Guida Pratica: ADR e mediazione civile

In Guida Pratica, Mediazione
Redatto dalla dott.ssa Ilaria Falzone

All’interno di un contesto di matrice Europea volto ad incentivare le c.d. ADR “Alternative Dispute Resolution” quali strumenti deflattivi del contenzioso, il legislatore italiano con il D.Lgs n. 28/2010 introduce nel nostro ordinamento la mediazione civile.

Sino all’entrata in vigore del D.Lgs di cui sopra, definire il concetto di mediazione era un’impresa tutt’altro che semplice. Il termine “mediazione” esisteva ma con un’accezione diversa da quella in esame e per identificare lo strumento giuridico in questione veniva utilizzata la parola conciliazione.

Il concetto di mediazione ex D.Lgs 28/2010, contiene in sé l’idea dello “stare nel mezzo” da parte del mediatore, il quale colloca la sua figura tra i soggetti confliggenti al fine di creare le condizioni idonee al raggiungimento di un accordo definitivo atto a  scongiurare la possibilità che la lite venga affrontata in Tribunale.

CHI E’ IL MEDIATORE:

Si tratta di un professionista dotato dei requisiti di onorabilità, competenza, terzietà ed imparzialità che, individualmente o collegialmente assiste due o più soggetti nella ricerca non solo di un accordo amichevole per la composizione di una controversia, ma anche nell’elaborazione di una proposta concreta volta alla risoluzione della stessa.

COME FUNZIONA:

La procedura si avvia tramite il deposito di un’istanza di mediazione.

Successivamente alla nomina del mediatore, la procedura si articola in vari incontri a seconda delle esigenze delle parti.

Durante il primo incontro, che di solito si svolge non oltre i 30 giorni dal deposito dell’istanza, il mediatore chiarisce ai soggetti coinvolti la funzione e le modalità di svolgimento della mediazione.

Sempre nel medesimo incontro il mediatore e le parti, obbligatoriamente assistite da un legale, nel caso in cui la mediazione sia condizione di procedibilità della domanda, verificano l’effettiva sussistenza delle condizioni per concludere positivamente il tentativo di conciliazione. Se le parti al primo incontro ritengono che ci siano le condizioni per addivenire ad una composizione bonaria della controversia, la mediazione prosegue immediatamente. In caso contrario, la prosecuzione è rinviata ad un successivo incontro.

In questa fase il mediatore incentiva le parti a definire i termini dell’accordo, le invoglia al dialogo, facilita l’ascolto e la comunicazione reciproca. In tal modo si riesce a chiarire quali sono gli obiettivi che le parti si sono proposti di raggiungere e quali bisogni intendono soddisfare. Il mediatore inoltre, ha compito di facilitare la trattativa che può essere necessaria per definire un accordo soddisfacente per tutti.

Se a conclusione dell’intervento di mediazione le parti non riescono a trovare una soluzione comune, il mediatore deve dichiarare concluso il tentativo.

Ad ogni modo, se non viene raggiunto a conclusione dell’incontro di mediazione, un negoziato efficace e soddisfacente, il mediatore può suggerire alle parti la possibilità di ricorrere ad un’altra procedura di risoluzione della controversia o inviare loro una proposta scritta di composizione della lite. La mancata risposta nel termine di sette giorni equivale a rifiuto ed il mediatore forma processo verbale che attesta il fallimento del tentativo.

Contrariamente se le parti raggiungono un accordo, il mediatore redige processo verbale, immediatamente esecutivo, al quale è allegato il testo dell’accordo redatto dalle parti con l’assistenza dei rispettivi avvocati.

MATERIE IN CUI LA MEDIAZIONE È OBBLIGATORIA:

  • diritti reali (proprietà, usufrutto, usucapione, compravendite immobiliari ecc.);
  • divisione e successioni ereditarie;
  • patti di famiglia;
  • locazione e comodato;
  • affitto di aziende;
  • risarcimento danni da responsabilità medica e sanitaria;
  • diffamazione con il mezzo della stampa o con altro mezzo di pubblicità;
  • contratti assicurativi, bancari e finanziari; mediazione civile condominio.

Secondo quanto imposto dal Legislatore, per le materie sopra elencate, quando la mediazione è demandata da un giudice e quando viene inserito all’interno di particolari clausole contrattuali o statutarie ( c.d. clausole compromissorie)  esperire il tentativo di mediazione viene considerato condizione di procedibilità ( ovvero deve essere obbligatoriamente tentata prima di andare in giudizio).

 

GLI ORGANISMI DI MEDIAZIONE E IL RUOLO DELLA CAM ( CAMERA ARBITRALE DI MILANO)

Gli enti abilitati a svolgere il procedimento di mediazione possono essere sia di natura pubblica che privati e devono essere iscritti nell’apposito registro degli organismi di mediazione tenuto dal Ministero della Giustizia.

All’interno di questo contesto di inserisce la Camera Arbitrale di Milano azienda speciale della Camera di Commercio di Milano che si occupa della risoluzione delle controversie commerciali e che da anni promuove la cultura della giustizia alternativa.

Operativa dal 1986, la CAM, inizia la propria attività offrendo servizi di arbitrato, oggi mette a disposizione anche un’ampia gamma di servizi di mediazione, ivi inclusi quelli rivolti alla gestione di conflitti transnazionali, consumeristici e derivanti da controversie sorte on-line. Tra queste attività la più importante e diffusa è certamente quella relativa alla mediazione civile e commerciale ex D.lgs 28/2010.

Da un’analisi statistica – verificabile facilmente sul sito https://www.camera-arbitrale.it/it/index.php e di cui si riporta un estratto qui di seguito-  svolta su una base di 780 procedimenti di mediazione conclusi nel corso del 2016, la Camera Arbitrale di Milano ( CAM) una percentuale di Accordo del 21% ed un mancato accordo del 9%.

Per capire meglio come funziona il modello CAM ed il perché riporta un’alta percentuale di accordi conclusi nei procedimenti di mediazione gestiti dall’Ente, rivolgiamo alcune domande al Dott. Nicola Giudice responsabile del Servizio di Conciliazione della Camera Arbitrale di Milano.

  • In cosa consiste il modello di mediazione della Camera Arbitrale di Milano?

Nel mondo della mediazione esistono diverse scuole di pensiero, modelli e stili. L’originalità del nostro approccio consiste nel non privilegiarne ad ogni costo uno ma nel consentire al mediatore di operare in modo libero, pur rispettando alcuni principi che riteniamo essenziali e, particolarmente, che l’accordo, pur auspicabile, non debba essere un obiettivo da raggiungere ad ogni costo. Anzi, nella nostra esperienza, il valore aggiunto della mediazione risiede proprio nell’opera di avvicinamento delle parti, rispetto alla quale l’accordo è, in definitiva, solo una delle possibili conseguenze.

  • Quale deve essere l’approccio che il Mediatore deve utilizzare nei confronti delle parti?

In primo luogo, ovviamente, spogliarsi di ogni valutazione e giudizio nei confronti delle parti. Conseguentemente, essere d’aiuto alle parti promuovendone l’ascolto reciproco e la comunicazione. Un altro aspetto importante è quello di saper gestire le emozioni delle presenti, forse una delle cose più complicate da fare. Infine, il mediatore deve essere ovviamente attento all’aspetto negoziale, visto che la situazione controversa può giungere ad una sua conclusione grazie ad una trattativa che sia soddisfacente per tutti.

  • Perché scegliere di rivolgersi al Servizio di Conciliazione della Camera Arbitrale di Milano?

La cosa davvero importante è che si decida di rivolgersi ad organismi di mediazione che abbiano standard di qualità alti. Con questo intendo che i mediatori siano adeguatamente formati, che ci sia trasparenza nella loro individuazione e che la loro condotta non vada oltre quelli che sono i confini specificamente previsti per tale attività: il mediatore non deve in alcun modo esercitare pressioni nei confronti delle parti per “spingerle” ad un accordo. È   un approccio che non condividiamo e che consideriamo estremamente dannoso.

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