Il Contratto internazionale

In Contratti, Internazionale

Il contratto commerciale internazionale

Nel mondo globalizzato in cui viviamo, sono sempre più diffusi i rapporti di vendita internazionale, compravendita, leasing, franchising, factoring, distribuzione esclusiva, di licenza di brevetto e di know-how con società estere e/o con società italiane che intendono esportare al di fuori del “Bel Paese”.

Per questo motivo, è fondamentale avere coscienza, almeno in termini generali, di cosa sia un contratto internazionale e di quali siano i punti di maggiore attenzione.

Quale tipo di contratto utilizzare.

Le tipologie contrattuali internazionali non sono molto diverse da quelle indicate nell’ambito delle legislazioni nazionali. Il problema sorge nel cercare di individuare quale sia la legge applicabile idonea al contratto.

Nei casi più semplici, i contraenti regolano la legge applicabile e il foro competente per dirimere le controversie internazionali già nelle clausole del contratto. Solitamente, le parti decidono già al momento della negoziazione e sottoscrizione , la legge cui sottoporre l’applicazione ed interpretazione del contratto.

Si può, ad esempio, scegliere di sottoporre il contratto alla legge di uno dei due contraenti o, in alternativa, si può scegliere una legge di un paese terzo o, infine, le norme e regolamentazioni proprie del diritto internazionale.

Difatti, da diversi anni gli Stati nazionali e l’UE si muovono per uniformare le norme del diritto commerciale internazionale attraverso Convenzioni e Trattati Internazionali, di ampio ambito di applicazione e riconosciuti globalmente. Tra le Raccolte normative private di maggiore rilievo, si configurano quelle elaborate dall’ICC, dall’UNIDROIT, dall’INCOTERMS

Ok. Ma che lingua bisogna utilizzare?

Individuato il modello del contratto internazionale e lo scopo per il quale le parti lo stipulano, bisogna individuare la lingua ufficiale dal significato giuridicamente rilevante con la quale scrivere gli obblighi e le clausole contrattuali in modo da renderle uniformi, univoche e comprensibili.

Generalmente si sceglie l’inglese per due motivi:

  • E’ una lingua universale e mette le parti sullo stesso piano;
  • La disciplina giuridica inglese è improntata al principio della parol evidence rule, un principio che si ritrova anche nella disciplina giuridica che si ispira alla regola latina in claris non fit interpretatio.

In pratica, il giudice non può interpretare il contratto nel caso in cui emerga chiaramente la volontà delle parti.

E se si “litiga”, chi sarà il giudice competente?

Dal momento che i contratti internazionali sono sottoposti a regole e norme non perfettamente definite e/o a quelle di più ordinamenti giuridici, ne consegue che è altrettanto difficile dirimere eventuali conflitti sorti per inadempienza di una delle parti. Tuttavia, i contraenti hanno la possibilità di scegliere a priori sia la Legge nazionale da applicare, sia il Foro competente per giudicare le eventuali inadempienze contrattuali, ovvero scegliere di affidarsi all’Arbitrato Internazionale (leggi anche Arbitrato Internazionale).

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