EQUITALIA: la cartella non può essere notificata alla moglie che pur avendo rinunciato all’eredità viva nella casa del defunto marito

In Diritto Civile
Cassazione civile, sezione sesta, ordinanza n. 1588 del 27/01/2016 [Leggi provvedimento]
Redatto dall’Avv. Claudia Simonetti

Nella successione legittima, spettano al coniuge superstite i diritti di abitazione nella casa familiare e di uso della relativa mobilia. I diritti di uso e di abitazione non sorgono a titolo successorio-derivativo ma derivano da un diverso titolo connesso alla qualità di coniuge.

Questo il principio di diritto ribadito dalla Cassazione civile, sezione sesta, con ordinanza n. 1588 del 27 gennaio 2016.

Nel caso di specie, i giudici di legittimità hanno rigettato il ricorso proposto dall’Agenzia Delle Entrate avverso la sentenza con la quale la Commissione Tributaria Regionale della Liguria aveva annullato una cartella notificata a una contribuente, in qualità di erede del marito defunto, per la riscossione di un debito tributario di quest’ultimo.

In particolare, la Commissione Tributaria Regionale aveva accolto l’eccezione di difetto di legittimazione passiva della contribuente, argomentando che costei non poteva considerarsi erede del marito defunto per aver rinunciato alla relativa eredità e che spettava all’Ufficio l’onere di provare che la predetta fosse nel possesso dei beni ereditari.

Con unico motivo di ricorso, l’Agenzia delle Entrate aveva interpellato la Suprema Corte, ritenendo che il giudice territoriale avesse erroneamente trascurato la regola di diritto secondo cui il chiamato che si trovi in possesso dei beni ereditari viene considerato erede puro e semplice se non abbia fatto l’inventario entro tre mesi dal giorno dell’apertura della successione.

Ebbene, la Suprema Corte, richiamando l’orientamento delle Sezioni Unite, ha ribadito che il solo fatto della permanenza del coniuge superstite nella casa familiare già in proprietà, anche parziale, del de cuius non può ritenersi necessariamente una manifestazione di possesso dei beni ereditari, potendo esso manifestare il mero esercizio dei diritti di abitazione e di uso.

I Giudici di legittimità hanno, altresì, evidenziato come i diritti di abitazione e di uso a favore del coniuge superstite non sorgono in capo a quest’ultimo a titolo successorio – derivativo, bensì a diverso titolo, costitutivo, fondato sulla qualità di coniuge e prescindente dai diritti successori. (sentenza n.1920/08 Sezione tributaria).

Invero, con sentenza n.4847/13 le Sezioni Unite, superando il precedente orientamento giurisprudenziale, hanno affermato che anche nella successione legittima spettano al coniuge superstite i diritti di abitazione nella casa familiare e di uso della relativa mobilia.

Da tanto deriva che il titolo che abilita il coniuge al possesso del bene trova giustificazione nella norma civilistica che lo attribuisce indipendentemente dalla qualità di erede, con cui il diritto di abitazione non ha nulla da spartire, essendo tale diritto acquisito, semmai, in forza di legato ex lege.

Alla luce di tali considerazioni, gli ermellini hanno rigettato il ricorso presentato dall’Agenzia delle Entrate, atteso che la mera permanenza del coniuge superstite nella casa del defunto marito non può considerarsi una manifestazione di possesso dei beni ereditari, tantopiù che, nella fattispecie in esame, la contribuente aveva provveduto alla rinunzia dell’eredità.

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