INTERMEDIARIO FINANZIARIO: nelle operazioni a rischio ha l’obbligo di informare il cliente

In Diritto Civile
Tribunale di Pavia, Got Dott.ssa Cristina Clerici, sentenza n. 41 del 16/03/2017 [Leggi provvedimento]
Redatto dalla Dott.ssa Sabrina Mazzocca

Qualora il cliente non rilasci le informazioni di profilazione, la banca – prima di procedere a qualsiasi operazione – ha l’obbligo di informarlo dell’inadeguatezza dell’operazione avente ad oggetto titoli ad alto rischio.

Tuttavia, nel caso in cui il cliente voglia ugualmente darvi corso, è necessario che questi impartisca un ordine per iscritto in cui manifesti di voler superare le avvertenze ricevute.

Il Tribunale di Pavia si pronuncia a seguito di una domanda proposta da un investitore, il quale lamenta di aver subito ingenti perdite economiche come conseguenza del mancato assolvimento degli obblighi di diligenza, correttezza, trasparenza e di informazione gravanti sulla banca ex art. 21 d.lgs. n. 58/1998.

Difatti, è importante evidenziare che la banca – e in generale qualsiasi intermediario finanziario – è chiamata a svolgere una funzione essenzialmente informativa nel momento in cui fa entrare in contatto l’emittente dei titoli con i risparmiatori.

Gli obblighi di correttezza e informazione, perciò, devono essere necessariamente osservati – seppur con modalità differenti – sia nella fase anteriore alla conclusione del contratto sia nella fase attuativa, in modo tale da colmare, almeno idealmente, il deficit di informazione del soggetto investitore.

Ove le informazioni non siano state fornite o acquisite (come nel caso in esame, in cui manca il documento di profilazione) non si ritiene possibile far gravare sull’investitore inconsapevole un rischio totalmente ignoto, in aperto contrasto con la ratio ispiratrice del T.U.F..

Nè tali obblighi possono ritenersi assolti qualora i documenti prodotti in giudizio riportino le dizioni “obiettivi d’investimento non rilasciati”, “titolo a rischio” o “attenzione ordine al meglio”, poiché non offrono alcun informazione concreta sulla natura e sul grado di rischio dell’operazione.

Parimenti, non è possibile ritenere che l’acquisto in epoca precedente di titoli connotati dal medesimo tasso di rischio sia una circostanza che permetterebbe di superare l’assenza della scheda di profilazione.

Tale risultato è ipotizzabile solo nel caso in cui, pur in assenza di profilazione, la banca abbia offerto all’investitore un quadro completo dell’investimento e questi abbia manifestato per iscritto la volontà di procedere ugualmente nell’operazione.

Tali ragione inducono il Tribunale ad accogliere la domanda attorea, condannando la banca convenuta al risarcimento dei danni come conseguenza della violazione dell’art. 21 d.lgs. 58/1998.

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