Divorzio e assegno ai figli: stesso tenore di vita in costanza di convivenza

In Diritto Civile
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Cassazione Civile, Sentenza 3922/2018 [Leggi la sentenza]
 Redatto dall’Avv. Chiara Aresta

“I figli hanno il diritto di mantenere il tenore di vita loro consentito dai proventi e dalle disponibilità concrete di entrambi i genitori, e cioè quello stesso che avrebbero potuto godere in costanza di convivenza”.

Nella sentenza in esame, la Suprema Corte di Cassazione ha affrontato un caso che trae origine da una sentenza di divorzio. Il Giudice di prime cure determinava la somma di euro 600,00 per l’assegno di mantenimento spettante al padre nei confronti dei due figli conviventi con la madre e, in capo allo stesso, poneva l’onere esclusivo di provvedere al mantenimento del terzo figlio con lui convivente. La Corte d’Appello dell’Aquila, con sentenza n. 544 del 27.5.2016, confermava la decisione presa in primo grado.

Nel ricorso presentato dal padre, il ricorrente esponeva tre motivi di censura contestando l’iter logico giuridico seguito dalla Corte d’Appello e, in particolare, esponendo una falsa applicazione degli artt. 112, 115 e 116 c.p.c., nonché un difetto di motivazione e un omesso esame del fatto decisivo in relazione al giudizio di bilanciamento ex art. 337 ter c.c.

La Suprema Corte ha rigettato i motivi di ricorso, deducendo la circostanza per la quale il Collegio aveva autorizzato la redazione della motivazione in forma semplificata e, in merito all’argomentazione relativa alla disparità di trattamento tra i figli conviventi con la madre e il figlio convivente con il padre, la Corte l’ha ritenuta una circostanza nuova non trattata in primo grado e comunque afferente a valutazioni di merito.

Per quanto attiene, invece, l’omessa pronuncia sulle censure mosse nei confronti della sentenza di primo grado circa i rispettivi cespiti reddituali, gli Ermellini hanno dichiarato che la Corte territoriale ha valutato le doglianze dei cespiti reddituali delle parti con esito sfavorevole al ricorrente, in considerazione del reddito, da lui dichiarato, pari al doppio di quello della madre.

Irrilevanti e fuori contesto sono state considerate le dedotte violazioni degli artt. 115 e 116 c.p.c., in quanto la prima di dette disposizioni può solo denunciare che il giudice abbia giudicato sulla base di prove non introdotte dalle parti, la seconda è concepibile quando il giudice abbia attribuito il valore di prova legale ad una circostanza da valutare secondo il suo prudente apprezzamento, o viceversa.  Ad ogni modo, tali vizi non sono stati in alcun modo dedotti dalla parte attorea.

Il noto addio al tenore di vita goduto in costanza di matrimonio, che non rientra più nei parametri per la concessione dell’assegno divorzile all’ex, non riguarda i figli, i quali quindi, in caso di divorzio dei genitori, hanno diritto a mantenere il medesimo tenore di vita del quale godevano quando i genitori erano ancora una coppia.

In conclusione, non basta che l’importo dell’assegno di mantenimento sia sufficiente per mero sostentamento dei figli; il giudice deve considerare anche altre esigenze, come quelle sociali, sportive e scolastiche.

D’altronde è lo stesso Codice Civile a stabilire che è responsabilità dei genitori assecondare le inclinazioni e le aspirazioni dei figli, le quali vengono sicuramente influenzate dallo stile di vita che questi hanno mantenuto negli anni in cui i genitori erano felicemente sposati.

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