Impugnativa della sentenza di fallimento e decorrenza della norma transitoria della riforma fallimentare

In Fallimentare
Cassazione civile, sezione sesta, ordinanza n.16270 del 03/08/2016 [Leggi provvedimento]
Redatto dalla Dott.ssa Sabrina Mazzocca

Linammissibilità dellopposizione avverso la sentenza dichiarativa di fallimento pronunciata dopo lentrata in vigore del d.lgs. n. 5 del 2006, benché su un ricorso proposto anteriormente, costituisce un ragionevole effetto della disciplina transitoria di cui allart. 150 di quel decreto, sicché, pur impedendo definitivamente lesame del merito delle contestazioni sollevate dal fallito, non implica alcuna lesione del suo diritto di difesa, né di quello di accesso al giudice ex artt. 6 e 13 della CEDU, atteso che la menzionata riforma della disciplina delle procedure concorsuali non ha introdotto alcuna limitazione alla facoltà di impugnare una tale sentenza, ma ha solo sostituito il rimedio dellopposizione da proporsi innanzi al medesimo giudice che lha pronunciata con quello dellappello al giudice di secondo grado, incidendo esclusivamente sulle modalità di esercizio di quei diritti, non anche sul loro contenuto.

La Cassazione si è pronunciata sul ricorso, proposto dal socio di una società dichiarata fallita, con cui il ricorrente lamenta la lesione del diritto di difesa ex artt. 6 e 13 CEDU in quanto, a seguito dell’entrata in vigore del d.lgs. n. 5/2006, sarebbe stato privato della possibilità di opporsi alla sentenza dichiarativa di fallimento (ex art. 18 l.fall come sostituito dall’art. 16 del decreto), nonostante il ricorso fosse stato presentato in epoca anteriore.

La Corte rigetta il ricorso, ritenendolo infondato, in quanto la modifica dell’art. 18 l. fall. non è idonea a compromettere il diritto di difesa del ricorrente, dal momento che non è stata introdotta alcuna limitazione alla facoltà di impugnare.
Semplicemente, il rimedio dell’opposizione avverso la sentenza dichiarativa del fallimento innanzi al Tribunale che l’ha pronunciata è stato sostituito con quello dell’appello al giudice di secondo grado territorialmente competente.

Per effetto della disciplina transitoria di cui all’art. 150 del decreto in esame, infatti, è previsto che “i ricorsi per dichiarazione di fallimento e le domande di concordato fallimentare depositate prima dellentrata in vigore del presente decreto, nonché le procedure di fallimento e di concordato fallimentari pendenti alla stessa data, sono definiti secondo la legge anteriore”.
La sentenza dichiarativa del fallimento, tuttavia, è stata depositata in cancelleria in epoca successiva all’entrata in vigore del decreto, di conseguenza è da ricollegarsi a tale data il momento in cui la sentenza viene ad esistenza, non alla data in cui la decisione è stata deliberata in camera di consiglio.

Per di più, non è ravvisabile alcuna lesione del diritto di difesa, posto che anche la giurisprudenza sovranazionale, preso atto della scarsità del bene giustizia – inteso quale servizio a favore dei cittadini – riconosce agli Stati la facoltà di porre restrizioni all’accesso alla tutela giudiziaria, purché non atte a compromettere il diritto stesso.

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