GIUDICE AMMINISTRATIVO: limitazioni alla sindacabilità dell’attività tecnico-discrezionale della pubblica amministrazione

In Diritto amministrativo
Tribunale Amministrativo Regionale della Campania, sezione quarta, sentenza n. 704 del 02/02/2017 [Leggi provvedimento]
Redatto dal Dott. Marco Raimondi

Il Tribunale Amministrativo Regionale della Campania, sezione quarta, con la sentenza n. 704 del 02/02/2017, ha affermato che “il principio di separazione dei poteri impone di escludere la possibilità che il Giudice Amministrativo eserciti un sindacato, ad un tempo ‘intrinseco’ (cioè effettuato utilizzando le cognizioni tecniche necessarie) e ‘forte’ (ossia tale da consentire all’giudice di sostituire la propria valutazione tecnica a quella dell’amministrazione) sull’esercizio della discrezionalità tecnica della pubblica amministrazione; in tale ipotesi, infatti, al giudice sarebbe consentito di sovrapporre sempre e comunque la propria valutazione a quella operata dall’Amministrazione. All’opposto, un simile potere può essere riconosciuto al giudice amministrativo solo qualora nell’operato dell’Amministrazione vengano in rilievo indici sintomatici del non corretto esercizio del potere sotto il profilo del difetto di motivazione, di illogicità manifesta, della erroneità dei presupposti di fatto e di incoerenza della procedura valutativa e dei relativi esiti”.

La Corte del T.A.R. di Napoli continua precisando che “simili limitazioni alla sindacabilità dell’attività tecnico-discrezionale hanno trovato conferma nell’orientamento della Corte di Cassazione che, con riferimento a talune pronunce -peraltro minoritarie- del Giudice amministrativo che hanno ritenuto una più ampia sindacabilità delle valutazioni tecniche operate dall’Amministrazione, ha chiarito che il controllo del giudice amministrativo sulle valutazioni tecnico discrezionali deve essere svolto ‘ab estrinseco’, ed è diretto ad accertare il ricorrere di seri indici di simulazione, ma non è mai sostitutivo. Il sindacato sulla motivazione del rifiuto deve, pertanto, essere rigorosamente mantenuto sul piano della verifica della non pretestuosità della valutazione degli elementi di fatto e non può avvalersi di criteri che portano ad evidenziare la mera non condivisibilità della valutazione stessa. La Suprema Corte ha, altresì, precisato che la sostituzione da parte del giudice amministrativo della propria valutazione a quella riservata alla discrezionalità tecnica dell’amministrazione costituisce ipotesi di sconfinamento vietato della giurisdizione di legittimità nella sfera riservata alla p.a., quand’anche l’eccesso in questione sia compiuto da una pronuncia il cui contenuto dispositivo si mantenga nell’area dell’annullamento dell’atto (Cass., sez. un., 17 febbraio 2012 nn. 2312 e 2313).

La Corte campana è stata chiamata a giudicare in seguito al ricorso presentato dal legale rappresentante di una società per azioni, avente sede a Napoli, contro due società partecipanti alla stessa gara d’appalto per il servizio di revisione di trazione di rotabili della linea 1 della Metropolitana di Napoli. La ricorrente chiede l’annullamento, previa sospensione dell’efficacia, della nota avente ad oggetto l’esclusione dalla gara e del verbale di commissione con cui sono ammesse con riserva le imprese concorrenti.

La società ricorrente sostiene di possedere requisiti analoghi, se non addirittura superiori, a quelli richiesti nel bando per l’ammissione alla gara d’appalto.

Secondo la Corte, la prospettazione di parte ricorrente non può essere delibata favorevolmente.

L’indicazione del disciplinare nel senso che l’analogia dovesse riguardare la “tipologia” e la “potenza” consentiva di intendere che la stazione appaltante richiedesse il possesso del descritto requisito in rapporto a motori analoghi non solo rispetto alla funzione, ma anche rispetto al tipo di alimentazione.

Se il disciplinare avesse inteso riferirsi solo alla generica funzione del motore, come descritta, sarebbe stato superfluo, quindi, il riferimento alla tipologia.

La parte ricorrente era, quindi, in condizione di apprezzare che la descritta clausola del disciplinare fosse “immediatamente escludente” per sé, non possedendo il requisito richiesto.

Appare evidente che la parte ricorrente avrebbe, quindi, dovuto impugnare tempestivamente il disciplinare di gara che, invece, ha accettato senza riserve all’atto della partecipazione. In mancanza, l’impugnativa avverso l’esclusione determinata dalla puntuale applicazione del bando non impugnato si qualifica in termini di inammissibilità.

Ad abundantiam, appare utile rilevare che, comunque, il profilo in questione è sicuramente afferente a una valutazione tecnico discrezionale che è sindacabile dal giudice amministrativo entro stretti limiti.

Per quanto riguarda invece la seconda richiesta della parte ricorrente, e cioè l’annullamento del verbale di commissione con cui sono state ammesse con riserva le imprese concorrenti, in via preliminare deve rilevarsi che la parte ricorrente ha impugnato l’ammissione con riserva degli altri concorrenti ma non l’ammissione definitiva.

Tanto integra un’evidente causa di inammissibilità del ricorso, dovendosi ritenere onerata la parte ricorrente a impugnare il provvedimento definitivo di ammissione che, evidentemente, supera e assorbe quello interinale di ammissione con riserva.

Appare, comunque, opportuno segnalare che anche rispetto all’ammissione delle altre due concorrenti, il ricorso non appare fondato nel merito in quanto manca l’interesse ad agire in ricorso. La parte ricorrente non conserva alcun interesse all’esame delle doglianze avverso le altre ammissioni, poiché, acclarata la legittimità della propria esclusione, non potrebbe trarre alcuna utilità dall’accoglimento del gravame con riferimento all’ammissione di una sola delle altre concorrenti.

La giurisdizione amministrativa non è, infatti, una giurisdizione di tipo oggettivo, fondandosi, comunque, sull’interesse della parte ricorrente che deve, quindi, sempre poter trarre qualche utilità dall’accoglimento del ricorso.

 

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