GARE PUBBLICHE: il metodo di valutazione dell’offerta tecnica può essere contestato dal Giudice?

In Appalti
Consiglio di Stato, sezione terza, sentenza n.476 del 03/02/2017 [Leggi provvedimento]
Redatto dalla Dott.ssa Ilaria Falzone

Sulle valutazioni discrezionali operate dall’Amministrazione: “Il sindacato giurisdizionale incontra forti limitazioni, non potendo il Giudice impingere in valutazioni di merito ex lege spettanti all’Amministrazione, salva la ricorrenza di un uso palesemente distorto, logicamente incongruo, macroscopicamente irrazionale del metodo in parola.”

La massima in commento riguarda un giudizio di impugnazione di una sentenza emessa del T.A.R. della Lombardia, con la quale veniva rigettato il ricorso avverso un provvedimento di non ammissione dell’offerta presentata dalla ricorrente durante la partecipazione ad una procedura aperta ex art. 60 D.Lgs 50/2016 indetta da un’Azienda Ospedaliera e suddivisa in vari lotti.

In particolare la società ricorrente rilevava che tre dei quattro concorrenti che avevano presentato l’offerta non raggiungevano il punteggio minimo stabilito dal disciplinare di gara a causa di una valutazione insufficiente delle offerte tecniche da parte della commissione giudicatrice.

Tale valutazione comportava la loro esclusione dalla gara, l’aggiudicazione dell’appalto all’unico concorrente rimasto superstite e la conseguente impugnazione degli atti di gara.

Contrariamente a quanto ritenuto dalla società appellante in sede di ricorso, la quale considerava la propria offerta tecnica conforme alla lex specialis (bando di gara), i Giudici del TAR Lombardia sostenevano che non potendosi ravvisare alcuna irrazionalità nella formulazione dei giudizi, la commissione di gara aveva operato in maniera legittima nella valutazione delle offerte tecniche.

In sede di gravame il Consiglio di Stato, con la sentenza in commento, dichiarava inammissibile il ricorso poiché secondo quanto previsto dal disciplinare di gara, la stazione appaltante avrebbe proceduto alla valutazione delle sole offerte che avessero ottenuto il punteggio minimo ivi richiesto nella valutazione tecnico – qualitativa.

Si precisa che tale metodo di selezione è volto ad individuare l’offerta migliore attribuendo dei punteggi espressione delle preferenze soggettive della commissione nominata, così da rilevare chiaramente la caratteristica discrezionale del giudizio manifestato.

Per tali ragioni il Giudice incontra delle forti limitazioni non potendo esercitare il suo sindacato giurisdizionale sulle valutazioni di merito di competenza ex lege dell’amministrazione pubblica, salva la ricorrenza di un uso palesemente distorto, logicamente incongruo, macroscopicamente irrazionale del metodo in parola, il cui onere della prova grava sull’interessato.

Orbene, in questa precisa occasione, il Consiglio di Stato ha opportunamente chiarito che : “nella procedura di scelta del contraente individuato secondo le regole dell’offerta economicamente più vantaggiosa ex art. 95 del D.Lgs 50/2016, possono distinguersi delle sottofasi di verifica della documentazione amministrativa prodotta dalle imprese partecipanti che sono caratterizzate da un’attività priva di qualsiasi discrezionalità (apertura delle buste contenenti le offerte, comunicazione dei punteggi assegnati dalla commissione giudicatrice alle offerte tecniche) le quali possono essere svolte pubblicamente, anche dal seggio di gara in composizione monocratica (ivi compreso lo stesso Responsabile Unico del Procedimento).

Le sottofasi, che riguardano invece la valutazione delle offerte tecniche, devono essere svolte necessariamente dalla commissione giudicatrice attraverso l’apprezzamento discrezionale degli elementi tecnici delle singole offerte e con l’attribuzione dei relativi punteggi conferiti sulla base di criteri appositamente indicati nella documentazione di gara.

 

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