Economia giuridica: Misure per il sostegno e la valorizzazione dei piccoli comuni, nonché disposizioni per la riqualificazione e il recupero dei centri storici

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Redatto dal. dott. Luca Di Procolo

Introduzione

Legge 158/2017   Misure per il sostegno e la valorizzazione dei piccoli comuni, nonché disposizioni per la riqualificazione e il recupero dei centri storici dei medesimi comuni

Il 17 novembre dello scorso anno (2017 ndr) è entrata in vigore la legge n. 158, la cd “legge sui piccoli comuni”, la quale prova a dare applicazione degli articoli 3, 44, secondo comma, 117 e 119, quinto comma, della Costituzione, in coerenza con gli obiettivi di coesione economica, sociale e territoriale di cui all’articolo 3 del Trattato sull’Unione europea e di pari opportunità per le zone con svantaggi strutturali e permanenti di cui all’articolo 174 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea.

La legge in sintesi

La presente legge, infatti, così come sancito all’articolo 1, mira a favorire il sostenibile sviluppo economico, sociale, ambientale e culturale dei piccoli comuni (vale a dire, i comuni con popolazione residente fino a 5.000 abitanti nonché i comuni istituiti a seguito di fusione tra comuni aventi ciascuno popolazione fino a 5.000 abitanti e che potranno beneficiare del finanziamento previsto all’articolo 3 solo se rientranti in una delle tipologie elencate all’articolo 1),  promuovere l’equilibrio demografico del Paese e tutelare e valorizzare il loro patrimonio naturale, rurale, storico-culturale e architettonico.  Inoltre, viene stimolata l’adozione di misure in favore dei residenti nei piccoli comuni e delle attività produttive ivi insediate, con particolare riferimento al sistema dei servizi essenziali, al fine di contrastarne lo spopolamento e di incentivare l’afflusso turistico. Viene riconosciuta l’importanza che l’insediamento nei piccoli comuni rappresenta a livello locale, soprattutto per le attività di contrasto del dissesto idrogeologico e per le attività di piccola e diffusa manutenzione e di tutela dei beni comuni.

Si prevede, peraltro, che i dati concernenti la popolazione vadano aggiornati ogni tre anni e resi pubblici in modo da predisporre un elenco dei piccoli comuni sulla base di specifici parametri per la determinazione delle tipologie di comuni rientranti nel campo di applicazione della presente legge fissati con decreto del Ministro dell’interno, di concerto con gli altri Ministri competenti.

Con l’articolo 2 si dispone che la qualità e l’efficienza dei servizi essenziali venga promossa da una pluralità di enti territoriali in diversi ambiti (quali l’ambiente, i trasporti e la viabilità) attraverso progetti sperimentali di incentivazione alla residenzialità. A tal fine è prevista la facoltà dei piccoli comuni di istituire centri multifunzionali per la prestazione degli specifici servizi ai cittadini nonché di stipulare apposite convenzioni con i concessionari dei servizi medesimi ovvero con gli imprenditori agricoli nonché specifici contratti d’appalto.

Con l’articolo 3 viene istituito un Fondo, nello stato di previsione del Ministero dell’interno, per lo sviluppo strutturale, economico e sociale dei piccoli comuni, al fine di finanziare gli investimenti per specifiche finalità.  A tal proposito, verrà, con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, predisposto un Piano nazionale per la riqualificazione dei piccoli comuni e un elenco degli interventi prioritari, da aggiornare ogni tre anni.

L’articolo 4 disciplina gli interventi di recupero e la riqualificazione dei centri storici nonché la promozione di alberghi diffusi mentre con l’articolo 5 vengono predisposte le misure volte all’acquisizione e alla riqualificazione di immobili per contrastare l’abbandono di terreni e di edifici in stato di abbandono o di degrado.

L’articolo 6  disciplina l’acquisizione delle case cantoniere e la realizzazione di circuiti e itinerari turistico-culturali. In particolare, si consente ai piccoli comuni di acquisire o di stipulare intese per il recupero di case cantoniere e di stazioni ferroviarie non più utilizzate, nonché di acquisire sedime ferroviario dismesso e non recuperabile all’esercizio ferroviario per finalità connesse alla valorizzazione dei propri territori.

L’articolo 7 attribuisce ai piccoli comuni la possibilità di stipulare con le diocesi della Chiesa cattolica e con le rappresentanze delle altre confessioni religiose che hanno concluso intese con lo Stato convenzioni per la salvaguardia e il recupero dei beni culturali, storici, artistici e librari degli enti ecclesiastici o degli enti delle confessioni religiose civilmente riconosciuti.

Ai sensi dell’articolo 8, si disciplinano gli interventi di sviluppo, nei piccoli comuni, della rete in banda ultra larga e programmi di e-government al fine di raggiungere l’obiettivo, previsto dall’Agenda digitale europea, di garantire, entro il 2020, a tutti i cittadini l’accesso alle reti a connessione veloce e ultraveloce.

L’articolo 10 dispone che il Dipartimento per l’informazione e l’editoria (presso la Presidenza del Consiglio dei ministri) promuova la stipulazione di una “intesa” tra Governo, Associazione nazione dei Comuni italiani, Federazione italiana editori giornali e rappresentanti delle agenzie di distribuzione della stampa quotidiana, onde “adottare le iniziative necessarie” affinché la distribuzione dei quotidiani sia assicurata anche nei piccoli Comuni.

Ai sensi dell’articolo 11, è prevista la possibilità, per i comuni, di promuovere il consumo e la commercializzazione dei prodotti agricoli e alimentari provenienti da filiera corta e dei prodotti agricoli e alimentari a chilometro utile mentre l’articolo 12 disciplina, nello specifico, le misure per favorire la vendita dei prodotti provenienti dalla filiera corta o a chilometro utile.

L’articolo 13 reca disposizioni in materia di attuazione delle politiche di sviluppo, tutela e promozione delle aree rurali e montane ponendo in capo ai piccoli comuni che esercitano in forma associata le funzioni fondamentali, l’obbligo di svolgere altresì in forma associata le funzioni di programmazione in materia di sviluppo socio-economico nonché quelle relative all’impiego delle occorrenti risorse finanziarie.

All’articolo 14 si prevede che il  MIBACT, ogni anno, predisponga delle iniziative per la promozione cinematografica.

L’articolo 15 dispone che il Presidente del Consiglio dei ministri predisponga, coerentemente con la strategia nazionale per lo sviluppo delle aree interne del Paese, il Piano per l’istruzione destinato alle aree rurali e montane.

Infine, l’articolo 16 reca semplicemente una clausola di invarianza finanziaria.

Conclusioni

Con queste poche e semplici disposizioni il Legislatore è intervenuto su una materia, lo spopolamento dei piccoli centri rurali, che pare essere tornato “di moda” (anche grazie ad un interessamento da parte dell’Unione Europea) dopo un periodo in cui è sembrato quasi un argomento negletto.

È certamente un provvedimento che rappresenta un segnale di novità per le politiche del territorio nei piccoli Comuni italiani vivono, infatti, circa 10 milioni di persone che si trovano però a gestire circa il 50 per cento del territorio. Il 72 per cento dei Comuni, infatti, ha meno di 5.000 abitanti, eppure essi rappresentano una realtà importantissima per la difesa dell’ambiente, dell’agricoltura e dei beni culturali. Basti pensare che in essi si trova il 16 per cento dei musei, dei monumenti e delle aree archeologiche e vi si produce la gran parte dei nostri prodotti a denominazione d’origine riconosciuta. L’identità del Paese è costituita dai mille campanili; una realtà messa però in discussione dal fenomeno dello spopolamento, che non conosce sosta e mette a rischio la stessa sopravvivenza dell’eccezionale diversità culturale, vera ricchezza del nostro Paese.

Alla luce di quanto appena scritto, appare pertanto evidente che la cifra stanziata dal Governo (15 milioni di euro annui) appaiono un buon inizio ma di certo non sono un punto di arrivo.

Per tutelare questo immenso patrimonio appare dunque inevitabile, a partire dalla prossime disposizioni finanziarie, incrementare il fondo di cui all’articolo 3 della presente legge per garantire l’effettiva vigenza della legge in argomento. In assenza di ciò queste disposizioni rischiano di rimanere “lettera morta”.

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