FALLIMENTO: per l’ammissione al passivo di un credito tributario è sufficiente il solo ruolo senza necessità di allegare la cartella esattoriale notificata

In Approfondimenti
Cassazione civile, sezione sesta ordinanza n.17927 del 12/09/2016 [Leggi provvedimento]
Redatto dal Dott. Luigi Spetrillo

“L’ammissione al passivo dei crediti tributari è richiesta dalle società concessionarie per la riscossione, come stabilito dall’art. 87, comma 2, del D.P.R. n. 602 del 1973, nel testo introdotto dal D.Lgs. n. 46 del 1999, sulla base del semplice ruolo, senza che occorra, in difetto di espressa previsione normativa, anche la previa notifica della cartella esattoriale, salva la necessità, a fronte di contestazioni del curatore, dell’ammissione con riserva, da sciogliere poi in base all’art. 88, comma 2, del D.P.R. n. 602 del 1973, allorché sia stata definita la sorte dell’impugnazione esperibile davanti al giudice tributario.”

Con l’ordinanza in commento, la Suprema Corte di Cassazione ha inteso ribadire il granitico orientamento inaugurato dalle Sezioni Unite nel 2008[1]e confermato dalla successiva giurisprudenza delle Sezioni Semplici[2], secondo cui il titolo in base al quale il concessionario della riscossione è legittimato a presentare domanda di insinuazione allo stato passivo fallimentare, è costituito dal solo ruolo, senza necessità della previa notifica della cartella di pagamento al contribuente, poi dichiarato fallito[3].

Quest’orientamento prende le mosse da una interpretazione letterale dell’art. 87 DPR n.602/1973, co 2, che dispone “ Se il debitore, a seguito del ricorso di cui al comma 10 su iniziativa di altri creditori è dichiarato fallito, ovvero sottoposto a liquidazione coatta amministrativa, il concessionario chiede, sulla base del ruolo, per conto dell’Agenzia delle entrate l’ammissione al passivo della procedura.”

Muovendo dal testo di legge, infatti, la Corte di Nomofilachia ha sottolineato come non vi sia alcuna disposizione normativa che imponga al concessionario di produrre in sede concorsuale la cartella esattoriale ritualmente notificata.

La cartella esattoriale, quindi, potrebbe anche essere stata emessa e notificata al contribuente, ma non allegata all’istanza di insinuazione, o addirittura potrebbe non essere mai stata notificata[4].

L’estratto di ruolo, proseguono gli Ermellini, è inoltre sufficiente a fondare la domanda di ammissione al passivo anche quando il credito abbia natura previdenziale[5].

Inoltre, come acutamente osservato, la notifica della cartella, non potendo legittimare l’agente della riscossione coattiva nei confronti del fallimento (per il principio della par condicio creditourum non si può dar corso a nessuna procedura esecutiva individuale), assolverebbe ad una mera funzione informativa nei confronti del Curatore dell’esistenza dei crediti erariali, identica a quella svolta attraverso il deposito della domanda di insinuazione al passivo contenente il riferimento al ruolo[6].

La domanda di ammissione al passivo proposta dall’agente per la riscossione è  da ritenersi valida quando sia fondata sugli estratti di ruolo senza che rilevi il fatto che su di essi siano o meno indicati gli estremi della cartella esattoriale, che si assume portata a conoscenza del contribuente o del Curatore, e la data in cui quest’ultima sarebbe stata notificata.

Deve inoltre precisarsi come l’Amministrazione Finanziaria, in qualità di titolare della pretesa creditoria azionata, possa direttamente proporre domanda di ammissione al passivo fallimentare, senza avvalersi dell’ausilio del concessionario.

Difatti, come sancito dalla Cassazione, il potere di rappresentanza dell’Amministrazione Finanziaria concesso all’agente della riscossione non esclude la titolarità del credito in capo all’Amministrazione, che potrà quindi farlo autonomamente valere in sede concorsuale[7].

Le Sezioni Unite hanno poi precisato come la domanda di ammissione al passivo fallimentare, avente ad oggetto un credito di natura tributaria, presentata direttamente dall’Amministrazione finanziaria, non presupponga necessariamente, ai fini del buon esito della stessa, la precedente iscrizione a ruolo del credito azionato, né la notifica della cartella di pagamento e l’allegazione all’istanza della documentazione comprovante l’avvenuto espletamento delle dette incombenze, potendo viceversa essere basata su titoli di diverso tenore, quali ad esempio titoli erariali, fogli prenotati a ruolo, sentenze tributarie di rigetto dei ricorsi presentata dai contribuenti, avvisi di accertamento etc[8].

Alla luce di quanto esposto, può dunque concludersi come, in caso di domanda di ammissione al passivo di un credito tributario, non sussista alcun obbligo, né per l’agente della riscossione né per l’Amministrazione finanziaria, di produrre copia della cartella esattoriale regolarmente notificata, dovendosi ritenere bastevole ai fini della presentazione della domanda la sola produzione del ruolo o del suo estratto.

Tuttavia, occorre in ultimo precisare come, se è vero che il solo estratto ruolo legittima la proposizione della domanda, è altrettanto vero che tale circostanza non inibisca in alcun modo agli organi fallimentari (il Curatore in primis) di muovere contestazioni in ordine alla fondatezza o al quantum della pretesa tributaria fatta valere in sede concorsuale.

Il Curatore fallimentare, infatti, avendo il ruolo di parte formale nel processo di ammissione delle domande allo stato passivo, potrà benissimo sollevare mere difese o anche eccepire i fatti estintivi, modificativi ed impeditivi del credito tributario, facendo valere l’’inefficacia (e quindi l’inopponibilità alla massa concorsuale) del titolo azionato[9].

Il Curatore infine, potrà autonomamente impugnare il ruolo innanzi all’Autorità Giudiziaria, previa autorizzazione del G.D. ai sensi dell’art. 25 n. 6 RD n.267/1942.

Competenti a decidere su tali controversie, saranno il Giudice ordinario per i crediti scaturenti da ordinanza di ingiunzione emessa ai sensi della L.n. 689/1981 ovvero in caso di omesso versamento dei contributi previdenziali, ed il Giudice tributario, per le controversie derivante da imposte e tasse, mediante la sola impugnazione del ruolo ai sensi dell’art. 19, lett. d) D.lgs n.546/1992, anche prescindendo dalla cartella esattoriale, atteso che in ambito fallimentare è superfluo il compimento degli atti volti a rendere possibile l’esecuzione individuale[10].

L’estratto di ruolo è, infatti, autonomamente impugnabile, così come sono autonomamente impugnabili gli atti che contengono una precisa pretesa tributaria, anche se non appartenenti all’elenco di cui all’art. 19 D.lgs n.546/1992[11].

Orbene, a conclusione di questo breve excursus, può dunque concludersi come, la proposizione in sede di ammissione allo stato passivo di una istanza fondata sui soli estratti di ruolo, costituisce per il Curatore solo una modalità di conoscenza legale della pretesa erariale, potendo egli tranquillamente sollevare tutte le contestazioni del caso avverso il diritto fatto valere dall’Ente Impositore.

Resta ferma, inoltre, la possibilità per il Giudice Delegato dell’ammissione con riserva della domanda erariale, a seguito delle contestazioni del Curatore, ai sensi dell’art. 88 DPR n.602/1973[12][13].

Difatti, in base alla suddetta norma la riserva sul credito insinuato del concessionario della riscossione è sciolta dal G.D. con decreto, su istanza del Curatore o del concessionario, quando sia inutilmente decorso il termine decadenziale per la proposizione della controversia innanzi al Giudice competente, ovvero quando il giudizio è stato definito con decisione irrevocabile o risulti altrimenti estinto[14].

[1] Cass. SU n.5063/2008.

[2] Cass. nn.12019/2011; 6126 e 6520 del 2013; 25863/2014.

[3] In ordine alla natura giuridica del ruolo e della cartella di pagamento deve richiamarsi l’orientamento espresso recentemente dalla Corte di Cassazione, sent. n. 6395/2014, a mente del quale “i ruoli di riscossione sono atti interni dell’Amministrazione finanziaria, i cui vizi solo eccezionalmente, e in base a norme specifiche ovvero quando i relativi estratti siano notificati al contribuente in luogo della cartella di pagamento ed assumano, quindi, la natura di atti impositivi, si riverberano sul rapporto tributario individuale, e pertanto solo in tali casi si rendono autonomamente impugnabili, mentre, per converso, la cartella di pagamento costituisce l’atto impositivo attraverso il quale il contribuente assume contezza dell’ iscrizione a ruolo ed i cui vizi comportano l’illegittimità della pretesa tributaria, con la conseguenza che è avverso di essa che va rivolta, di regola, la relativa impugnazione”.

Sul punto si richiama anche la definizione fornita in dottrina secondo cui il ruolo “ è il mezzo di riscossione di tutti i tributi per i quali la riscossione non avviene mediante ritenute alla fonte, o versamento diretto, o in base all’avviso di accertamento e all’atto sanzionatorio esecutivi” (Francesco Tesauro, “Compendio do Diritto Tributario”, p. 162, Ed. Wolters Kluwer Italia, VI, 2016).

[4] Cass. nn. 12019/2011; 20910/2011; 6520/2013; 6646/2013; 6126/2014.

[5] Cass. n.12019/2011.

[6] Francesco Brandi, “Per l’ammissione al passivo non va notificata la cartella”, www.fiscooggi.it

[7] Cass. SU 4126/2012.

[8] Cass. SU 4126/2012.

[9] Sul punto si vd. “ La legge Fallimentare , Commentario teorico – pratico” a cura di Massimo Ferro, p. 1230, ed. Wolter Kluwers, 2014.

[10] Cass. n. 724/2010.

[11] Cass. nn. 1625/2010; 15646/2010; 15947/2010).

[12]Sul punto si veda Cass. n. 14617/2012 “ Nell’ambito di una procedura fallimentare, il credito alla base del ruolo che sia stato contestato e in attesa di sentenza passata in giudicato, deve essere ammesso con riserva. applicando il disposto di cui all’articolo 88, D.P.R. n. 602/1973 secondo il quale “se sulle somme iscritte a ruolo sorgono contestazioni, il credito è ammesso al passivo con riserva, anche nel caso in cui la domanda di ammissione sia presentata in via tardiva a norma dell’articolo 101 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267″.

[13] Parte della dottrina osserva come la norma in commento, pur regolamentando il procedimento di ammissione al passivo del fallimento, non ha chiarito i confini dei rispettivi ambiti di giurisdizione del giudice fallimentare e del giudice tributario. A quest’ultimo certamente spetta il potere-dovere di accertare l’esistenza di un titolo valido ed opponibile alla massa dei creditori concorsuali, la concorsualità del credito tributario, ossia l’anteriorità rispetto al fallimento della sua causa, e l’esistenza dei privilegi richiesti. Una volta accertata la concorsualità del credito, tuttavia, il giudice delegato non ha la possibilità, neppure in via incidentale, di valutare le vicende giuridiche che attengono alle obbligazioni tributarie nella loro interezza. Così rientrano nella giurisdizione tributaria tutte le vicende estintive ì, quali il sopravvenire di un provvedimento di sanatoria, ovvero il pagamento del debito di imposta o intervenuta prescrizione dell’obbligazione richiesta (Landolfi, D. Fall. 02, I, 1458 e ss citato in “Commentario brevi alle leggi del processo tributario” a cura di Claudio Consolo e Cesare Glendi, . 1090, Ed. CEDAM 2008).

[14] Sul punto si vd. “ La legge Fallimentare , Commentario teorico – pratico” a cura di Massimo Ferro, p. 1248, ed. Wolter Kluwers, 2014.

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