’espressione autonomamente organizzata, la quale era stata aggiunta successivamente, non per rimarcare l’elemento organizzativo ma per sottrarre alla tassazione qualsivoglia attività eterodiretta. Nondimeno l’organizzazione è un elemento già insito nel concetto d’impresa e analogamente nel concetto di esercizio di professione abituale, secondo cui il professionista è colui che esercita professionalmente un’attività economica abituale organizzata al fine della prestazione dei servizi.

Pertanto il “quid pluris” ai fini IRAP non è dato dall’aggettivo “organizzata” ma dall’avverbio “autonomamente” che rappresenta il vero elemento di novità della fattispecie.

Nel caso di specie la Commissione ha evidenziato la presenza di un’attività professionale svolta in assenza di elementi di organizzazione, con un corredo strumentale limitato agli elementi indispensabili. A favore della ricorrente, i Giudici riprendono la sentenza delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione n.9451/2016 che statuisce che non è obbligato a pagare l’IRAP, il professionista o l’imprenditore individuale che impiega un solo collaboratore che esplichi mansioni di segreteria.

Alla luce degli argomenti esposti, la Commissione ha affermato che “l’utilizzo di risorse materiali e umane integra il requisito dell’autonoma organizzazione solo ove superi la soglia minima per l’esercizio dell’attività professionale”.

Tale presupposto non è stato ritenuto presente nel caso de quo in considerazione della documentazione prodotta e pertanto, trattandosi di un’attività che esula dall’applicazione dell’IRAP, la Commissione ha accolto l’appello in riforma della sentenza di primo grado.

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