COOPERATIVE: quando si configura la violazione del principio di correttezza da parte del lavoratore

In Diritto Societario
Tribunale di Bologna, Sezione Imprese, sentenza n.820 del 10/05/2017  [Leggi provvedimento]
Redatto dal Dott. Lorenzo Mariconda

Sul tema si è recentemente pronunciata la Sezione specializzata in materia d’impresa del Tribunale di Bologna, con la sentenza 820/2017.

L’attore, lavoratore all’interno di una cooperativa, si doleva della propria esclusione dall’organizzazione mutualistica, contestando che essa, avvenuta ai sensi dell’art. 2533 c.c. e fondata sui molteplici errori da lui effettuati relativamente al calcolo delle indennità di trasferta, fosse da leggere in chiave ritorsiva per il suo ruolo attivo all’interno del sindacato.

La convenuta cooperativa, invece, si costituiva rivendicando la legittimità dell’esclusione e del conseguente licenziamento, in quanto i fatti addebitati al ricorrente non potevano che considerarsi di estrema gravità: la condotta tenuta dall’ex-dipendente, infatti, volta al sistematico aumento dell’indennità richiesta rispetto alle trasferte effettivamente realizzate, doveva considerarsi, nella ricostruzione della resistente, come un vero e proprio sistema in frode all’art. 12 dello Statuto.

Il Collegio, dopo aver precisato che il giudizio ha ad oggetto esclusivamente l’impugnativa della delibera di esclusione e non l’estinzione del rapporto di lavoro, consequenziale ipso iure a quest’ultima, rigetta la domanda.

Sottolinea il Tribunale come l’attore non abbia negato di aver reso dichiarazioni errate in merito alle trasferte eseguite, nonché alle relative indennità percepite, ma si sia limitato a qualificare tali condotte come frutto di mero errore materiale e di calcolo, lamentando la sproporzione tra il proprio comportamento e la conseguente sanzione comminata dalla cooperativa.

Tuttavia, continuano i giudici felsinei, la delibera di esclusione appare assolutamente motivata: tutte le errate comunicazioni del periodo gennaio-settembre 2013 (configurantisi come richieste di indennità quasi mai rispondenti alla trasferta realmente effettuata dal lavoratore) devono considerarsi ostative alla prosecuzione del rapporto associativo, secondo quanto previsto dallo Statuto. Tale previsione è, peraltro, perfettamente in linea con quanto disposto dall’art. 2533, n.2, secondo cui l’esclusione dalla cooperativa può avvenire “per gravi inadempienze delle obbligazioni che derivano dalla legge, dal contratto sociale, dal regolamento o dal rapporto mutualistico”.

La reiterazione, quasi sistematica, dell’errore nel calcolo delle somme dovute esclude, secondo il Collegio, la possibilità che la fattispecie possa qualificarsi come mero errore materiale, configurandosi, pertanto, palese violazione del principio mutualistico da cui deriva l’adesione alla cooperativa.

Peraltro, nel caso di specie, la prassi della cooperativa voleva che per il calcolo delle indennità ci si affidasse alle indicazioni del lavoratore stesso, confidando nella veridicità delle sue affermazioni: da ciò non può che desumersi una violazione ancor più rilevante di quei principi di correttezza e buona fede su cui dovrebbero essere improntati tutti i rapporti mutualistici tra impresa mutualistica e lavoratore.

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