FALLIMENTO: il curatore è legittimato a proporre azioni di responsabilità contro gli amministratori della società fallita che abbiano eseguito pagamenti preferenziali

In Fallimentare
Cassazione civile, sezioni unite, sentenza n.1641 del 23/01/2017 [Leggi provvedimento]
Redatto dal Dott. Dario Rombolà

 “Il curatore fallimentare ha legittimazione attiva unitaria, in sede penale come in sede civile, all’esercizio di qualsiasi azione di responsabilità ammessa contro gli amministratori di qualsiasi società, anche per i fatti di bancarotta preferenziale commessi mediante pagamenti eseguiti in violazione del pari concorso dei creditori”.

La Corte di Cassazione a sezioni unite, con la recente sentenza n.1641/17 del 23/01/2017, risolve la controversa problematica riguardante la legittimazione del curatore fallimentare a esercitare l’azione di responsabilità nei confronti degli amministratori della società fallita che abbiano eseguito pagamenti preferenziali, in lesione della par condicio creditorum.

Nel caso di specie la Corte di Appello di Milano rigettava la domanda di risarcimento del danno proposta dal curatore fallimentare avverso gli amministratori della società fallita. Le doglianze respinte si rivolgevano, altresì, contro altra società a favore della quale erano stati erogati finanziamenti ingiustificati ed erano stati eseguiti pagamenti contestati come preferenziali nel procedimento penale per bancarotta (poi definito con il rito di cui all’articolo 444 c.p.p.)

I giudici della Corte di Appello, di fatto, negavano la legittimazione del curatore fallimentare a proporre l’azione di responsabilità avverso gli amministratori della società fallita per i pagamenti preferenziali eseguiti in violazione della par condicio creditorum.

L’argomentazione utilizzata era la seguente: nel sistema della legge fallimentare la legittimazione del curatore ad agire in rappresentanza dei creditori è limitata alle azioni c.d. di massa, finalizzate alla ricostruzione del patrimonio del debitore nella sua funzione di garanzia generica; nell’ipotesi di specie mancava una lesione del patrimonio sociale, ritenendo un “mero riflesso” il pregiudizio subito dai creditori; la lesione della par condicio creditorum avrebbe potuto “al limite generare una contesa tra le posizioni soggettive individuali dei singoli creditori ma non anche un pregiudizio per la massa creditoria considerata nel suo complesso” in quanto questa manteneva inalterata la propria consistenza anche in caso di pagamento preferenziale.

Contro tale statuizione il curatore fallimentare ricorreva in cassazione.

La terza sezione civile della Suprema Corte rimetteva la questione alle sezioni unite ritenendo di particolare importanza la problematica.

Il curatore lamentava il disconoscimento della sua legittimazione all’azione di responsabilità per i pagamenti preferenziali eseguiti dagli amministratori.

Il ricorrente, deve evidenziarsi, vanta un doppio titolo di legittimazione: non solo agisce con la generale azione aquiliana (art. 185 c.p. e art. 2043 c.c.) ma anche con la specifica azione di responsabilità avverso gli amministratori ex 146 l. fallimentare in relazione agli articoli 2393 e 2394 c.c. Quando agisce contestando la responsabilità degli amministratori fa valere sia l’azione che spetterebbe alla società (in quanto egli è gestore del patrimonio del fallito) sia le azioni che spetterebbero ai singoli creditori (quali azioni di massa ex 146 l. fallimentare).

Il disconoscimento della legittimazione attiva del curatore da parte dei giudici del merito, con le ragioni sopra esposte, non appare condivisibile condivisibili.

L’ argomentazione non convince in quanto il pagamento preferenziale in una situazione di dissesto può comportare una riduzione del patrimonio sociale anche in misura molto superiore a quella che si determinerebbe nel rispetto del principio del pari concorso dei creditori. Infatti il patrimonio sociale è si destinato alla garanzia dei creditori ma questi sono esposti alla “falcidia fallimentare”. Del resto, pare evidente come, da un punto di vista strettamente contabile, il pagamento di un creditore per una somma superiore a quella che spetterebbe in sede concorsuale postula una minore disponibilità per la massa dei creditori. Quindi, il requisito richiesto dalla legge fallimentare, che legittima il curatore ad agire nel solo compimento delle azioni c.d. di massa, non pare mancare.

Inoltre, la seconda questione preliminare che dubitava della legittimazione del curatore fallimentare nell’esercizio delle azioni di responsabilità avverso gli amministratori di una s.r.l., è brevemente risolta dalla suprema corte. Infatti il nuovo testo dell’art. 146 l. fallimentare, come sostituito dall’articolo 130 del d.lgs. 9 gennaio 2006, n.5, prevede che il curatore è legittimato ad esercitare “le azioni di responsabilità contro gli amministratori, i componenti degli organi di controllo, i direttori generali e i liquidatori” della società fallita. Quindi non si dubita che il curatore possa esercitare qualsiasi azione di responsabilità contro gli amministratori di qualsiasi società.

La Suprema Corte, dunque, riconosce la piena legittimità del curatore a stare in giudizio ed esercitare qualsiasi azione di responsabilità ammessa contro gli amministratori di qualsiasi società, anche per i fatti di bancarotta preferenziale commessi mediante pagamenti eseguiti in violazione del pari concorso dei creditori.

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