Donazione: irrevocabilità in caso di figlio successivo

In Diritto Civile
Corte di Cassazione, sentenza n. 5345/17 [Leggi la sentenza]

Redatto a cura dell’Avv. Mordà

La donazione non è revocabile nel caso in cui sopraggiunga un altro figlio.

Nel caso di specie, un padre separato dalla moglie chiedeva al Tribunale di Roma la revoca, ai sensi dell’art. 803 c.c, della donazione di un immobile disposta a favore dell’ex coniuge, in quanto era sopraggiunto un terzo figlio, nato dal rapporto dello stesso con un’altra donna.

A seguito del rigetto della domanda in I e II grado, l’attore sollevava dinanzi alla Corte di Cassazione la questione di legittimità costituzionale dell’art. 803 c.c. per contrarietà agli artt. 3-30 Cost. , nella parte in cui esso prevede la revoca della donazione nella sola ipotesi in cui al momento della sua stipula, il donante non avesse alcun figlio o non fosse, in alternativa, consapevole di averne.

L’attore lamentava,  più precisamente, un’ingiustificata disparità di trattamento tra figli legittimi legati al precedente matrimonio e il figlio naturale, nato dall’unione con la nuova compagna ed una conseguente lesione dei doveri nascenti dal vincolo familiare.

La Corte di Cassazione, tuttavia, con sent. n. 5345/2017, confermava il consolidato orientamento giurisprudenziale in materia di revocabilità della donazione per sopravvenienza di figli, ritenendo infondata la questione sollevata dall’attore ed evidenziando che ai fini della configurazione della fattispecie legale di cui all’art. 803 c.c. è necessaria la sussistenza di un presupposto imprescindibile: l’assenza di figli del donante al momento della conclusione della donazione.

L’iter logico che percorre la sentenza in esame e che giustificherebbe l’impossibilità di equiparare i primi figli con quello sopraggiunto, si fonda su una complessa analisi dello status psicologico del donante all’atto della stipula del contratto di donazione.

La Corte, in particolare, sottolinea che un soggetto che non ha mai avuto figli non è in grado di valutare l’opportunità di sottrarre un’attribuzione di ricchezza dal proprio patrimonio in favore del donatario beneficiario e pertanto sarebbe legittimato a revocare l’atto di donazione al momento in cui diventa genitore per la prima volta.

Gli Ermellini individuano nella nascita del primo figlio un momento cruciale in cui si creerebbe ex novo  un sentimento d’amore mai provato e non ripetibile successivamente, posto che a partire da tale circostanza, la persona che ha ormai assunto la qualità di genitore, avrebbe acquisito quel grado di maturità genitoriale tale da saper ponderare la decisione di stipulare una donazione e di considerare gli eventuali effetti che quest’ultima potrebbe riversare sulla prole.

I giudici di legittimità osservano come l’indirizzo giurisprudenziale e dottrinale prevalente sia concorde nel ritenere che i discendenti successivi al primo figlio non possono essere posti sullo stesso piano del primogenito ai fini dell’applicabilità dell’art. 803 c.c.; disposizione attraverso cui il legislatore si sarebbe prefigurato l’obiettivo di contemperare da un lato il diritto di ripensamento del donante, a tutela di soggetti minorenni, meritevoli di una particolare protezione da parte dell’ordinamento giuridico, e dall’altro il diritto del donatario beneficiario di non essere privato della ricchezza ricevuta in ragione di un ampliamento delle ipotesi legittimanti la revoca della donazione.

Nella sentenza di cui si tratta è richiamata la Cass. n. 6761/2012 secondo cui “la ratio dell’istituto deve essere individuata, come già affermato dalla Corte Costituzionale nella sentenza n. 250/2000, nell’esigenza di consentire al donante di riconsiderare l’opportunità dell’attribuzione già disposta a fronte della sopravvenuta nascita di un figlio o della sopravvenuta conoscenza della sua esistenza.

Occorre ricordare che la disciplina di cui all’art. 803 c.c. rappresenta una deroga eccezionale al principio generale secondo cui il vincolo contrattuale può sciogliersi solo in virtù di un mutuo consenso tra le parti.

Nonostante il fine della norma di cui all’art. 803 c.c. sia proprio quello di soddisfare le esigenze della prole, la giurisprudenza ammette apertamente una disparità di trattamento tra il primogenito e i discendenti successivi, atteso che il rapporto di parentela di questi ultimi col donante sarebbe meno stretto del rapporto di filiazione tra il donante e il primo figlio.

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