FIGLI: la perdita del lavoro non comporta la reviviscenza dell’obbligo del genitore al mantenimento

In Diritto Civile

Cassazione civile, sezione sesta, ordinanza n. 6509 del 14/03/2017 [Leggi provvedimento]

Redatto dalla Dott.ssa Giulia Tanteri

In tema di mantenimento di figli maggiorenni, con l’ordinanza in commento la Corte di Cassazione, sezione sesta, si è pronunciata applicando un principio ormai consolidato, secondo cui “una volta raggiunta la capacità lavorativa, e quindi l’indipendenza economica, la successiva perdita dell’occupazione non comporta la reviviscenza dell’obbligo del genitore al mantenimento”.

Tale statuizione si allinea a quanto già affermato in passato dalla stessa Corte con le sentenze n. 1761/2008 e n. 26259/2005.

La vicenda da cui trae origine questa recente pronuncia è quella di una figlia maggiorenne che, una volta perso il lavoro, chiedeva al padre di aiutarla economicamente, facendo leva sull’obbligo di mantenimento dei figli gravante sui genitori.

È opportuno precisare tuttavia che la donna aveva deciso di lasciare un lavoro a tempo indeterminato per lavorare come magazziniera con un contratto a tempo determinato. È dunque facile notare come tale scelta lavorativa abbia influenzato quanto occorso successivamente.

Sulla base di questi presupposti, la pretesa della figlia era già stata respinta dalla Corte d’Appello di Firenze.

La Cassazione, investita della questione, ha confermato quanto già rilevato nel giudizio di secondo grado, affermando che la figlia non solo era di età da escludere di per sé ogni ipotesi di mantenimento, ma che, sulla base delle dichiarazioni rese dalla madre, aveva compiuto la scelta lavorativa sopra illustrata.

A nulla inoltre sono valse le ulteriori motivazioni addotte dalla donna, che avrebbero dovuto avvalorare la richiesta fatta al padre, relative alla presenza di problemi psichici. Tali problemi non sono in ogni caso rilevanti ai fini del mantenimento ed oltretutto non erano stati neanche provati.

Il ricorso veniva dunque rigettato e la Suprema Corte ribadiva il principio di diritto illustrato in apertura di commento.

A parere di chi scrive è vero che la nostra Costituzione riconosce all’articolo 30 il dovere e il diritto dei genitori di mantenere, istruire ed educare i figli, ma è altresì vero che un genitore non può sobbarcarsi delle scelte errate dei figli, una volta che questi abbiano raggiunto l’indipendenza economica.

 

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