IPOTECA: può costituirsi solo per crediti dipendenti da rapporto già esistente

In Diritto Civile
Cassazione civile, sezione terza, sentenza n.5630 del 04/03/2017 [Leggi provvedimento]
Redatto dal Dott. Lorenzo Mariconda

Deve escludersi la possibilità di un’ipoteca per crediti che non siano dipendenti da un rapporto già esistente al momento della costituzione della garanzia, quali quelli derivanti da mutui previsti come una delle forme alternative di fruizione di una apertura di credito mista o atipica, ma le condizioni economiche e contrattuali dei quali siano rimesse a successive pattuizioni, con un mero generico riferimento alle condizioni di mercato e senza alcun vincolo giuridico a contrarre o senza alcuna predeterminazione del contenuto di quelli.

Questo il principio di diritto affermato dalla Corte di Cassazione con la sentenza 5630 del 2017.

La Corte d’Appello di Trento, a seguito del gravame presentato da un istituto bancario, riformava la sentenza del Tribunale di Bolzano in materia di garanzia prestata relativamente ad un’apertura di credito.

In particolare, contrariamente a quanto sostenuto dalla resistente, che affermava la necessità di cancellare le ipoteche da lei costituite a favore dei contratti di finanziamento stipulati dal convivente, riteneva che tale garanzia fosse stata prestata per contratti che non potessero qualificarsi come vere e proprie aperture di credito, ma come accordi quadro, con cui venivano previsti successivi finanziamenti le cui condizioni contrattuali ed economiche sarebbero state di volta in volta determinate, tenendo conto dell’andamento del mercato.

Per tale ragione, l’ipoteca non poteva ritenersi estinta con il rimborso dei primi utilizzi successivi alla costituzione, in quanto i mutui necessari ai fini di tali pagamenti erano stati concessi alla luce del medesimo programma contrattuale e in dipendenza di un rapporto già esistente.

La garante appellata proponeva ricorso per Cassazione fondato su sette motivi.

La Corte di Legittimità, in una sentenza lunga e tortuosa, oltre a dover disciplinare, superandolo, un problema legato al bilinguismo nella zona del Trentino- Alto Adige, effettua una disamina profonda e puntuale sul tema della garanzia ipotecaria.

Citando costante giurisprudenza[1], sottolineano gli ermellini come l’ipoteca possa essere concessa soltanto per un credito determinato, nel rispetto del principio dell’accessorietà, che costituisce completamento del corollario di determinatezza, secondo cui la legge non consente al creditore di estendere il vincolo ipotecario ad un credito diverso da quello garantito. Tale determinatezza può essere assicurata soltanto dal fatto che il titolo costitutivo dell’ipoteca contenga, a pena di nullità, l’indicazione dei soggetti, della fonte e della prestazione che individuano il credito[2]. Continua la Corte citando la storica pronuncia n. 686 del 1975, secondo la quale “l’ipoteca può essere costituita per crediti soltanto eventuali, ma essi devono poter nascere in dipendenza di un rapporto già esistente: da ciò l’esclusione dell’ipoteca per crediti futuri”.

I principi della dipendenza e dell’accessorietà dell’ipoteca rispetto all’obbligazione principale, secondo il Collegio, nel caso di specie, non sarebbero stati applicati correttamente dal giudice di merito: i finanziamenti successivi concessi dalla banca a favore del soggetto garantito e considerati dalla Corte d’Appello come derivanti da un contratto denominato “accordo quadro”, in realtà, non sarebbero connotati dal principio di dipendenza rispetto al contratto bancario originale.

Ciò è desumibile dal fatto che al momento della stipulazione non era stato fissato alcun elemento tipico contrattuale, in quanto la determinazione di ogni singola clausola sarebbe stata rimessa ad una valutazione successiva la quale avrebbe dovuto tener conto del generico andamento del mercato.

La conclusione cui giungono gli ermellini è, dunque, quella che tale vacuità renderebbe impossibile estendere la garanzia ipotecaria concessa per l’apertura di credito anche ai finanziamenti successivi, diversamente da quanto previsto dal collegio di seconde cure.

Per tale motivo, oltre a cassare la sentenza impugnata, accoglie nel merito la domanda di parte ricorrente con la conseguente estinzione e cancellazione dell’ipoteca, e condanna alle spese dell’intero giudizio l’istituto di credito.

 

 

[1] Ex multis Cass. 06/01/2006, n. 23669

[2] Cass. 03/04/2000 n. 3997

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