DIRITTO ALL’OBLIO E DIRITTO DI SATIRA: il caso Venditti

In Diritto penale commerciale
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Cassazione civile, sezione prima, sentenza n. 6919 del 20/03/2018 [Leggi provvedimento]
Redatto dalla dott.ssa Federica Antonacci

La Corte di Cassazione nella sentenza n. 6919/2018 affronta per la prima volta il rapporto tra diritto all’oblio e diritto di satira. La vicenda prende le mosse da un’azione di risarcimento danni per violazione del diritto all’oblio e lesione della reputazione intentata dal noto cantautore Antonello Venditti contro la Rai, per aver la stessa trasmesso, nell’aprile 2005, un video risalente a 5 anni prima in cui il cantante rifiutava in malo modo di concedere un’intervista all’inviato della trasmissione, inserendo il suddetto video nella “classifica dei personaggi più anticipatici e scorbutici del mondo dello spettacolo” con commenti sarcastici contro il cantautore.

In primo grado e successivamente in appello veniva rigettata la richiesta di risarcimento dell’artista, sul presupposto per cui lo stesso riveste la qualifica di figura pubblica che, come tale, non può avere diritto all’oblio.

Giova preliminarmente ricordare che il diritto all’oblio è quella situazione giuridica soggettiva appartenente ai diritti della persona in forza dell’art. 2 Cost., dell’art. 8 Cedu e artt. 7 e 8 della Carta di Nizza, che viene generalmente ammesso nei confronti di qualsiasi consociato, salvo che si tratti di figura considerata pubblica.

La Cassazione si rivela di contrario avviso e rileva, elencando tutti i precedenti fondamentali in materia attraverso un excursus delle pronunce più rilevanti a livello europeo, che il diritto all’oblio prevale sul diritto del pubblico ad accedere alla notizia quando l’informazione è divenuta “ormai non più di interesse apprezzabile dalla società”, ovvero quando non contribuisce più ad un dibattito di interesse pubblico, non attiene a ragioni di giustizia, di polizia, a scopi scientifici, didattici e culturali, nonché quando non attiene ad un soggetto con un grado di notorietà tale da assurgere allo stato di figura pubblica.

Pertanto la sentenza in esame elenca, sulla scorta della giurisprudenza a livello nazionale ed europeo, i parametri necessari per operare un bilanciamento tra il diritto all’oblio ed il diritto di cronaca, nella forma del diritto alla satira, affermando che il diritto all’oblio può subire delle compressioni solo se la notizia ha contribuito ad un dibattito di interesse pubblico, o se sussistono ragioni di giustizia, di polizia, scopi scientifici didattici e culturali, ovvero se la notizia è di attualità, nonché continente e veritiera, ed infine se il soggetto ricopre la qualifica di figura pubblica e gli viene concesso il diritto di replica prima della diffusione della notizia.

Dopo aver elencato tali parametri, la Corte, applicandoli al caso concreto promosso dal cantautore, rileva come nessuno dei suddetti possa dirsi integrato per la vicenda in esame, e che pertanto la Rai ha illegittimamente ritrasmesso il video, operando una ingiustificata compressione del diritto all’oblio dell’artista, unicamente per fini divulgativi, commerciali e di audience televisivo. Né, secondo la Cassazione, la Rai può legittimamente invocare il diritto alla satira, qualificato come l’aspetto corrosivo del diritto di critica e cronaca in relazione a vicende di interesse generale e stigmatizzato attraverso commenti irriverenti atti a sviluppare un ragionato dissenso. La Corte precisa che la satira non può mai ridursi ad una ingiustificata e gratuita lesione della reputazione di un soggetto, non contestualizzata nell’ambito della denuncia sociale o politica.

In conclusione il diritto di satira esercitato dalla trasmissione televisiva non è legittimo, in quanto puramente lesivo della reputazione del cantautore, nonché costituente un fatto del tutto inidoneo ad aprire un dibattito di pubblico interesse, né rispondente a ragioni di giustizia, sicurezza pubblica, interesse scientifico o didattico, tali da poter giustificare una nuova diffusione della vicenda da parte della trasmissione televisiva.

Inoltre, deve ritenersi che oltre a non sussistere alcun interesse apprezzabile ed attuale alla diffusione del video, il cantautore, pur essendo un personaggio noto, non può qualificarsi come figura pubblica di interesse nazionale.

In conclusione la Cassazione accoglie il ricorso del Venditti, ritenendo che in assenza dei presupposti elencati, nonché del diritto di satira in capo alla trasmissione televisiva, la pubblicazione di una informazione concernente una persona determinata, a distanza di tempo da fatti ed avvenimenti che la riguardano, non può che integrare la violazione del diritto all’oblio come configurato dalle disposizioni normative e dai principi giurisprudenziali.

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