Il delitto di dichiarazione fraudolenta mediante utilizzazione di fatture

In Diritto penale commerciale
Cassazione penale, sezione terza, sentenza n.10507 del 16/12/2016 [Leggi provvedimento]
Redatto dalla Dott.ssa Giuseppina Verbena

“Il delitto di dichiarazione fraudolenta mediante utilizzazione di fatture per operazioni inesistenti si connota come reato di pericolo e di mera condotta, che si perfeziona nel momento in cui la dichiarazione è presentata agli uffici finanziari e prescinde dal verificarsi dell’evento di danno.”

Questo è il principio di diritto testé riportato, enunciato dalla Cassazione penale, sezione terza, con sentenza n.10507 del 16 dicembre 2016.

Nel caso di specie, la Corte d’appello di Milano aveva confermato la sentenza del Tribunale di Milano con cui  gli imputati erano stati condannati per il reato di dichiarazione fraudolenta, stante l’utilizzazione, da parte dei predetti, di due fatture per operazioni inesistenti dell’anno 2008.

I ricorrenti hanno pertanto impugnato la pronuncia di appello innanzi alla Corte di Cassazione, denunciando i seguenti motivi:

  1. a) violazione degli artt. 585 e 603 cod. proc. pen.;
  2. b) mancanza di motivazione con riferimento alla prova dell’elemento soggettivo del reato;
  3. c) mancanza assoluta di motivazione in ordine ai rilievi, idonei a significare l’assenza di danno concreto, sollevati con l’atto di appello.

Come premesso dalla sentenza impugnata, le due fatture, la cui utilizzazione è stata contestata in imputazione, hanno riguardato la compravendita di una casa di civile abitazione e di due capannoni;  secondo la Suprema Corte la circostanza che nessuna di dette compravendite sottostanti sia stata poi portata effettivamente a compimento è stata correttamente valutata come inidonea a dimostrare la mancanza del dolo richiesto stante la natura di pericolo del reato in oggetto.

I giudici di appello hanno precisato, peraltro, che tutte le fatture erano state emesse nella stessa data del 27/12/2008 in relazione a vendite avvenute tutte contestualmente e che lo storno delle fatture era stato pacificamente effettuato successivamente alle perquisizioni da parte della G.d.f. senza che fosse stata rinvenuta documentazione giustificativa delle ragioni della risoluzione del contratto scrittura privata in data 27/12/2008.

La Cassazione, sezione terza, ha pertanto dichiarato inammissibili i ricorsi e ha condannato entrambi i ricorrenti al pagamento delle spese processuali e della somma di denaro di Euro 2.000 in favore della cassa delle ammende.

 

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