GDPR: droni e privacy

In Privacy
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Redatto dal dott. Marco Raimondi  

L’argomento di oggi è di particolare interesse in quanto combina due temi decisamente attuali quali la privacy e lo sviluppo tecnologico. In particolare, tratteremo di come rispettare la riservatezza altrui nel caso si sia il proprietario o il pilota di un drone. Sempre più spesso è visibile un drone volare sopra le nostre teste per fini ricreativi o per fini di marketing.

In Italia i droni sono regolamentati dall’Enac (Ente Nazionale per l’Aviazione Civile) dalle delibere 42/2013, 23/2015 e dall’emendamento 1 dicembre 2015 che ha aggiornato e modificato la normativa fino a quel momento vigente.

Con la definitiva entrata in vigore del nuovo Regolamento UE 2016/679 sulla protezione dei dati personali, dal 25 maggio 2018 la privacy cambia le regole normative e impone maggiori restrizioni anche ai droni.

In primis, con il nuovo Regolamento europeo, le aziende che producono e che commercializzano droni avranno l’onere di rispettare una serie di regole precise, tra cui i princìpi di privacy by design e privacy by deafult, in base ai quali tali apparecchi dovranno essere costruiti e configurati per raccogliere meno dati personali possibile.

Il Regolamento ha, inoltre, ribadito, all’art. 6, il principio, già espresso all’art. 23 del D.lgs. 196/2003, per cui il trattamento dei dati personali da parte di privati o di enti pubblici è ammesso solo con il consenso dell’interessato.

Se si fa volare un drone munito di fotocamera in un luogo pubblico è meglio evitare di invadere gli spazi personali e l’intimità delle persone, per non incorrere nella massiccia richiesta del consenso di ogni soggetto ripreso.

Se così non dovesse essere, a meno che non si dimostri di aver ottenuto il consenso di tutti i soggetti ripresi (operazione altamente difficile da realizzare e particolarmente gravosa per il titolare), è possibile pubblicare il contenuto delle riprese SOLO se i soggetti inquadrati non siano riconoscibili, o perché ripresi da lontano o perché si sono utilizzati appositi software per oscurare i loro volti.

Occorre poi evitare di riprendere e diffondere immagini che contengono dati personali come targhe di macchine, indirizzi di casa, ecc. Le riprese che violano gli spazi privati altrui (casa, giardino domestico) sono invece sempre da evitare, anche perché si potrebbero violare norme penali.

Alla stessa maniera, non è possibile captare volontariamente conversazioni altrui tramite i droni. Eventuali frammenti di conversazione registrati in modo accidentale non possono essere utilizzati (ad esempio, per pubblicare un video online) se rendono riconoscibile il contesto, quali il contenuto dei discorsi e le persone coinvolte.

E anche se i droni sono per lo più utilizzati per attività ludiche nel tempo libero, non c’è affatto da scherzare con la normativa privacy perchè trascurare le prescrizioni delle misure varate da Bruxelles comporterà sanzioni fino a 20 milioni di euro o fino al 4% del fatturato annuo dei trasgressori.

Per essere maggiormente tutelati non rimane che, una volta individuato il pilota del drone, chiedere allo stesso le informazioni e le finalità su come intende utilizzare le riprese e, nel caso, comunicargli il diniego del consenso al trattamento dei propri dati personali, specie se sono previste forme di diffusione delle immagini.

E qualora si ritenesse di essere stati vittime di violazioni della propria privacy, ci si può rivolgere al Garante per la protezione dei dati personali o, in alternativa, all’Autorità giudiziaria.

Il mio modestissimo parere e suggerimento è di non sottovalutare nessun aspetto relativo alla riservatezza della nostra vita privata, prendendo le opportune precauzioni, così da non imbatterci in violazioni incontrollate o in scandali come quelli di Whatsapp e Facebook.

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