EMAIL: è sufficiente per provare il conferimento dell’incarico professionale

In Diritto Civile
Cassazione civile, sezione seconda, sentenza n.1792/2017 [Leggi provvedimento]
Redatto dall’Avv. Claudia Simonetti

In assenza di mandato scritto, il conferimento dell’incarico può ritenersi dimostrato anche in base alla sola email e dai fax.

Questo il principio di diritto statuito dalla Cassazione civile, sezione seconda, con sentenza n.1792/2017.

Nel caso in esame, un ingegnere aveva richiesto ed ottenuto un decreto ingiuntivo di pagamento nei confronti una sa.s. a titolo di compenso per le prestazioni professionali di consulenza ed assistenza rese al fine di consentire alla predetta società di ottenere un finanziamento regionale per investimenti in attività produttiva.

La società ingiunta si opponeva al detto decreto ingiuntivo negando il conferimento dell’incarico e, a seguito dell’espletata istruttoria, il Tribunale di Gorizia accoglieva l’opposizione e revocava il decreto ingiuntivo.

Proposto appello avverso la sentenza del giudice di prime cure, l’ingegnere soccombente evidenziava come il Tribunale non avesse considerato che l’incarico professionale ben può essere conferito in qualsiasi forma idonea a manifestare il consenso delle parti, e, nel suo caso, tale circostanza era comunque desumibile dalle prove testimoniali e documentali fornite, tra cui due comunicazioni a mezzo fax ed una mail a lui diretta dalla quale emergeva la conferma dell’ “ordine” in oggetto.

Neppure la Corte di Appello accoglieva la tesi dell’ingegnere, sull’assunto che il conferimento dell’incarico non fosse stato provato né dalle deposizioni testimoniali ne’ dai documenti.

Interpellata sul punto la Suprema Corte, il ricorrente evidenziava come la Corte territoriale avesse erroneamente ritenuto indimostrato il conferimento dell’incarico professionale dedotto in lite nonostante le deposizioni testimoniali e le comunicazioni via fax e mail lasciassero presumere il contrario.

Ebbene, i giudici di legittimità, richiamando un precedente orientamento giurisprudenziale, hanno affermato che “il rapporto di prestazione d’opera professionale, la cui esecuzione sia dedotta dal professionista come titolo del diritto al compenso, postula l’avvenuto conferimento del relativo incarico in qualsiasi forma idonea a manifestare inequivocabilmente la volontà di avvalersi della sua attività e della sua opera da parte del cliente convenuto per il pagamento di detto compenso”.

La prova dell’avvenuto conferimento dell’incarico, quando il diritto al compenso sia dal convenuto contestato sotto il profilo della mancata instaurazione di un siffatto rapporto, può essere data dall’attore con ogni mezzo istruttorio, anche per presunzioni, mentre compete al giudice di merito valutare se, nel caso concreto, questa prova possa o meno ritenersi fornita, sottraendosi il risultato del relativo accertamento, se adeguatamente e coerentemente motivato, al sindacato di legittimità.

In tale prospettiva, gli ermellini hanno rilevato che, potendo la prova del conferimento dell’incarico professionale discendere anche tramite presunzioni, il giudice, chiamato a esercitare la sua discrezionalità nell’apprezzamento e nella ricostruzione dei fatti, deve altresì esplicitare il criterio logico posto a base della selezione degli indizi e le ragioni del suo convincimento.

Nella fattispecie in esame, è evidente, dunque, l’errore in cui è incorsa la Corte di Appello nella disamina delle prove testimoniali e documentali, atteso che il ricorrente, al fine di dimostrare l’avvenuto conferimento dell’incarico, aveva prodotto ben due comunicazioni fax e una comunicazione mail inviategli dalla società, in cui veniva chiesto al professionista di verificare quanto richiesto all’azienda stessa da un soggetto deputato a verificare l’assolvimento degli obblighi di legge e a rilasciare la certificazione di qualità che la s.a.s. voleva ottenere e per la quale si era rivolta all’ingegnere.

In conclusione, la Suprema Corte, ritenuto, altresì, configurato il denunciato vizio di motivazione omessa o insufficiente della sentenza della Corte di Appello, ha accolto il ricorso non avendo il giudice di merito spiegato in maniera alcuna le ragioni per le quali le comunicazioni a mezzo fax e mail fossero prive di valenza dimostrativa del conferimento dell’incarico professionale in favore del ricorrente ingegnere.

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