INTERMEDIARI FINANZIARI: obblighi di informazione e testimonianza

In Diritto Civile
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Cassazione Civile, Sez. I, 24 aprile 2018, n. 10112 [Leggi l’ordinanza]
Redatto dalla dott.ssa Maria Marano

La Corte di Cassazione con la recente pronuncia del 24 aprile 2018 n. 10112 si  è espressa nuovamente in merito agli obblighi d’informativa  in capo agli intermediari finanziari specificandone l’insussistenza post-contrattuale e affermando la piena capacità di testimoniare del dipendente che effettua l’operazione finanziaria   impugnata dall’investitore.  

Le ultimissime pronunce della Corte hanno evidenziato e specificato che  vi sia l’obbligo per l’intermediario finanziario di fornire  informazioni idonee “su misura” circa la rischiosità delle singole operazioni. Nella prestazione di servizi di investimento, la norma dell’art. 21 TUF impone all’intermediario di fornire all’investitore un’informazione adeguata in concreto, tale cioè da soddisfare le specifiche esigenze del singolo rapporto, avuto riguardo alle caratteristiche personali e alla situazione finanziaria del cliente.

Al fine di assolvere tale obbligo in relazione alla singola operazione di investimento, l’intermediario deve fornire indicazioni idonee a descriverne la natura (la quantità e la qualità dei prodotti in questione), ed a rappresentarne la specifica rischiosità (Cassazione civile, sez. I 28 febbraio 2018). Tali obblighi d’informativa, come specifica l’art. 21 TUF, consentono all’investitore di effettuare investimenti pienamente consapevoli e, tranne per il caso del contratto di gestione e di consulenza, vanno adempiuti in vista dell’investimento e si esauriscono con esso.

Nel caso di specie la Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso proposto da due investitori della Banca Agricola Mantovana S.p.A;  poi Banca Monte dei Paschi di Siena, avverso la sentenza emessa dalla Corte d’appello di Brescia che confermava quanto stabilito dal giudice di prime cure, il quale   aveva respinto la domanda spiegata dai  ricorrenti  avente ad oggetto la dichiarazione di nullità, annullamento o risoluzione delle operazioni di investimento da questi poste in essere nell’ambito di un contratto quadro stipulato con l’intermediario finanziario per la negoziazione di strumenti finanziari.

La Corte rigettando il ricorso ha statuito che l’intermediario destinatario di un incarico per negoziare strumenti finanziari non ha l’obbligo, dopo la conclusione del contratto (nella fase esecutiva), di tenere informato l’investitore sulla eventuale variazione dei profili di rischio.

L’art. 21 del decreto legislativo 24 febbraio 1998 n. 58 stabilisce che: “Nella prestazione dei servizi e delle attività di investimento e accessori i soggetti abilitati devono: b) acquisire le informazioni necessarie dai clienti e operare in modo che essi siano sempre adeguatamente informati”.

Dal tenore di tale norma non si può desumere sic et simpliciter la sussistenza di un obbligo d’ informativa post-contrattuale in capo all’intermediario. Un simile obbligo, infatti, sussiste soltanto nel caso di contratti di gestione e di consulenza in materia di investimenti, “trovando giustificazione nel fatto stesso dell’affidamento da parte del cliente all’intermediario del governo del proprio patrimonio mobiliare”, alla stregua dell’articolo 28 del Regolamento Consob n. 11522 del 1998, il quale fissava l’obbligo di dare pronta notizia per iscritto di perdite effettive o potenziali pari o superiori al 50% nel caso di investimento in strumenti finanziari derivati per finalità non di copertura, in ragione, della particolare rischiosità dell’investimento in derivati.

Il successivo regolamento Consob n. 16190 del 29 ottobre 2007 ha confermato tale impostazione, devolvendo all’indicazione delle parti la fissazione della soglia delle perdite.

La Corte di Cassazione con le precedenti pronunce del  3 luglio 2007 n. 16318  e del 22 febbraio 2017 n. 4602 aveva  escluso che l’intermediario nella compravendita di valori mobiliari,  fosse assoggettato ad un obbligo di informazione relativo all’aggravamento del rischio dell’investimento che era stato già effettuato.

Con la pronuncia in esame i Giudici di legittimità hanno specificato che in tema di intermediazione finanziaria la prova dell’assolvimento degli obblighi informativi dell’intermediario può essere data anche mediante deposizione testimoniale del funzionario della banca come sancito anche  dalla sent. di Cassazione del 9 agosto 2017 n. 1975.

La Corte ha affermato che “non importa incapacità a testimoniare (art. 246 c.p.c.)  per i dipendenti di una banca  la circostanza che questa, evocata in giudizio da un cliente, potrebbe convenirli in garanzia nello stesso giudizio per essere responsabili dell’operazione che ha dato origine alla controversia”.

Le due cause hanno ad oggetto due rapporti diversi ed indipendenti, anche se proposte nello stesso giudizio. L’ordinanza in esame afferma il principio secondo cui il dipendente della banca che ha dato corso all’operazione impugnata dall’investitore ha un interesse riflesso e di mero fatto all’esito della causa e non può pertanto essere ritenuto incapace a testimoniare.

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