Danno da nascita indesiderata: risarcimento anche per il padre

In Diritto Civile
Tempo di Lettura: 6 minuti
Corte di Cassazione, ordinanza n. 2675/2018
 Redatto dal dott. Valerio Bottiglieri

La Corte di Cassazione si è recentemente pronunciata su un caso di “nascita indesiderata” a causa di aborto sbagliato.

L’attore citava in giudizio un’azienda ospedaliera chiedendo il risarcimento del danno provocato dall’errato intervento di raschiamento dell’utero richiesto dalla coppia che, a causa dell’età avanzata e delle difficoltà economiche in cui versava, aveva manifestato espressamente la volontà di non avere altri figli.

La madre aveva già raggiunto un accordo con l’assicurazione dell’ospedale ed era stata indennizzata della somma di 125 mila euro.

Il padre chiedeva la liquidazione del danno poiché, al fine di provvedere ai bisogni familiari, era stato costretto a presentare le dimissioni e a cambiare residenza in cerca di una nuova attività lavorativa.

Tale pretesa, sia in primo che in secondo grado, era però stata respinta.

La Suprema Corte, con ordinanza n. 2675/2018, ha, tuttavia, costretto il Corte d’appello a rivedere la sua decisione in linea con il seguente principio di diritto: “in tema di responsabilità del medico per erronea diagnosi concernente il feto e conseguente nascita indesiderata, il risarcimento dei danni che costituiscono conseguenza immediata e diretta dell’inadempimento della struttura sanitaria all’obbligazione di natura contrattuale, spetta non solo alla madre ma anche al padre”.

Nel caso di specie, la Suprema Corte di Cassazione torna a confrontarsi con uno dei tanti esempi di responsabilità della struttura ospedaliera per fatto dei sanitari.

Tale responsabilità, inizialmente sussunta all’interno della categoria del contratto d’opera professionale, è stata oggi qualificata, per il rapporto che unisce la struttura con il paziente, come contratto di spedalità o assistenza sanitaria.

La stipulazione di questo contratto dà vita ad un’obbligazione composita che ingloba, oltre alla prestazione medica, una serie di obblighi di natura contrattuale.

A norma del codice civile, in caso di inadempimento contrattuale, è previsto l’obbligo di risarcimento dei danni immediati e diretti dell’inadempimento ex art. 1223 c.c.

È necessario intanto chiedersi se sia possibile rivendicare, in caso di inadempimento contrattuale oltre al risarcimento dei danni patrimoniali (c.d. danno patrimoniale contrattuale) anche quello per violazione di valori fondamentali (c.d. danno non patrimoniale contrattuale).

Si è sempre detto, infatti, che il danno non patrimoniale potesse derivare solo da un fatto illecito o da una violazione legislativa considerando che l’art. 2059 c.c. si colloca a chiusura del Titolo IX sui “fatti illeciti” e l’art. 1321 c.c. ha ad oggetto aspetti esclusivamente patrimoniali.

A seguito della sentenza a S.S.U.U. n. 26972 del 2008, tuttavia, il risarcimento da lesione di interessi fondamentali della persona può derivare anche direttamente dal contratto purché la domanda abbia come unico fondamento la violazione dell’obbligo contrattuale, per cui, proporre un’ulteriore domanda di risarcimento per responsabilità extra-contrattuale risulterebbe infondata.

Fatta questa premessa, una delle questioni giuridiche che emerge nel caso in oggetto è se sia possibile riconoscere, in caso di danno da “nascita indesiderata”, il risarcimento del danno patrimoniale per il denaro necessario a sostenere le spese derivanti “dai doveri di mantenimento dei genitori nei confronti dei figli” e se tale diritto spetti anche al padre oltre che alla madre.[i]

La risposta della giurisprudenza di legittimità è affermativa poiché nel momento in cui entrambi i genitori si rapportano con la struttura ospedaliera e stipulano il contratto, rispetto alla responsabilità della struttura in cui il medico ha operato, anche il padre è considerato tra quei soggetti “protetti” rispetto ai quali la prestazione inesatta è qualificabile come inadempimento.

In questi casi, la giurisprudenza inquadra la figura del “contratto con effetti protettivi a favore del terzo”, elaborata dalla giurisprudenza tedesca ed adottata dalla giurisprudenza italiana al fine di estendere l’area della responsabilità contrattuale del debitore ex art. 1218 c.c. nei confronti di quei terzi soggetti che si trovino, rispetto alle parti o all’accordo stesso, in una posizione particolarmente rilevante direttamente compromessa dalla vicenda contrattuale.[ii]

La peculiarità di questo espediente nasce dal fatto che di accordare una tutela ex contractu a soggetti che anche se estranei al vincolo negoziale, abbiano subito un pregiudizio, alla persona o ai propri beni, in occasione dell’esecuzione della prestazione.

Su questa linea, la Corte di Cassazione, con l’ordinanza in oggetto, conferma l’orientamento di una pronuncia del 2010 n. 13 in cui aveva accordato ai genitori l’intero pregiudizio economico per le spese di cura e di mantenimento del bimbo la cui nascita si sarebbe voluta evitare a causa di malformazione del feto.

In verità, tale conclusione potrebbe, in generale, apparire non perfettamente corrispondente al principio di prevedibilità del danno ex art. 1225 c.c. ed esporsi al rischio di over-compensation. Si potrebbe, pertanto, immaginare il riconoscimento solo di un contributo per il mantenimento, anche in considerazione di una compensatio lucri cum damno con “l’arricchimento” derivante dalla nuova nascita.[iii]

Tali conclusioni raggiunte in tema di danno patrimoniale possono, a questo punto, con maggiore complessità, estendersi anche con riguardo al danno non patrimoniale. Non possono, infatti, essere trascurate le conseguenze che possono ripercuotersi sullo stato emotivo e sulla vita personale e di relazione, anche in questo caso, di entrambi i genitori.

È opportuno premettere che la questione analizzata dalla Corte di Cassazione affronta uno dei tanti casi di interruzione volontaria della gravidanza regolata dalla l. 194/1978.

Con tale legge si riconosce un meccanismo ispirato al riconoscimento del diritto alla vita e alla salute della madre nei primi giorni di gestazione (art. 4) e nelle fasi successive (artt. 6 e 7).

Poiché per salute non si intende solo il benessere psicofisico del paziente, è oggi diffusa la tendenza a collegare il concetto di salute con quello di libertà di autodeterminazione terapeutica del paziente allo scopo di arrivare sempre ad una procreazione cosciente e responsabile.[iv]

Se, quindi, la nascita è indesiderata a causa di un errore del sanitario, di fatto, il medico ha violato la libertà di autodeterminazione del paziente.

La questione giuridica sottesa, però, è capire che mentre in passato, incentrando la questione unicamente sulla base della tutela della salute della donna, poco spazio veniva lasciato alla valutazione delle altre possibili implicazioni negative riconducibili all’evento della nascita di un figlio non voluto; oggi si è verificata una vera e propria svolta in merito alle singole voci di danno non patrimoniale risarcibile e la giurisprudenza maggioritaria sembra riconoscere natura di autonoma fonte di danno non patrimoniale risarcibile la nascita di un figlio (sano).[v]

Alla figura classica del danno biologico, strettamente inteso come lesione all’integrità psicofisica suscettibile di valutazione medico-legale, si è affiancato un altro tipo di danno definito “esistenziale” al fine di rimarcare l’incidenza di una “nascita indesiderata” sulla vita personale e di relazione della gestante.[vi]

Se dubbi non ce ne sono rispetto alla titolarità di tale danno in capo alla donna, grandi perplessità ci sono invece (nuovamente) rispetto alla possibilità di una totale equiparazione del padre.

Il padre, infatti, non ha titolo per intervenire sulla decisione di interrompere la gravidanza e, quindi, sarebbe necessario dimostrare che l’uomo sia stato concretamente coinvolto dalla donna nelle decisioni relative alla procreazione.[vii]

Anche in questo caso, tuttavia, con le stesse risultanze raggiunte rispetto al danno patrimoniale, la giurisprudenza di legittimità, nel valutare i risvolti negativi della nascita indesiderata sul piano “esistenziale”, prende in considerazione anche la posizione del padre del nascituro.[viii]

In questo caso, pertanto, non si fa questione di un diritto del padre del nascituro ad interrompere la gravidanza della gestante (che certamente non esiste), ma solo se la mancata interruzione della gravidanza, determinata dall’inadempimento colpevole del sanitario, possa essere a sua volta causa di danno esistenziale per il padre del nascituro.

La nascita indesiderata determina una radicale trasformazione delle prospettive di vita di entrambi genitori, i quali si trovavano esposti a dover misurare (non i propri specifici “valori costituzionalmente protetti”, ma) la propria vita quotidiana, l’esistenza concreta, con le prevalenti esigenze del figlio, con tutti gli ovvi sacrifici che ne conseguono: le conseguenze della lesione del diritto di autodeterminazione nella scelta procreativa, allora finiscono per consistere proprio in questi “sacrifici”.

__________________________

[i] Dall’arrivo di un figlio non voluto devono senza dubbio essere tenute in considerazione le conseguenze patrimoniali, le quali, per espressa volontà del codice civile, sono inquadrate a carico di entrambi i genitori. Si pensi agli oneri di mantenimento ex art. 147 c.c.

[ii] Anche se c’è chi ritiene che questi terzi protetti rimangano comunque sempre terzi rispetto al contratto escludendosi la possibilità di esercitare i rimedi contrattuali riservati alle parti (Bianca, diritto civile vol. III).

[iii] Per un caso di potenziale applicazione del meccanismo di compensatio lucri cum damno, proprio in tema di responsabilità per lesione della libertà di autodeterminazione terapeutica, si veda la sent.  della Corte di Cassazione n. 12205 del 2015 http://dirittocivilecontemporaneo.com/wp-content/uploads/2015/07/cass-civ-12205-15.pdf

[iv] Tale diritto è riconosciuto all’art. 32 Cost. nonché a livello internazionale dalla Convenzione di Oviedo del 1997 artt. 5,6 e 7, di cui è stata autorizzata la ratifica con la l. 145 del 2001.

[v] Si consideri anche il dibattito sul “diritto a non nascere se non sano” Corte di Cassazione n. 13 del 2010; Corte di Cassazione a Sez. Unite n. 25767 del 2015.

[vi] Si veda Corte Cost. n. 233 dell’11 luglio 2003 secondo cui il danno c.d. “esistenziale” sussiste solo ed esclusivamente nelle ipotesi in cui risulti leso un diritto inviolabile costituzionalmente tutelato.

[vii] Art. 5 l. 194/1978: esclusività della scelta abortiva in capo alla madre.

[viii] Se, infatti, si ritiene che il danno de quo derivi dalla violazione del diritto alla procreazione cosciente e responsabile e che tale diritto sia una species del più ampio genus costituito dal diritto inviolabile di autodeterminazione del soggetto, appare consequenziale ammetterne la protezione anche nei riguardi del padre.

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