DOCUMENTAZIONE BANCARIA: può richiedersi ex art. 119 T.U.B. anche in corso di causa

In Diritto Civile
Cassazione civile, sezione prima, sentenza n.11554 del 11/05/2017 [Leggi provvedimento]
Redatto dal Dott. Lorenzo Mariconda

Il potere del correntista di chiedere alla banca di fornire la documentazione relativa al rapporto di conto corrente tra gli stessi intervenuto può essere esercitato, ai sensi del comma 4 dell’art. 119 del vigente testo unico bancario, anche in corso di causa e a mezzo di qualunque modo si mostri idoneo allo scopo

Questo è il principio di diritto enunciato dalla Corte di Cassazione, Sez. I, con la sentenza 11554/17 pubblicata il giorno 11 maggio ed avente ad oggetto il delicato tema della trasparenza bancaria.

La Suprema Corte si trova a dover intervenire a seguito di un ricorso introdotto da una clinica privata, volto a censurare la decisione della Corte d’Appello di Bologna, che aveva negato la possibilità di ottenere l’esibizione dei documenti bancari richiesti dalla ricorrente in corso di causa avverso un istituto di credito.

La motivazione del giudice di merito si fondava essenzialmente su due osservazioni: in primis, sarebbe stata richiesta ai sensi dell’art. 210 c.p.c. unicamente esibizione degli estratti conto relativi ai rapporti bancari di conto corrente e di conto anticipi; inoltre, se realmente il richiedente non avesse disposto di tali informazioni, nella ricostruzione del giudice di seconde cure, avrebbe potuto avvalersi del disposto di cui all’art. 119, comma 4 del TUB, che sancisce il diritto di richiedere copia della documentazione direttamente alla banca.

Nel caso di specie, secondo il collegio bolognese, la richiesta dell’appellante non poteva essere accolta in quanto non risultava aver provato ad esercitare il proprio diritto prima di avviare l’azione giudiziale.

Il ricorso per Cassazione, articolato in due motivi, si basa essenzialmente sull’errata interpretazione della norma del testo unico bancario.

Esso viene accolto e la sentenza cassata con rinvio.

Giova ricordare il testo dell’art. 119, c. 4 T.U.B., il quale recita: “Il cliente, colui che gli succede a qualunque titolo e colui che subentra nell’amministrazione dei suoi beni hanno diritto di ottenere, a proprie spese, entro un congruo termine e comunque non oltre novanta giorni, copia della documentazione inerente a singole operazioni poste in essere negli ultimi dieci anni. Al cliente possono essere addebitati solo i costi di produzione di tale documentazione”.

Alla luce del tenore letterale di tale disposizione, gli ermellini prospettano una duplice violazione compiuta dal giudice di merito.

In primo luogo, esso avrebbe affermato che la facoltà di richiedere i documenti possa essere esercitata dal correntista solo prima che il giudizio relativo a tali produzioni venga instaurato; in aggiunta, ci si sarebbe trovati con l’assurda conseguenza che una richiesta giudiziale di esibizione non potesse integrare gli estremi di cui all’art. 119 T.U.B.

In realtà, continua il Giudice di Legittimità, dal disposto del testo non risulta alcuna limitazione relativa all’eventuale impossibilità di richiesta a seguito dell’inizio di una fase giudiziale. Ciò in quanto la norma in questione è uno degli strumenti principali di trasparenza posti a tutela dei soggetti che si trovino ad avere rapporti con intermediari bancari nonché un mezzo con cui onerare l’istituto di credito di un dovere di protezione consistente nel fornire, su richiesta e fino a 10 anni dopo il termine del rapporto, gli idonei supporti documentali al cliente.

La ricostruzione compiuta dalla corte bolognese, con cui si limita l’esercizio del potere in capo al cliente soltanto alla fase anteriore all’eventuale giudizio promosso nei confronti dell’intermediario, non può accogliersi: essa, infatti, finirebbe per trasformare uno strumento di tutela a favore del privato in un onere inaccettabile. Peraltro, sottolineano gli ermellini, tale potere non necessita né di formalità espressive né di particolari vesti documentali.

Alla luce di ciò, la Corte di Cassazione conclude la pronuncia sancendo il principio per il quale il correntista può richiedere la documentazione relativa al rapporto di conto corrente anche in corso di causa e a mezzo di qualunque modo si mostri idoneo allo scopo.

 

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