DECRETO LEGGE 25/2017: abrogata la disciplina del lavoro accessorio ed aboliti i c.d. voucher

In Lavoro e Previdenza
Decreto Legge n.25 del 17/03/2017 [Leggi provvedimento]
Redatto dal Dott. Marco Noceta

Il Decreto Legge del 17 marzo 2017 n. 25 ha abrogato la disciplina del lavoro accessorio e dei c.d. buoni lavoro, quale forma di retribuzione del lavoratore, precedentemente regolamentati dal D. lgs. n. 81 del 2015.

Con tale intervento il Governo ha evitato il ricorrere allo strumento referendario, già approvato dalla Consulta e sollecitato da diverse forze politiche, oltre che da alcuni sindacati.

Difatti, a detta di questi ultimi, tale strumento si prestava ad un serie di distorsioni da parte del datore di lavoro, costituendo quindi una nuova causa di precarietà, contrariamente a quanto voluto dal legislatore del 2003.

Infatti a partire dalla loro introduzione, i voucher, quale metodo di retribuzione di talune tipologie di prestazioni lavorative (lavoratori occasionali, lavoratori agricoli), non inquadrabili nelle ordinarie tipologie contrattuali data la loro saltuarietà, rappresentavano una forma di contrasto allo sfruttamento del lavoratore, permettendo in tal modo l’emersione del lavoro nero come nei casi di brevi occupazioni di studenti, disoccupati, extracomunitari.

Ogni voucher incorporava il compenso per la prestazione di lavoro, la copertura INAIL e il versamento dei contributi previdenziali all’INPS.

A fronte di un valore nominale di 10 euro, il prestatore di lavoro riscuoteva per ogni voucher il valore netto di 7,50 euro, in quanto la differenza era costituita dalla contribuzione previdenziale alla Gestione Separata, pari a 1,30 euro (13%), la copertura assicurativa INAIL contro gli infortuni sul lavoro, pari a 0,70 euro (7%), il compenso al concessionario per la gestione del servizio, pari a 0,50 euro (5%).

Il concessionario effettuava, quindi, per conto del lavoratore il versamento dei contributi previdenziali e assicurativi obbligatori.

Nel corso degli anni, i vari interventi legislativi in materia hanno avuto come obiettivo quello di estendere l’utilizzo di tale strumento, dapprima circoscritto ad alcune categorie di lavoratori ed a particolari settori.

Da segnalare la riforma Fornero del 2012 con la quale è stata estesa la possibilità di retribuzione tramite lo strumento dei buoni lavoro, nonché il Jobs Act del governo Renzi, che ha innalzato da 5 a 7 mila euro la cifra massima annuale percepibile dal lavoratore tramite voucher.

Tale disciplina era interamente contenuta negli abrogati artt. 48,49 e 50 del D.lgs. n. 81 del 2015, i quali regolamentavano la materia del lavoro accessorio, individuando i requisiti soggettivi e oggettivi necessari per l’uso dei buoni lavoro.

Per utilizzare i voucher, i datori di lavoro, dopo averli acquistati ed attivati tramite i servizi on line del portale INPS, dovevano comunicare in via telematica all’Ispettorato del Lavoro i dati inerenti il lavoratore e la prestazione lavorativa almeno sessanta minuti prima dell’inizio. Tali adempimenti previsti dal Decreto Legislativo 24 settembre 2016, n. 185, erano suscettibili di sanzione amministrativa in caso di inadempienza del committente, rispondendo così alla necessità di tracciabilità dei voucher per contrastarne l’uso illegittimo.

Prima di tale intervento, infatti, il datore di lavoro poteva attivare un buono lavoro all’INPS per ogni lavoratore senza dover comunicare orari e date. Ciò favoriva, evidentemente, un abuso dello strumento, oramai utilizzato al solo fine di eludere le garanzie riconosciute al lavoratore con le ordinarie tipologie contrattuali.

Ovviamente l’entrata in vigore del D.lgs. n. 185/2016 ha comportato un crollo dell’utilizzo dei buoni lavoro, fino a quel momento ampiamente diffusi, in quanto non più utili all’evasione.

Secondo la stima dell’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale, da agosto 2008 al 30 giugno 2016 risultano venduti 347,2 milioni di voucher di importo nominale pari a dieci euro.

L’uso è stato in costante crescita, se si pensa ai 535.985 buoni venduti nel 2008, ai 2.747.768 nel 2009, 9.699.503 nel 2010, 15.347.163 nel 2011, 23.813.978 nel 2012, 40.787.817 nel 2013, 69.181.075 nel 2014, 115.079.713 nel 2015 e 70.021.438 nel solo primo semestre 2016.

Sul punto è opportuno evidenziare che i buoni lavoro acquistati entro il 17 marzo 2017 possono essere riscattati dal lavoratore entro il 31 dicembre 2017.

Orbene, l’intervento del Governo non si è esaurito con l’intervento in materia di lavoro accessorio ma ha, altresì, interessato il principio di responsabilità solidale previsto in materia di appalti.

Difatti la modifica dell’articolo 29 del decreto legislativo n. 276 del 2003, operata dal decreto legge in commento, ha eliminato la possibilità per i contratti collettivi di derogare al principio di responsabilità solidale esistente tra committente ed appaltatore o subappaltatore, nei confronti dei crediti di lavoro o contributivi del dipendente.

Ma non solo.

E’ stato, altresì, abolito il beneficio della preventiva escussione del patrimonio dell’appaltatore o del subappaltatore, in quanto la precedente formulazione riconosceva al committente citato in giudizio di chiedere al Giudice di iniziare l’eventuale esecuzione forzata partendo dal patrimonio dell’appaltatore o del subappaltatore.

È evidente come tali novità avranno degli effetti a dir poco rilevanti sia in fase di esecuzione del contratto di appalto, sia in una eventuale fase giudiziale.

Ad oggi si rileva che la legge di conversione, approdata al Senato dopo il voto favorevole da parte della Camera, è stata definitivamente approvata, senza modifiche rispetto al testo del decreto.

Si rende quindi necessario un nuovo intervento del legislatore che regolamenti le forme di lavoro accessorio, attualmente senza normativa di riferimento.

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