FIGLIO APPRENDISTA: non è economicamente autosufficiente

In Diritto Civile
Corte di Appello di Roma, sentenza n.6080 del 14/10/2016 [Leggi provvedimento]
Redatto dalla Dott.ssa Roberta Mordà

Con sentenza n. 6080 del 14 ottobre 2016, la Corte di Appello di Roma ha enunciato il seguente principio di diritto: “Il figlio apprendista va mantenuto dal genitore, non potendosi ritenere che egli sia economicamente indipendente solo perché è titolare di un contratto di apprendistato”.

La massima giurisprudenziale sopra citata trae origine da una sentenza di divorzio del Tribunale di Latina, del 14.04.2014, con cui si disponeva che il padre avrebbe dovuto versare , in favore del figlio, la somma di Euro 280.00 mensili, a titolo di assegno di mantenimento.

Il padre chiedeva la riforma della sentenza di cui sopra, deducendo che il figlio aveva raggiunto una sufficiente autonomia economica, in ragione della sua regola assunzione con contratto di lavoro subordinato e per dimostrare quanto asserito, produceva dinanzi alla Corte d’Appello di Roma un certificato del Centro per l’impiego di Latina, da cui risulta che il ragazzo era stato assunto nel novembre 2013 con contratto di “apprendistato professionalizzante”. Il ragazzo confermava in giudizio di essere stato assunto come apprendista meccanico nel novembre 2014, con un compenso mensile netto di circa Euro 500,00 netti mensili e con un contratto a tempo determinato, che si sarebbe concluso nel 2016.

La Corte di Appello di Roma ha rigettato il motivo di doglianza lamentato dal padre appellante, rilevando che l’obbligo di mantenimento a carico dei genitori dei figli maggiorenni discende direttamente dal rapporto di filiazione e prescinde dall’esercizio o meno della potestà genitoriale, in osservanza del dettato costituzionale di cui all’art. 30 Cost. La stessa  Corte ha inoltre osservato, richiamando sul punto la sent. della Cass. n. 821 del  7/4/2006,  che la percezione di un reddito da parte di un figlio maggiorenne non implica ipso facto un raggiungimento dell’indipendenza economica da parte di quest’ultimo, incombendo sul genitore l’onere di dare prova che tale ultima circostanza si sia effettivamente verificata o  che il figlio, posto nelle concrete condizioni di rendersi economicamente indipendente, vi abbia rinunciato per colpa o per scelta personale. La Corte ha poi evidenziato che la tipologia del contratto di apprendistato professionalizzante presenta una sua disciplina speciale (caratterizzata dall’obbligo di istruzione professionale a carico dell’imprenditore, “ex” art. 11, lettera a, della legge 19 gennaio 1955, n. 25, nonché dalla riduzione del tempo di lavoro per effetto della riserva di ore destinate all’insegnamento complementare, “ex” art. 10 della sopra menzionata legge), differendo, pertanto, dagli ordinari rapporti di lavoro subordinato sotto diversi profili, come quello retributivo e della durata, che non può essere superiore al triennio, salvo una successiva trasformazione in contratto a tempo indeterminato.

La pronuncia della Corte d’Appello di Roma conferma per l’ennesima volta il consolidato orientamento giurisprudenziale in materia di mantenimento del figlio apprendista. (Cassazione 2670/98; 4616/98; 9109/99; 4765/02; 8221/06). La tesi sulla diversità strutturale del contratto di lavoro subordinato rispetto a quello di apprendistato è stata sostenuta dalla stessa Corte di Cassazione Sez. Lavoro, la quale ha definito in più di un’occasione l’apprendistato come mera “attività formativa”. (Cass., Sez. L, n. 11365/2008; 11482/2002;2015/2012)

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