DIRITTO CIVILE: la rivalutazione della liquidazione del danno e degli interessi in caso di illecito aquiliano

In Diritto Civile
Cassazione civile, sezione terza, sentenza n. 19987 del 06/10/2016 [Leggi provvedimento]
Redatto dalla Dott.ssa Federica Peluso

Nel caso di ritardato adempimento di una obbligazione di valore, quale è quella che ha ad oggetto il risarcimento del danno aquiliano, la liquidazione deve avvenire dapprima rivalutando il credito all’epoca della liquidazione (oppure liquidandolo direttamente in moneta attuale), operazione che serve a ricostituire il patrimonio del danneggiato; quindi stimando gli effetti della mora debendi, operazione che può essere compiuta calcolando il rendimento, per ogni anno di mora e ad un saggio di interessi scelto equitativamente dal giudice, di un capitale pari all’importo del credito rivalutato anno per anno.

La Cassazione nell’ottobre 2016 è tornata a pronunciarsi su una lunga e complessa vicenda giudiziaria, avente origine nel 1994 quando il Tribunale di Latina ha accolto la domanda di risarcimento del danno promossa da una s.n.c. per l’allagamento dei locali del proprio esercizio commerciale – ed il conseguente danneggiamento di strutture e merci – a causa di un difetto di manutenzione della struttura di proprietà di una Banca, la quale si era costituita eccependo il caso fortuito per l’eccezionale pioggia che aveva colpito la città di Latina.

A seguito del ribaltamento della pronuncia da parte della Corte d’appello di Roma che aveva ritenuto insussistente la responsabilità della Banca “per l’inusitata intensità” dell’evento metereologico, la Corte di Cassazione nel 2008 aveva cassato con rinvio ritenendo la sentenza di seconda istanza non adeguatamente motivata.

In sede di rinvio, la Corte d’appello di Roma ha accolto l’istanza di risarcimento non ritenendo vinta la presunzione di cui all’art. 2051 c.c. in quanto la Banca non aveva provato se anche nel luogo in cui si trovava l’immobile le piogge fossero eccezionali e l’imprevedibilità e l’inevitabilità della rottura del muro e del conseguente allagamento.

La Suprema Corte, nel vagliare i sette motivi di ricorso proposti dalla Banca, si sofferma in particolar modo sul vizio di violazione e falsa applicazione dell’art. 1905 c.c., rigettando i restanti motivi che miravano ad una rivalutazione delle prove compiute dal giudice di merito. La Corte d’appello, dopo aver rivalutato il credito dal momento del pagamento dell’acconto della banca debitrice nel 2003, aveva condannato la Banca al pagamento del capitale rivalutato più gli interessi e la rivalutazione dal momento dell’evento dannoso al deposito della sentenza calcolando due volte la rivalutazione.

I giudici di legittimità accolgono il ricorso sottolineando che il risarcimento del danno aquiliano ha ad oggetto un’obbligazione sì di valore ma cui non possono applicarsi le norme codicistiche in tema di mora nelle obbligazioni pecuniarie (artt. 1194, 1224. 1282 c.c.). L’inapplicabilità di queste disposizioni non implica però che la mora del debitore in tali casi resti priva di risposta.

La Corte, infatti, specifica che il giudice chiamato a liquidare un’obbligazione di valore deve compiere due specifiche operazioni:

  • la rivalutazione del credito risarcitorio al momento della liquidazione per ricostituire la consistenza patrimoniale del soggetto leso precedentemente al fatto illecito;
  • la considerazione dell’ulteriore danno da ritardato adempimento, o mora debendi, attraverso l’applicazione di un saggio di interesse – scelto preferibilmente in via equitativa tenendo conto delle specificità del caso di volta in volta in esame – sul credito devalutato all’epoca del sinistro e poi rivalutato di anno in anno oppure rivalutato in base ad un indice medio tra quello dell’epoca del fatto e quello dell’epoca della liquidazione, secondo quanto affermato da Sez. Un. 17.2.1995 n. 1712

Nel caso de quo, la Corte d’appello aveva confuso la rivalutazione con gli interessi condannando il debitore a pagare una somma rivalutata due volte. La sentenza va dunque cassata poiché, in caso di ritardato adempimento di un’obbligazione di valore, il giudice deve liquidare il danno prima rivalutando il credito all’epoca della liquidazione e poi stimando gli effetti della mora debendi.

L’erroneità della sentenza d’appello non ha determinato la necessità di un nuovo rinvio potendo i giudici di legittimità procedere alla rideterminazione del danno sulla base degli elementi di fatto già accertati in sede di merito. Hanno quindi compiuto la corretta operazione di liquidazione, non effettuata nel grado di giudizio precedente, e hanno proceduto a rivalutare il credito risarcitorio, detrarre gli acconti già pagati dal debitore e, infine, a calcolare gli interessi compensativi sul credito residuo.

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