FISCO: la “Rivoluzione tributaria” in tema di prescrizione

In Fisco e contabilità
Cassazione civile, sezioni unite, sentenza 23397 del 17/11/2016 [Leggi provvedimento]
Redatto dall’ Avv. Franco Pizzabiocca

Considerato che la cartella esattoriale non opposta non è equiparabile ad una sentenza passata in giudicato, non può operare la previsione di cui all’articolo 2953 Cod. Civ. che prevede, in presenza di un provvedimento giurisdizionale, la conversione del termine di prescrizione da breve in ordinario (10 anni). Pertanto, nel caso dei crediti/debiti tributari, il termine di prescrizione è sempre quinquennale e non decennale.

La sentenza resa dalla Corte di Cassazione a Sezioni Unite, n.23397 del 17 novembre 2016, si appresta a diventare una pietra miliare nel panorama del diritto tributario. Un vero e proprio strumento giuridico utile posto nelle mani degli avvocati che da tempo auspicavano una pronuncia simile.

Le Sezioni Unite della Cassazione, dopo anni di orientamenti giurisprudenziali totalmente altalenanti, hanno finalmente preso una posizione ferma ed irremovibile sul termine prescrizionale da applicare in caso di esecuzione fondata su cartella esattoriale non opposta.

Prima di analizzare la massima della Cassazione, però, è necessario chiarire due punti basilari: (a) quali sono i termini di prescrizione e (b) quali sono i termini per opporsi ad una cartella esattoriale ritenuta illegittima?

Per quanto riguarda il primo punto, a seconda del tipo di credito, il termine di prescrizione è di :

  • 10 anni per Irpef, Iva, Irap, canone Rai, contributi alla camera di commercio;
  • 5 anni per Imu, Tasi, Tari, multe stradali, contributi previdenziali Inps e Inail, sanzioni;
  • 3 anni per bollo auto.

Per ciò che attiene, invece i termini entro cui presentare opposizione, il termine massimo è di:

  • 60 giorni, se si tratta di tasse;
  • 40 giorni, se si tratta di contributi Inps o Inail;
  • 30 giorni, se si tratta di multe per violazioni del codice della strada.

Il giudizio in oggetto era inerente al pagamento di una cartella esattoriale non opposta relativa, nello specifico, ad un credito INPS.

Secondo gli ermellini, «la scadenza del termine per proporre opposizione a cartella di pagamento […] produce soltanto l’effetto sostanziale della irretrattabilità del credito contributivo senza determinare anche l’effetto della conversione del termine di prescrizione breve (nella specie, quello quinquennale) in quello ordinario ai sensi dell’art.2953 cc. Tale disposizione si applica soltanto nei casi in cui intervenga un titolo giudiziale divenuto definitivo mentre la suddetta cartella, avendo natura di atto amministrativo, è priva dell’attitudine ad acquistare efficacia di giudicato».

In altri termini, i giudici di legittimità hanno correttamente escluso l’equiparazione della cartella esattoriale ad un provvedimento giurisdizionale. Per l’effetto, hanno stabilito che continueranno ad applicarsi, in base al tipo di credito, i medesimi termini di prescrizione di cui all’elenco precedente.

Da un punto di vista pratico, per ottenere l’annullamento di una cartella esattoriale facendo leva sul termine di prescrizione, è necessario esclusivamente che tra la data della notifica della cartella e quella della prescrizione, il contribuente non abbia ricevuto alcun sollecito di pagamento da parte dell’Agente per la riscossione.

È una sentenza “rivoluzionaria” destinata certamente a far discutere nei prossimi tempi.

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