UNIONE EUROPEA: lo Stato membro di origine ha la competenza esclusiva a revocare l’autorizzazione concessa a una società assicurativa

In Internazionale
Corte Giustizia UE, Est. Malenovsky sentenza del 27/04/2017  [Leggi provvedimento]
Redatto dal Dott. Gabriele Marasco

In materia di diritto dell’Unione Europea, lo Stato membro di origine ha la competenza esclusiva a revocare l’autorizzazione concessa a una società assicurativa, mentre lo Stato membro della prestazione di servizi, in caso di urgenza, per tutelare gli assicurati, può solamente adottare provvedimenti conservativi.

La CGUE, con una recentissima sentenza del 27 aprile 2017, si è pronunciata sulla interpretazione della direttiva 92/49/CEE e in particolare del suo articolo 40, paragrafo 6, essendo stata investita a tal fine dal Consiglio di Stato, che, nell’ambito di una controversia tra l’IVASS e una società di assicurazioni rumena, ha deciso di sospendere il processo davanti a sé in attesa della pronuncia della Corte.

  • Il fatto

A seguito di informazioni comunicate dalla Autorità di controllo finanziario rumena (d’ora in avanti ASF) all’IVASS, questa è venuta a conoscenza del fatto che la società assicurativa in questione incassava premi provenienti per il 75% dall’Italia e per il 25% dalla Romania, e che l’azionista di riferimento della società, nonché presidente e direttore generale della stessa, era un cittadino italiano. L’IVASS ha constatato che la reputazione di tale azionista era compromessa a causa di diverse condanne, tanto in sede penale quanto amministrativa.

L’IVASS ha trasmesso le informazioni in suo possesso alla ASF, chiedendole di adottare ogni provvedimento idoneo a tutelare gli assicurati e in particolare richiedendo la revoca dell’autorizzazione rilasciata alla società assicurativa. La ASF, tuttavia, pur offrendo la propria collaborazione, ha fatto presente di non poter revocare l’autorizzazione in quanto i criteri previsti dalle linee guida per la valutazione prudenziale di acquisizioni e incrementi di partecipazioni negli istituti finanziari, richiesta dalla direttiva 2007/44/CE, non erano stati recepiti nell’ordinamento rumeno. L’IVASS, di conseguenza, ha vietato alla società in questione di stipulare nuovi contratti di assicurazione sul territorio italiano.

La società assicurativa ha proposto ricorso avverso la decisione dell’IVASS instaurando un processo davanti al TAR Lazio, e, successivamente alla sentenza di rigetto del tribunale, ha proposto appello davanti al Consiglio di Stato, giudice che ha sospeso il procedimento e ha sottoposto alla CGUE la seguente questione pregiudiziale: se, ai sensi dell’articolo 40, paragrafo 6, uno Stato membro possa, in casi di urgenza, emettere, nei confronti di un’impresa di assicurazione diretta diversa dall’assicurazione sulla vita che opera sul territorio di tale Stato membro in regime di libera prestazione di servizi, a tutela degli interessi degli assicurati e degli altri possibili beneficiari, provvedimenti, come il divieto di stipulare nuovi contratti su tale territorio, fondati sulla inosservanza, originaria o meno, di un requisito soggettivo previsto per il rilascio dell’autorizzazione necessaria all’esercizio dell’attività assicurativa, quale il requisito relativo alla reputazione.

La CGUE rileva come l’articolo 40 preveda una competenza esclusiva dello Stato membro di origine a pronunciarsi sul rispetto delle condizioni di autorizzazione. Pertanto la direttiva 92/49/CEE e il suo articolo 40, paragrafo 6, devono essere interpretati nel senso di escludere che lo Stato membro della prestazione di servizi interessato possa, in una situazione di urgenza, valutare l’esistenza di un pericolo imminente per gli interessi degli assicurati e adottare immediatamente misure per porvi rimedio, senza essere tenuto a rimettere alle autorità dello Stato membro di origine il compito di intraprendere le azioni appropriate a tal fine.

Per contro, tale direttiva non osta a che tale Stato membro, nell’esercizio delle prerogative che in caso di urgenza gli sono riconosciute, stabilisca se alcune insufficienze o dubbi relativi all’onorabilità dei dirigenti dell’impresa assicurativa interessata indichino un pericolo reale imminente che si verifichino irregolarità a danno degli interessi degli assicurati o degli altri possibili beneficiari, e, in tal caso, adotti immediatamente misure appropriate, come, eventualmente, il divieto di stipulare nuovi contratti sul suo territorio.

Tuttavia, dal momento che la stessa direttiva fa prevalere il principio del controllo delle imprese assicurative da parte dello Stato membro di origine, le misure che lo Stato membro della prestazione di servizi può adottare, in caso di urgenza, possono essere soltanto conservative.

Esse sono applicate, di conseguenza, solo nell’attesa di una decisione delle autorità competenti dello Stato membro di origine, che tragga le conseguenze, rispetto alle condizioni di rilascio dell’autorizzazione, dagli elementi di fatto rilevati dallo Stato membro della prestazione di servizi.

  • Considerazioni 

La controversia si basa su un presunto difetto di competenza dell’autorità italiana ad emettere un provvedimento che l’IVASS si è invece trovata obbligata ad assumere, a seguito della acclarata impossibilità per l’ASF di revocare l’autorizzazione alla società assicurativa per violazione dei criteri previsti dalle linee guida per la valutazione prudenziale di acquisizioni e incrementi di partecipazioni negli istituti finanziari, richiesta dalla direttiva 2007/44/CE, in quanto la Romania non ha recepito il contenuto della direttiva.

È dunque legittimo chiedersi se la direttiva, che come noto è sprovvista della cd efficacia self executing, sia lo strumento più idoneo a regolare in via unitaria un aspetto rilevante come il rilascio/revoca delle autorizzazioni in un mercato così delicato e così esposto al rischio di condotte illecite come quello assicurativo. Con quale grado di certezza si può escludere che soggetti intenzionati ad aggirare o eludere la normativa europea beneficino della minore rigidità degli ordinamenti di alcuni Stati membri per iniziare l’attività imprenditoriale che sarà poi effettivamente esercitata, in tutto o in parte, in altri Stati membri che invece si sono adattati alle direttive europee?

La soluzione più evidente per ovviare a questa possibilità consiste nell’utilizzo dello strumento erga omnes per eccellenza: il regolamento.

Tuttavia, per chi scrive, al fine di raggiungere la massima omogeneità di trattamento possibile, non sarebbe da scartare nemmeno l’ipotesi della creazione di un organismo di diritto europeo e quindi sovranazionale, che sia l’unica autorità competente per il rilascio e la revoca delle autorizzazioni alle società assicurative, così come per l’applicazione delle sanzioni o delle eventuali misure cautelari.

 

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