DANNO DA COSE IN CUSTODIA: caso fortuito e condotta del custode

In Diritto Civile
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 Cass. Sez. III – ordinanza n. 2479 del 01.02.2018 – Rel. Dott. Sestini Danilo [Leggi la sentenza]
Redatto dall’Avv. Gianluca Comparone

Nell’ambito della responsabilità ex art. 2051 c.c., il caso fortuito, che può essere costituito anche dalla condotta del danneggiato, è connotato dall’esclusiva efficienza causale nella produzione dell’evento. La condotta del danneggiato che entri in interazione con la cosa si atteggia diversamente a seconda del grado di incidenza causale sull’evento dannoso, potendo elidere il nesso causale fra la cosa e l’evento o, in applicazione – anche officiosa – dell’art. 1227 c.c., comma 1, integrare un concorso causale che giustifica la riduzione del risarcimento”.

La Suprema Corte di Cassazione nell’ordinanza n. 2479 (Sez. III – Rel. Dott. Sestini Danilo), depositata in data 1 febbraio 2018, ha esaminato un caso concernente un’ipotesi di responsabilità da cose in custodia (art. 2051 c.c.).

La vicenda trae origine da un giudizio intrapreso nei confronti del Comune di Messina per il risarcimento del danno derivante dalla morte di B.F., a seguito di un incidente provocato da una transenna rovesciata in prossimità di un tombino e di un’ampia sconnessione del manto stradale, che aveva poi provocato la perdita del controllo del motorino condotto dal B., investito da una vettura proveniente dall’opposto senso di marcia.

Il Tribunale adito di primo grado rigettava la domanda attorea, riconducendo la vicenda nell’alveo dell’art. 2043 c.c. ed in sede di impugnazione della sentenza di prime cure, la Corte d’Appello, benché con una diversa motivazione ed impostazione giuridica – inerente alla qualificazione del titolo di responsabilità ex art. 2051 c.c. – addiveniva al medesimo risultato, confermando il rigetto della domanda attorea.

Veniva proposto, quindi, ricorso per Cassazione. In tale sede, l’organo nomofilattico ha preliminarmente identificato l’ambito giuridico applicabile alla vicenda, individuandolo nell’art. 2051 c.c., soluzione già proposta dalla Corte d’Appello.

La Cassazione, esaminando nello specifico le argomentazioni giuridiche esposte dai ricorrenti, effettua una disamina della giurisprudenza formatasi sull’art. 2051 c.c., chiarendo aspetti concernenti i requisiti di tale responsabilità.

Dall’esame del provvedimento, infatti, emerge chiaramente che la responsabilità da cose in custodia debba essere considerata un’ipotesi di responsabilità oggettiva; ed infatti, il danneggiato dovrà esclusivamente provare che il danno sia stato cagionato dalla cosa in custodia, senza alcun onere probatorio circa la diligenza del soggetto custode sul bene. In tale ipotesi, l’elemento relativo alla presenza o meno della colpa rimane estraneo alla fattispecie di responsabilità di cui all’art. 2051 c.c.

Inoltre, il custode potrà provare che il danno non è stato cagionato dalla cosa, ma dal caso fortuito – elemento di elisione del nesso di causalità – ovvero dalla condotta del terzo o dello stesso danneggiato. Mediante l’applicazione del caso fortuito, si ha un elemento di sovrapposizione eziologica con la cosa in custodia, idoneo a recedere ogni tipo di rapporto causale: in tal caso si avrà una efficacia autonoma e sufficiente per la determinazione dell’evento.

Tuttavia, assume altresì valore – seppur residuale – l’esame della condotta del danneggiato, configurante un rapporto causale colposo con applicazione dell’art. 1227 c.c., operante nell’ambito della responsabilità extracontrattuale in virtù del richiamo operato dall’art. 2056 c.c. Tale applicazione giuridica, infatti, potrà essere compiuta anche ex officio (Cass. 20619/2014), ciò anche in considerazione del fatto che il soggetto danneggiante è obbligato a conformarsi ad un dovere di cautela, corrispondente ad un superiore principio di solidarietà, rinvenibile nell’art. 2 della Costituzione.

Nel caso di specie, la Corte di Cassazione ha ritenuto fondato il ricorso, rilevando come sebbene il caso fortuito possa essere integrato dalla condotta colposa del danneggiato, è necessario che sia del tutto escluso un collegamento condizionante tra lo stato della strada e la perdita del controllo del mezzo condotto dal danneggiato. Nella residuale ipotesi di applicazione della condotta colposa del danneggiante, ai sensi dell’art. 1227 comma 1 c.c., dovrà applicarsi una riduzione del risarcimento, ciò proprio in riferimento alla non esclusività della condotta del danneggiante nella produzione dell’evento lesivo.

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