Controllo della PEC: spetta all’imprenditore

In Diritto Civile, Diritto Societario
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Costituisce onere di chi eserciti l’attività d’impresa, normativamente obbligato a munirsi di un indirizzo PEC, assicurarsi del corretto funzionamento della propria casella postale certificata, se del caso delegando tale controllo, manutenzione o assistenza a persone esperte del ramo. Pertanto, neppure eventuali errori o omissioni informative del professionista delegato per l’incombente esimerebbero l’imprenditore dall’onere di vigilanza e controllo, e non potrebbero essere invocati dal destinatario della notifica a mezzo PEC quale causa di mancata conoscenza della notifica ad esso non imputabile. 

Il caso. La Corte d’Appello, in riforma della decisione di primo grado, aveva revocato la dichiarazione di fallimento di una società sul rilievo che gli atti relativi alla fase prefallimentare erano stati notificati ad un indirizzo di PEC che, pur se comunicato al registro delle imprese dalla società in bonis, era effettivamente utilizzato, come emerso dall’istruttoria, da altra società, seppur collegata alla fallita. Il S.C., in accoglimento del ricorso della curatela e ritenendo valide le notifiche effettuate all’indirizzo PEC ufficialmente comunicato, ha rimesso alla corte territoriale per valutare i principi sueposti in relazione al caso di specie.

Indirizzo pec: la regola generale. La regola generale, in tema di indirizzo PEC e notifiche, prevede che, ai sensi del combinato disposto dell’art. 149-bis c.p.c. e dell’art. 16-ter d.l. n. 179/2012, introdotto dalla legge di conversione n. 221/2012, l’indirizzo del destinatario al quale va trasmessa la copia informatica dell’atto è, per i soggetti i cui recapiti sono inseriti nel Registro generale degli indirizzi elettronici gestito dal Ministero della Giustizia (Reginde), unicamente quello risultante da tale registro. Ne consegue, ai sensi dell’art. 160 c.p.c., la nullità della notifica eseguita presso un diverso indirizzo di posta elettronica certificata del destinatario.

Notifica via PEC: quali effetti? Secondo la giurisprudenza, i requisiti di validità e probatori della notifica via PEC non possono che seguire le regole poste in via generale per l’utilizzo della PEC dal d.P.R. n. 68/2005 rette in via generale da un criterio di equiparazione alla posta ordinaria, nel quale la ricevuta, generata dal sistema informatico, di avvenuta consegna dell’atto all’indirizzo PEC del destinatario svolge una funzione equipollente (sebbene in modo non fidefaciente) all’avviso di ricevimento postale, con la conseguenza che in sua presenza l’atto, ai sensi dell’art. 1335 c.c., si presume conosciuto dal destinatario.

Notifica via PEC ed istanza di fallimento. Sussistono alcune regole particolari per quanto riguarda le notifiche dell’istanza di fallimento. Secondo l’art. 15, comma 3, l. fall. – nel testo attualmente vigente – il ricorso per la dichiarazione di fallimento ed il relativo decreto di convocazione devono essere notificati, a cura della cancelleria, all’indirizzo di posta elettronica certificata del debitore (risultante dal R.I. o dall’indice nazionale degli indirizzi PEC delle imprese e dei professionisti). Solo quando, per qualsiasi ragione, la notificazione via PEC non risulti possibile o non abbia esito positivo, la notifica andrà eseguita dall’U.G. che, a tal fine, dovrà accedere di persona presso la sede legale del debitore risultante dal R.I., oppure, qualora neppure questa modalità sia attuabile a causa dell’irreperibilità del destinatario, depositerà l’atto nella casa comunale della sede iscritta nel registro. La norma ha dunque introdotto in materia una disciplina speciale, del tutto distinta da quella che, nel codice di rito, regola le notificazioni degli atti del processo: va escluso, pertanto, che residuino ipotesi in cui il ricorso di fallimento e il decreto di convocazione debbano essere notificati, ai sensi dell’art. 138 c.p.c. e segg., o art. 145 c.p.c. (a seconda che l’impresa esercitata dal debitore sia individuale o collettiva), nei diretti confronti del titolare della ditta o del legale rappresentante della società.

Casella “piena” e PEC non consegnata. L’orientamento sopra espresso pone a carico del destinatario dell’atto un particolare onere di controllo e verifica della propria casella pec. Sul punto, la giurisprudenza ha potuto affermare, in diverse occasioni, che rientra nella previsione di cui all’art. 16, comma 6, d.l. n. 179/2012 (mancata consegna del messaggio PEC imputabile al destinatario (la quale si verifica “quando il destinatario medesimo, venendo meno agli obblighi previsti dall’art. 20 d.m. n. 44/2011, non si doti dei necessari strumenti informatici ovvero non ne verifichi l’efficienza”) il caso di mancata consegna della notifica dovuta a “casella piena” del destinatario, trattandosi di causa imputabile a quest’ultimo, il quale, evidentemente, non ha adempiuto all’obbligo di dotarsi di servizio automatico di avviso dell’imminente saturazione della propria casella di posta elettronica certificata e di verificare l’effettiva disponibilità dello spazio disco a disposizione, di cui all’art. 20, comma 5, d.m. n. 44/2011. In detta ipotesi, la comunicazione si ha per perfezionata mediante deposito in cancelleria, ai sensi dell’art. 16, comma 6, d.l. n. 179/2012.

Notifica via PEC: e se la casella di posta è di altro soggetto? Alla stregua di quanto sopra illustrato e della ratio complessiva dettata dalle modalità di utilizzo della posta elettronica certificata, la Cassazione, nel provvedimento in esame, afferma che, sebbene sia emerso che la casella PEC sia stata utilizzata e nella disponibilità di altra società, le notifica del ricorso e di quanto atteneva alla fase prefallimentare risultano correttamente adempiuto, posto che la casella PEC in questione era stata effettivamente indicata dalla società fallita presso il registro delle imprese; di conseguenza, la PEC in parola è diventata, ufficialmente, la PEC della società con tutti gli oneri di controllo e verifica di quanto in essa inviato.

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