Decreto Italiano Gdpr: cosa cambia – I Parte

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Redatto dall’Avv. Franco Pizzabiocca

Lo scorso 8 agosto 2018 il Consiglio dei Ministri ha approvato il testo definitivo del decreto di armonizzazione dell’ordinamento italiano al Regolamento (UE) n. 679/2016, meglio noto come GDPR.

Dopo il parere della Commissione Speciale sullo schema di decreto legislativo delegato trasmesso dal Governo, siamo quindi giunti al testo definitivo, già emanato il 10 agosto 2018 dal Presidente della Repubblica ed ora pubblicato in Gazzetta Ufficiale ed in vigore dal 19/09/2018.

Fermo rimanendo che l’impianto generale del decreto legislativo appare immutato, con la sostituzione in blocco di alcuni Titoli e capi del D. l.vo n. 196/2003 e la modifica di specifici articoli, commi e parole, il nuovo testo contiene alcune precisazioni di rilevante impatto.

Applicabilità del GDPR in Italia

Rimane ferma la previsione dell’art. 1, per la quale si chiarisce l’applicabilità generale del GDPR al trattamento dei dati personali. Essendo Regolamento UE, da un punto di vista di sistema delle fonti, le norme del GDPR prevalgono, in caso di conflitto, sulle nuove disposizioni previste dal D.Lgs. 201/18.

Dati genetici, biometrici e sulla Salute

Con riferimento al trattamento dei dati genetici, biometrici e relativi allo stato di salute il nuovo art. 2 – septies, che detta al Garante i criteri con cui adottare il provvedimento che stabilisce le misure di garanzia per i trattamenti relativi a tali tipologie di dati, stabilisce che dovranno essere indicate anche le misure di sicurezza, ivi comprese tecniche di cifratura e pseudonimizzazione, misure di minimizzazione e specifiche modalità di accesso ai dati per rendere le informazioni agli interessati, nonché quelle ulteriori a garantire i diritti degli interessati.

Il nuovo testo dell’art. 2 – septies, infine, ammette in via generale l’utilizzo dei dati biometrici dei soggetti autorizzati quali strumenti di autenticazione per l’accesso fisico e logico alle strutture ed ai sistemi con cui vengono effettuati i trattamenti, sempre nel rispetto delle misure di garanzia che saranno dettate dal Garante.

Regole deontologiche, misure di garanzia e provvedimenti generali

Rimane ferma la previsione di vari strumenti che il Garante potrà utilizzare per dettare le regole nell’ambito dei trattamenti effettuati in osservanza di un obbligo legale, per ragioni di rilevante interesse pubblico e per i dati genetici, biometrici e relativi alla salute. L’art. 2 quater disciplina infatti la promozione di “regole deontologiche” il cui rispetto, in seguito all’approvazione e pubblicazione, diviene condizione essenziale per la liceità e la correttezza del trattamento.

Oltre alle regole deontologiche, ed esclusivamente qualora si tratti di dati genetici, biometrici e relativi alla salute, il legislatore italiano ha esercitato l’opzione consentita dall’art. 9, 4° comma GDPR di far emanare apposite misure di garanzia da parte del Garante.

Si tratterebbe di un provvedimento simile a quelli già adottati nel vigore del Codice Privacy, con cui sono state indicate particolari misure di sicurezza o accorgimenti che i Titolari devono osservare nel trattare tali particolari categorie di dati. La modularità della nuova norma, che stabilisce la possibilità di emanare tale tipologia di provvedimento per ogni singola diversa finalità di trattamento, ricorda evidentemente lo schema delle autorizzazioni generali.

Infine, come ulteriore provvedimento del Garante, l’art. 2 – quinquedecies prevede che per trattamenti nell’esecuzione di un compito di interesse pubblico che può presentare rischi particolarmente elevati, di cui all’art. 35 GDPR, ossia per quei trattamenti per i quali sarebbe necessaria una valutazione di impatto, il Garante può adottare d’ufficio provvedimenti a carattere generale prescrivendo misure ed accorgimenti a garanzia dell’interessato.

 

Per ulteriori informazioni, scrivi a redazione@forumiuris.it

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