FLAT TAX PER I CAPITALI STRANIERI  

In Fisco e contabilità
Agenzia delle Entrate, provvedimento n.47060 del 08/02/2017 [Leggi provvedimento]
Redatto dal Dott. Alessandro Carofiglio

La legge di bilancio 2017 ha introdotto un nuovo articolo del TUIR, il 24 bis. Questo è stato rubricato “imposta sostitutiva sui redditi prodotti all’estero”, la cui disciplina è poi stata integrata da un provvedimento dell’Agenzia delle Entrate (il n.47060 dell’8 marzo 2017).

L’obiettivo del legislatore è quello di far entrare in Italia capitali stranieri prevedendo una imposta sostituiva, della misura di centomila euro, da pagare in un’unica soluzione, che non varia in base al reddito effettivamente percepito.

Per potersi avvalere dell’opzione, della durata di quindici anni, sarà necessario rispettare determinati requisiti di cui il più importante è certamente quello di non essere stati residenti fiscalmente in nove dei dieci periodi d’imposta precedenti il periodo di validità del diritto di opzione.

Per esercitare il diritto di opzione è necessaria la presentazione di una dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta nel quale si è trasferita la residenza fiscale in Italia oppure una dichiarazione relativa a quello immediatamente successivo.

Il contribuente può presentare un’istanza di interpello di cui articolo 11, comma 1, lettera b), della legge 27 luglio 2000, n. 212 in cui dovrà indicare:

-i propri dati anagrafici, anche il codice fiscale se già attribuito e l’eventuale indirizzo italiano se già residente;

-lo status di non residente in Italia per almeno nove dei dieci periodi d’imposta precedenti;

-l’ultima giurisdizione o le ultime giurisdizioni in cui era residente da un punto di vista fiscale;

-quelli Stati o territori esteri per cui non intende avvalersi dell’applicazione dell’imposta sostitutiva.

Inoltre la persona fisica che volesse avvalersi di questa opzione può estenderla anche a uno o più familiari, i quali altrettanto dovranno rispettare i requisiti ex art 24 bis 1°co del TUIR. L’estensione dell’opzione deve essere indicata nella prima dichiarazione dei redditi presentata, contestualmente o successivamente al trasferimento della residenza. Per ogni familiare l’imposta sarà ridotta ad un ammontare pari a venticinquemila euro.

La durata dell’opzione è generalmente di quindici anni, tranne che in alcune particolari eccezioni. Più specificatamente ve ne sono tre:

-il contribuente può revocare l’opzione, anche per uno dei suoi familiari, in uno dei periodi d’imposta successivi all’esercizio dell’opzione;

-il contribuente o il familiare decade dall’opzione se omette totalmente o parzialmente il versamento dell’imposta entro la data prevista per il pagamento;

-il contribuente o il familiare decade altrettanto quando trasferisce la propria residenza fiscale in un altro Paese, diverso dall’Italia.

Su questa disposizione si sta infuocando il dibattito, sotto diversi punti di vista. Quello più interessante è sicuramente quello costituzionale, in quanto si paventa un possibile contrasto con l’articolo 53 della Costituzione.

L’art.53, che prevede il principio della progressività della contribuzione, statuisce che “Tutti sono tenuti a concorrere pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività”. La giurisprudenza ha ribadito sin dalla sentenza della Corte Costituzionale del 1966, la n 126, che “il sistema tributario deve avere nel suo complesso un carattere progressivo.”

Inoltre saremmo di fronte a una violazione del principio di uguaglianza di cui all’articolo 3 della Costituzione, in quanto questa previsione crea una categoria di contribuenti “speciali” e  “privilegiati”.

Analizzando la flat tax da una prospettiva politico-economica appare chiaro l’intento del legislatore, cioè di sfruttare la Brexit in maniera tale da far spostare gli investitori dalla capitale del Regno Unito al territorio italiano e in particolare a Milano, capitale economica italiana.

Per quanto sia apprezzabile questo tentativo, in ottica anche di rilancio dell’economia italiana, permangono i dubbi su questa scelta, non soltanto politicamente ma ancor di più costituzionalmente.

 

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