Inammissibilità del regolamento di competenza d’ufficio

In Diritto Civile
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Cass. SS.UU. n. 1202/2018 [Leggi il provvedimento]
Redatto dal dott. Gianluca Comparone

E’ inammissibile il regolamento di competenza d’ufficio nel caso in cui il secondo giudice, adito a seguito della riassunzione, neghi di essere competente per materia e ritenga che la competenza sulla causa sia regolata solo ratione valoris, giacché in tale occorrenza l’eventuale decisione di accoglimento del regolamento da parte della Corte di cassazione, in quanto necessariamente contenente – ex art. 49 c.p.c., comma 2, – anche l’individuazione del giudice competente per valore, non essendovi alcun giudice competente per materia, sostanzialmente produrrebbe il medesimo effetto d’un regolamento di competenza d’ufficio ratione valoris, che invece l’art. 45 c.p.c., non accorda per insindacabile scelta di merito legislativo.

Nella sentenza in commento, le Sezioni Unite hanno affrontato la questione relativa al regolamento di competenza d’ufficio rimesso alla Suprema Corte di Cassazione da parte del secondo giudice ritenuto competente per materia.

La vicenda trae origine da un giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo, richiesto per il pagamento di canoni enfiteutici. Il Giudice di Pace di Cefalù, innanzi al quale veniva instaurato giudizio di opposizione, rilevava la propria incompetenza, rimettendo le parti dinanzi alla sezione specializzata agraria del Tribunale di Termini Imerese. Il giudizio veniva riassunto dall’opponente innanzi al suddetto giudice, il quale richiedeva regolamento di competenza d’ufficio richiamando la giurisprudenza della Suprema Corte di Cassazione, che individuava l’estraneità alla materia agraria – e dunque l’incompetenza della sezione specializzata – in relazione al pagamento dei canoni enfiteutici, assoggettati alla competenza per valore.

La Sesta Sezione civile, investita della questione, ha ritenuto non condivisibile l’orientamento giurisprudenziale secondo cui sarebbe inammissibile il regolamento di competenza d’ufficio ex art. 45 c.p.c. quando il secondo giudice – indicato essere competente per materia dal primo – sostenga di non avere competenza per materia, ritenendo che la decisione spetti ad altro giudice per valore.

Nella sentenza in esame, le SS.UU. non si discostano dall’orientamento consolidato che ritiene estranea alla materia agraria la competenza in tema di enfiteusi. Tuttavia, espongono un excursus  in relazione alle precedenti pronunce sul tema del regolamento di competenza d’ufficio, rilevando come questo sia stato ritenuto ammissibile solo nell’ipotesi in cui il giudice ad quem non solo si ritenga incompetente per materia, ma ove ritenga competente il giudice a quo ovvero un terzo giudice. Inoltre, ai sensi dell’art. 45 c.p.c., lo strumento del regolamento di competenza è applicabile esclusivamente per questioni relative alla competenza per materia o per territorio inderogabile e non già in riferimento al valore.

Tale interpretazione, rileva il Supremo Consesso, è aderente ad un cristallizzato orientamento  giurisprudenziale, i cui precedenti risalgono alla remota pronuncia della Corte di Cassazione n. 45/1962.

Nell’esaminare i precedenti, le Sezioni Unite richiamano Cass. 728/1996, la quale ritenne che “se il giudice adito in riassunzione si dichiara, per contro, incompetente per valore, e ciò dopo aver disconosciuto, ex professo, la sua competenza per materia, l’esclusione della competenza per materia consegue non già alla ravvisata competenza di un altro giudice sotto tale profilo, ma deriva piuttosto dal fatto che il giudice ha negato la stessa possibilità di utilizzare il criterio della materia ai fini della ripartizione della competenza; non gli è concesso allora di sollevare il conflitto, atteso che per effetto della sentenza emessa dal primo giudice la sua competenza ratione valoris a conoscere della lite è ormai radicata e non più suscettibile di contestazione”.

Il principio sopra richiamato è stato ripercorso anche da Cass. 19792/2008.; in tale sentenza è stato affermato che  “quando il secondo giudice esclude che la causa che è stata riassunta davanti a lui rientri nella propria competenza, può chiedere il regolamento se ritiene che la causa rientri nella competenza per materia del primo giudice”, tuttavia, il giudice ad quem non può richiedere regolamento di competenza in base al valore, “perchè con la riassunzione della causa davanti al giudice dichiarato competente ogni questione sulla competenza per valore è oramai preclusa”.

Il medesimo principio è stato altresì individuato nella sentenza SS.UU. n. 21582/2011, la quale ha rinvenuto l’identico effetto preclusivo in precedenza rilevato.

Pur se nella sentenza in esame le Sezioni Unite non si discostano dai precedenti giurisprudenziali, è evidente come emerga una critica all’impostazione giuridica riscontrabile dall’esame dei succitati precedenti. Nello specifico, le Sezioni Unite hanno evidenziato criticità ed aporie, sottolineando le argomentazioni contrarie – e fatte proprie dalla Sezione Sesta nell’ordinanza di remissione – che, in tale sede, meritano menzione.

In particolare le SS.UU. hanno contestato quanto sostenuto nella sentenza Cass. n. 19792/2008 in relazione alla impossibilità da parte del giudice ad quem di affermare la propria incompetenza per valore. Le SS.UU., infatti, evidenziano come non sia il giudice ad quem a rilevare implicitamente la propria incompetenza per valore, benché oltre il termine preclusivo di cui all’art. 183 c.p.c., ma il giudice a quo ad aver ritenuto sussistente la propria competenza ratione valoris.

In caso di regolamento di competenza sollevato dal giudice ad quem, dunque, questi non fa altro che limitarsi a negare la propria competenza per materia, nulla rilevando circa la competenza per valore. Pertanto, nell’ipotesi in cui la competenza per materia del secondo giudice venisse esclusa, a seguito di regolamento di competenza, si verificherebbe una competenza ratione valoris in capo al giudice a quo. Anche in tal caso, infatti, l’incompetenza per valore sarebbe processualmente preclusa e spetterebbe al primo giudice la decisione sulla domanda giudiziale.

Inoltre, nella sentenza in commento, le Sezioni Unite hanno rilevato anche criticità letterali. Nello specifico si è affermato che l’art. 45 c.p.c. si limita a stabilire che il giudice ad quem può richiedere il regolamento di competenza d’ufficio “se ritiene di essere a sua volta incompetente”. In tal caso, infatti, la norma processuale non fa riferimento ad un obbligo del secondo giudice di indicare un diverso criterio di competenza, né di indicare se sia competente a conoscere sulla controversia il primo giudice o un terzo.

Una ulteriore perplessità all’orientamento maggioritario, inoltre, è stata avvertita nella individuazione del termine preclusivo di cui all’art. 38 c.p.c., il quale individua l’udienza di cui all’art. 183 c.p.c. come termine ultimo per la rilevazione d’ufficio del’incompetenza per materia, valore e territoriale inderogabile.

A ben vedere, infatti, se il giudice a quo rileva una incompetenza, questa si base esclusivamente su una tipologia, non potendosi attribuire una declinatoria di competenza per altre cause. In tal caso, la pronuncia ha l’effetto di rimettere le parti dinanzi ad un altro giudice, verso il quale opera la traslatio iudicii, ove risulterebbe trascorsa l’udienza ex art. 183 c.p.c. Appare logico, dunque, che il giudice ad quem potrebbe elevare conflitto negativo di competenza solo in relazione a quanto attribuitogli dal giudice a quo, con la conseguenza che al secondo giudice spetterebbe sempre una competenza per valore nell’ipotesi in cui la competenza non fosse regolata ratione materiae o per territorio inderogabile.

Sebbene siano evidenti alcune incongruenze logiche, opportunamente riportate nell’iter motivazionale della sentenza, le Sezioni Unite non si sono discostate dall’orientamento maggioritario, dichiarando inammissibile il regolamento d’ufficio proposto, ciò sul prevalente valore della lettera della norma ed in particolare dell’art. 45 c.p.c., il quale non consente il conflitto di competenza ove si controverta della competenza ratione valoris o territoriale derogabile, essendo tale precisazione una esplicita scelta normativa. 

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