Titoli edilizi e silenzio assenso: l’ultima pronuncia del Consiglio di Stato

In Diritto amministrativo
Consiglio di Stato, quarta sezione, sentenza n. 4516 del 27 settembre 2017 [Leggi provvedimento]
Redatto dalla Dott.ssa Beatrice Cucinella

Con la sentenza in commento, il Consiglio di Stato, quarta sezione, si è pronunciato sul ricorso n. 3131 del 2017 proposto da due ricorrenti contro il Comune di Francavilla Fontana, enunciando il seguente principio di diritto: “le domande volte ad ottenere titoli edilizi relativi ad immobili situati in zona A del territorio comunale, posto che tale zona, ai sensi dell’art. 2 D.M. n. 1444/1968, è quella costituente parte del territorio interessata da agglomerati urbani che rivestono carattere storico, artistico o di particolare pregio ambientale o da porzioni di essi, comprese le aree circostanti, che possono considerarsi parte integrante, per tali caratteristiche, degli agglomerati stessi, devono ritenersi ricomprese nei casi per i quali è esclusa la formazione del silenzio assenso.”

In particolare, i ricorrenti hanno impugnato la sentenza n. 393 del 2017 con la quale il TAR Puglia aveva statuito che l’immobile oggetto della istanza di permesso di costruire ricadesse in zona omogenea A, centro storico, e dunque fosse soggetto a vincolo ex art. 136, co. 1, lett. c), d. lgs. n. 42/2004, escludendo che sulla istanza potesse formarsi il silenzio assenso. Al fine dell’attuazione degli interventi di ristrutturazione, trattandosi di edifici rollati o demoliti, era necessario procedere a preventivo accertamento della preesistente consistenza dell’immobile.

Il Consiglio di Stato ha condiviso tale tesi per cui: “come è noto, l’art. 20 DPR n. 380/2001, nel prevedere al comma 8 che decorso inutilmente il termine per l’adozione del provvedimento conclusivo, ove il dirigente o il responsabile dell’ufficio non abbia opposto motivato diniego sulla domanda di permesso di costruire si intende formato il silenzio assenso, esclude espressamente “i casi in cui sussistono vincoli relativi all’assetto idrogeologico, ambientali, paesaggistici o culturali”. In sostanza, l’art. 20, co. 8 DPR n. 380/2001 e, più in generale, l’art. 20, co. 4, l. n. 241/1990, nell’escludere la formazione del silenzio assenso gli atti ed i procedimenti riguardanti il patrimonio culturale e paesaggistico, ovvero ove sussistano vincoli culturali e/o paesaggistici, intendono riferirsi a tutte le ipotesi in cui siano presenti nell’ordinamento realtà accertate come riconducibili, anche in via generale, al patrimonio culturale e/o paesaggistico. Devono, dunque, ritenersi ricomprese nei casi per i quali è esclusa la formazione del silenzio assenso, le domande volte ad ottenere titoli edilizi relativi ad immobili situati in zona A del territorio comunale, posto che tale zona, ai sensi dell’art. 2 D.M. n. 1444/1968 è quella costituente parte del territorio interessata da agglomerati urbani che rivestono carattere storico, artistico o di particolare pregio ambientale o da porzioni di essi, comprese le aree circostanti, che possono considerarsi parte integrante, per tali caratteristiche, degli agglomerati stessi. Poiché nel caso di specie, l’immobile oggetto di domanda di permesso di costruire, per dichiarazione degli stessi appellanti, è situato nel centro storico (zona A) del Comune di Francavilla Fontana e risale all’inizio del 1900, da ciò consegue che, in relazione alle istanze volte al rilascio di titolo autorizzatorio edilizio concernenti lo stesso, non può formarsi il silenzio assenso, attesa la tutela cui l’immobile è sottoposto, anche ai sensi dell’art. 136, co. 1, lett.c), d. lgs.n. 42/2004. Ciò non significa che incombe sulla Pubblica Amministrazione l’onere di comprovare detta consistenza, ma, al tempo stesso, non risulta coerente con la tutela delle facultates agendi del proprietario e con le disposizioni in tema di ristrutturazione edilizia, il diniego di una istanza volta ad ottenere il permesso di costruire per ristrutturazione edilizia attesa la “impossibilità” di definire la preesistente consistenza del manufatto.

Pertanto, per le ragioni sopra esposte: “il Comune avrebbe dovuto più approfonditamente considerare la documentazione fornita dagli appellanti, al fine di stabilire la consistenza del fabbricato in ordine al quale era stato richiesto il titolo edilizio.

Stante quanto sopra, il Consiglio di Stato ha concluso per la sussistenza del vizio di difetto di istruttoria nel quale è incorsa l’amministrazione, che ha reso illegittimo il diniego del permesso di costruire.

Alla luce di ciò, il ricorso è stato accolto ed è stato annullato il provvedimento impugnato, con compensazione delle spese ed onorari del giudizio.

 

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