ELEZIONE DI DOMICILIO: rimane anche se il difensore rinuncia al mandato

In Diritto penale commerciale
Cassazione penale, sezione seconda, sentenza n.3859 del 26/01/2017 [Leggi provvedimento]
Redatto dalla Dott.ssa Fiorella Todisco

“La rinuncia al mandato da parte del difensore non fa venir meno l’efficacia dell’elezione di domicilio presso il suo studio eseguita dall’imputato, in assenza di un formale provvedimento di revoca della predetta elezione”.

Questo il principio di diritto espresso dalla Suprema Corte, seconda sezione penale, nella sentenza n. 3859 del 26 gennaio 2017.

Nel caso di specie, i ricorrenti impugnavano innanzi alla Corte di Cassazione la pronuncia di appello che confermava la sentenza di prime cure con cui erano stati condannati, sotto il vincolo della continuazione ed in concorso tra loro, alle pene per i reati di cui agli artt. 609-octies, commi 1 e 3 in relazione agli artt. 609-bis, 609-ter n. 4 c.p., 605 c.p., 61 n. 2 c.p. e 628 comma 3 n. 1 c.p.

Nel dettaglio, i ricorrenti proponevano ricorso per lamentare la nullità della suddetta sentenza e del giudizio di appello per violazione degli artt. 601 e 161 c.p.p. in relazione all’art. 178, lett. c) c.p.p.

Il relativo excursus processuale si è articolato come segue.

I ricorrenti avevano eletto domicilio presso un nuovo difensore di fiducia nelle more tra il primo ed secondo grado di giudizio.
Tuttavia, successivamente alla pronuncia emessa dal Tribunale e dopo la proposizione del gravame, l’avviso di fissazione dell’udienza di trattazione veniva erroneamente notificato presso il difensore di ufficio originariamente nominato ed ai condannati presso lo stesso.
A seguito di tali eventi, dunque, la Corte d’Appello, rilevata l’omessa rituale notifica del decreto di citazione, disponeva il rinvio del procedimento a nuovo ruolo, fissando una diversa udienza ed effettuando la relativa comunicazione al nuovo legale.

Poco dopo, però, a mezzo fax, quest’ultimo rendeva edotti i giudici della propria rinuncia al mandato difensivo ed, in virtù di ciò, il Presidente, mediante decreto, confermava l’udienza fissata in origine, disponendo la notifica del provvedimento all’avvocato nominato d’ufficio.
All’udienza, tuttavia, proprio questi ne eccepiva la tardività, così, la Corte d’Appello, dato atto di ciò, decideva per un rinvio della trattazione a nuovo ruolo e notificava la relativa comunicazione ai difensori ed agli imputati direttamente ai sensi dell’art. 161, comma 4, c.p.p., avvisando anche il difensore d’ufficio.

Nell’impugnazione innanzi alla Corte di Cassazione, si evidenziava che non risultasse che il legale rinunciatario, nella sua qualità di domiciliatario, avesse mai espressamente rifiutato la notifica degli atti, unica eventualità che avrebbe, invece, eventualmente consentito l’applicazione della procedura ex art. 161 comma 4 c.p.p. Si eccepiva, inoltre, che non poteva avere alcuna influenza l’avvenuto trasferimento del professionista presso altro studio, posto che la stessa formulazione letterale dell’atto di elezione faceva riferimento alla domiciliazione “presso il difensore” con un inequivoco riferimento ad personam, a prescindere dal luogo in cui lo stesso si trovasse.

I giudici di Piazza Cavour, dunque, esaminando la doglianza, decidono per la fondatezza del ricorso in esame, annullano la sentenza e rinviano ad altra sezione di Corte d’Apello per un nuovo processo.

Nello specifico, la Cassazione evidenzia come, secondo il consolidato insegnamento della giurisprudenza di legittimità, la rinuncia al mandato da parte del difensore non faccia venir meno l’efficacia dell’elezione di domicilio presso il suo studio, laddove non provveda formalmente a revocarla.

Ciò perché il domicilio può essere eletto anche presso una persona che non abbia la qualità di difensore o che l’abbia perduta, in quanto trattasi di un atto distinto e diversificato, per quanto concerne i fini, dalla nomina del difensore.

La doglianza dei ricorrenti, nel caso di specie, appare dunque giustificata per il fatto che la notificazione della nuova udienza non era stata effettuata presso il difensore domiciliatario, bensì presso quello di ufficio.

A ben vedere, il principio cristallizzato nella sentenza in esame si pone a conferma di una precedente pronuncia della seconda sezione penale della Corte di Cassazione n. 31969/15, con cui i giudici di legittimità avevano chiarito che l’elezione di domicilio, essendo un atto formale dell’imputato, deve essere seguito da un atto di revoca altrettanto formale.

Infatti, «la nomina del difensore, l’elezione di domicilio e le rispettive revoche, corrispondono a scopi diversi, e la revoca dell’una non comporta anche la revoca dell’altra: trattasi di distinti istituti processuali aventi oggetto e finalità diversa. Per la loro autonomia, il venir meno della qualità di difensore presso il quale sia stato eletto domicilio, non fa cessare gli effetti dell’elezione (o viceversa), senza una espressa dichiarazione dell’interessato nella stessa forma con la quale essa è avvenuta, in quanto l’elezione è un atto formale e tale deve essere anche l’atto di revoca, con la conseguenza che le notificazioni eseguite al domicilio eletto sono assistite dalla presunzione legale, non suscettibile di dimostrazione contraria, che l’interessato abbia avuto o potuto avere notizia dell’atto di cui si tratta».

 

 

 

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