INTERNAZIONALE: il rinnovo di più contratti a tempo determinato per esigenze permanenti e durature dell’azienda è contrario ad diritto dell’UE

In Internazionale
Corte di Giustizia dell’Unione Europea, sezione decima, sentenza del 14 settembre 2016, causa C-16/15 [Leggi provvedimento]
Redatto dall’Avv. Deborah Del Monaco

“Non si può ammettere che contratti di lavoro a tempo determinato possano essere rinnovati per la realizzazione, in modo permanente e duraturo, di compiti nel servizio sanitario che appartengono alla normale attività del servizio ospedaliero ordinario(….) Infatti, il rinnovo di contratti o di rapporti di lavoro a tempo determinato per far fronte alle esigenze che, di fatto, hanno carattere non già provvisorio ma permanente e durevole non è giustificato ai sensi della clausola 5, punto 1, lettera a), dell’accordo quadro, dal momento che un tale utilizzo dei contratti o dei rapporti di lavoro a tempo determinato è incompatibile con la premessa sulla quale si fonda il suddetto accordo quadro, vale a dire il fatto che i contratti di lavoro a tempo indeterminato costituiscono la forma comune dei rapporti di lavoro, anche se i contratti di lavoro a tempo determinato rappresentano una caratteristica dell’impiego in alcuni settori o per determinate occupazioni e attività”

“Ciò posto, occorre considerare che la clausola 5, punto 1, lettera a), dell’accordo quadro deve essere interpretata nel senso che essa osta a che una normativa nazionale, quale quella oggetto del procedimento principale, sia applicata dalle autorità dello Stato membro interessato in modo tale che il rinnovo di contratti di lavoro a tempo determinato successivi, nel settore pubblico sanitario, sia considerato giustificato da «ragioni obiettive» ai sensi di tale clausola poiché detti contratti sono basati su disposizioni di legge che consentono il rinnovo per assicurare la prestazione di specifici servizi di natura temporanea, congiunturale o straordinaria mentre, in realtà, tali esigenze sono permanenti e durature.”

Con pronuncia per rinvio pregiudiziale ex art. 267 TFUE (Sentenza 14 settembre 2016 relativa alla causa C-16/15) formulato dallo Juzgado de lo Contencioso Administrativo n. 4 di Madrid (Tribunale Amministrativo Spagnolo), la Corte di Giustizia dell’Unione Europea si è pronunciata sull’interpretazione delle norme da 3 a 5 dell’accordo quadro sul lavoro a tempo determinato del 18 marzo 1999 che compare in allegato alla direttiva 1999/70/CE del Consiglio.

Il rinvio formulato dal giudice spagnolo prende origine dalla vicenda della Sig.ra María Elena Pérez López, assunta alle dipendenze dell’ospedale universitario di Madrid in qualità di infermiera con contratto a tempo determinato con inquadramento statutario occasionale per il periodo tra il 5 febbraio e il 31 luglio 2009. Il rapporto di lavoro della Sig.ra Pérez López veniva rinnovato alla scadenza per successive sette volte. Ciascun rinnovo era sempre motivato dalla “realizzazione di specifici servizi di natura temporanea, congiunturale o straordinaria”, così come richiesto dalle disposizioni dell’articolo 9 par. 3 dello statuto quadro (Ley 55/2003 del Estatuto Marco del personal estatutario de los servicios de salud).

A seguito dell’ordinanza del 28 gennaio 2013 emessa dalla Consejería de Economia y Hacienda de la Comunidad de Madrid (Ministero regionale dell’Economia e delle Finanze di Madrid, Spagna,) che disponeva misure di contrazione alla spesa pubblica, anche il rapporto di lavoro della Sig.ra Pérez López alle dipendenze dell’ospedale universitario di Madrid cessava definitivamente.

Per tale ragione, la Sig.ra Pérez López presentava ricorso giurisdizionale all’autorità giudiziaria spagnola competente, sostenendo che i successivi rinnovi contrattuali operati dall’azienda ospedaliera non avevano lo scopo di rispondere ad un bisogno congiunturale e straordinario dei servizi sanitari, bensì corrispondevano ad una attività permanente. Per tale ragione, considerando tali contratti conclusi in frode alla legge, richiedeva la riqualificazione del proprio rapporto di lavoro.

Lo Juzgado de lo Contencioso Administrativo n. 4 di Madrid, investito della controversia, decideva di sospendere il procedimento in corso e di sottoporre alla Corte UE varie questioni pregiudiziali, tra le quali quella concernente la conformità dell’art. 9 par. 3 della Ley 55/2003 all’accordo quadro del 1999 in quanto non stabilisce la durata massima totale delle nomine successive come personale con inquadramento statutario occasionale, lascia alla discrezionalità dell’amministrazione la decisione di procedere alla creazione di posti strutturali quando vengano effettuate più di due nomine per la prestazione dei medesimi servizi, per un periodo complessivo pari o superiore a dodici mesi nell’arco di due anni, permette di realizzare nomine di personale con inquadramento statutario occasionale senza richiedere che nelle stesse figuri la specifica causa oggettiva di natura temporanea, congiunturale o straordinaria che le giustifichi.

Nella sua pronuncia per rinvio pregiudiziale la Corte ha stabilito che il diritto dell’Unione non consente alla legislazione nazionale di prevedere rinnovi di contratti a tempo determinato laddove non vi siano reali esigenze provvisorie e straordinarie. Con l’accordo quadro summenzionato, infatti, l’Unione Europea ha chiesto che la legislazione degli Stati Membri, al fine di porre un argine all’abuso di contratti a tempo determinato, rispetti almeno uno dei seguenti criteri: le ragioni obiettive mediante le quali il rinnovo dei contratti a tempo determinato può essere giustificato, la durata massima complessiva per la quale tali contratti possono essere successivamente conclusi e il numero di rinnovi possibili di tali contratti.

Atteso che la normativa spagnola non prevede né la durata massima complessiva per la quale i contratti possono essere conclusi o il numero di rinnovi possibili, la Corte si concentra sul rispetto delle ragioni obiettive concernenti le circostanze obiettive atte a giustificare le successive proroghe del contratto a tempo determinato. Se da un lato, la Corte UE riconosce che la sostituzione temporanea dei lavoratori per giustificare esigenze provvisorie può rappresentare una ragione oggettiva, dall’altro lato, analizzando il caso di specie, conclude che il contratto a termine non si può utilizzare per la svolgere le normali attività del servizio ospedaliero, quali quelle svolte dalla ricorrente.

La Corte UE ha sostenuto che le successive stipule dei contratti a tempo determinato di cui la Sig.ra Pérez López è stata oggetto non sono state giustificate da mere esigenze provvisorie del datore di lavoro e che tale situazione è molto comune, come ha anche rilevato il giudice del rinvio. Infatti, la normativa spagnola non impedisce all’amministrazione di far ricoprire ruoli pubblici con personale a termine, senza alcun limite di durata o di rinnovi, contribuendo quindi al mantenimento di una condizione di precarietà dei propri dipendenti. Più nello specifico, permettendo il rinnovo dei contratti a tempo determinato, ma per far fronte a mere esigenze permanenti, la legislazione nazionale spagnola è contraria alle norme dell’accordo quadro così come interpretate dalla Corte.

Più nello specifico, la Corte ha concluso ritenendo che la clausola 5, punto 1, lettera a), dell’accordo quadro sul lavoro a tempo determinato, debba essere interpretata nel senso che essa impedisce ad una normativa nazionale di permettere il rinnovo dei contratti di lavoro a tempo determinato successivi, nel settore pubblico sanitario, non giustificati da esigenze di natura temporanea, congiunturale o straordinaria, laddove tali esigenze sono in realtà permanenti e durature e di non disporre posti di lavoro strutturali che mettano fine alla situazione di precarietà dei lavoratori con inquadramento statutario occasionale.

 

 

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