FALLIMENTO: legittimato ad impugnare la dichiarazione di fallimento “qualunque interessato”

In Fallimentare
Cassazione civile, sezione sesta, ordinanza n.6348 del 10/03/2017 [Leggi provvedimento]
Redatto dalla Dott.ssa Beatrice Cucinella

Con l’ordinanza in commento, la Cassazione Civile, sezione sesta, si è pronunciata sull’interessante tema dei soggetti legittimati ad impugnare la dichiarazione di fallimento, enunciando il seguente principio di diritto: “risulta legittimato ad impugnare la dichiarazione di fallimento “qualunque interessato” e, perciò, ogni soggetto che ne abbia ricevuto o possa riceverne un pregiudizio specifico, di qualsiasi natura, anche solo morale.”

In particolare, i soci di una s.r.l. in liquidazione hanno proposto ricorso per Cassazione avverso la sentenza n. 1371/2015 emessa dalla Corte d’Appello di Firenze, precedentemente adita, che aveva dichiarato inammissibile il reclamo da essi formulato avverso la sentenza dichiarativa del fallimento della società.

I ricorrenti hanno impugnato la pronuncia della Corte di merito, che aveva escluso che loro mera qualità di soci della s.r.l. li legittimasse alla proposizione del reclamo.

Con l’ordinanza in commento, la Suprema Corte ha censurato la pronuncia della Corte di Appello di Firenze, sostenendo che: “alla luce dell’ampia dizione dell’art. 18 1.fall., risulta legittimato ad impugnare la dichiarazione di fallimento “qualunque interessato” e, perciò, ogni soggetto che ne abbia ricevuto o possa riceverne un pregiudizio specifico, di qualsiasi natura, anche solo morale”, come già d’altronde sostenuto dalla Corte di Cassazione nella decisione n. 21681 del 2012.

Pertanto, sulla base del ragionamento della Suprema Corte ne consegue che “nel novero dei soggetti legittimati a proporre il reclamo rientra dunque anche il socio di una società di capitali, posto che (a prescindere da ogni rilievo concernente la sua eventuale posizione di cessato amministratore, o di amministratore di fatto, della fallita, che potrebbe esporlo all’azione di responsabilità esercitata dal curatore) non può dubitarsi del suo interesse, di natura morale, a che sia accertata la sua partecipazione ad un sodalizio non sottoposto ad alcuna procedura concorsuale”.

Stante quanto sopra, la Suprema Corte ha accolto il ricorso, cassato la sentenza impugnata e rinviato per l’esame del merito del reclamo alla Corte d’appello di Firenze, in diversa composizione, anche ai fini della determinazione delle spese del giudizio di legittimità.

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