CONTRATTO DI TESTIMONIAL: quando si configura l’inadempimento contrattuale?

In Contratti
Tribunale di Milano, sentenza n. 8722/2017 [Leggi provvedimento]
Redatto dal Dott. Marco Raimondi

Il Tribunale di Milano, sezione specializzata in materia di impresa, con la sentenza n. 8722/2017, pubblicata il 16/08/2017, ha precisato e sottolineato il seguente principio di diritto in materia di inadempimento contrattuale nel contratto di testimonial: “La causa del contratto di testimonial consiste nell’acquisire il diritto di immagine e di sfruttare la notorietà e la celebrità raggiunta da un personaggio pubblico tramite la sua attività professionale al fine di promuovere il brand del committente verso il pagamento di un corrispettivo economico. Coerente con le finalità di tale contratto deve ritenersi il fatto che il testimonial non possa utilizzare la propria immagine in campo artistico in modo tale da porsi in contrasto con gli obblighi assunti con la controparte. Integra dunque inadempimento del contratto di testimonial l’aver eseguito una performance artistica mettendo in mostra un capo di abbigliamento appartenente ad un’impresa concorrente nel periodo di vigenza del rapporto contrattuale in questione.

Quanto precisato dal Tribunale milanese nasce dalla chiamata in giudizio da parte di un noto brand di biancheria intima nei confronti di una altrettanto nota artista italiana, rea di non avere adempiuto all’obbligazione contrattuale in seguito alla stipulazione, tra le parti, di un contratto, per l’appunto, di testimonial con l’apposito inserimento di un vincolo di esclusiva.

La celebre cantante è stata accusata di aver indossato, durante il video di una propria prestazione canora (trasmesso in formato digitale su YouTube), un prodotto, per giunta facilmente riconoscibile, di un’azienda concorrente all’azienda attrice e di non aver fatto nulla affinchè questo fosse impedito.

La cantante è stata, inoltre, accusata di aver pubblicato una foto, su un noto social media, che la ritraeva con un altro capo d’abbigliamento dello stesso brand concorrente e di aver “taggato” il suddetto brand nella descrizione alla foto, rendendo palese e noto a tutti l’accostamento della sua persona a questo brand.

La convenuta, a sua difesa, ha asserito che il videoclip di cui in causa fosse una esclusiva produzione dell’azienda produttrice del video e dunque l’allestimento, la location così come i costumi indossati dall’artista erano stati individuati dai collaboratori selezionati dalla stessa azienda produttrice senza che la cantante avesse potuto influire su tali scelte.

Inoltre, ha evidenziato l’esistenza di una netta separazione fra l’attività artistica e professionale svolta dalla cantante nel videoclip di cui in causa e il ruolo di testimonial – che invece consisterebbe in una attività di natura diversa, vale a dire quella promozionale – oggetto del contratto stipulato con l’azienda di abbigliamento intimo.

A seguito di un’attenta valutazione, conseguente anche all’analisi di testi, la Corte ha evidenziato che il nesso causale fra la condotta della convenuta e il danno patito dall’ attrice è costituito dalla realizzazione di una performance artistica in cui la cantante, indossando un capo intimo di una impresa concorrente, ha intaccato il perimetro dell’esclusiva acquisito con il contratto, vanificando parte dell’investimento di parte attrice la quale mirava ad essere l’unica impresa a poter abbinare il proprio brand con l’immagine della cantante. Un simile comportamento ha, dunque, avuto come conseguenza quella di trasferire al pubblico, cui la cantante si rivolgeva, un’immagine diversa e in qualche modo antitetica rispetto a quella fornita dall’impresa attrice, in ragione del target di prodotti e di prezzi totalmente differente a cui si riferisce l’impresa concorrente, con l’effetto di svilire e disperdere il potere attrattivo proprio di un contratto di esclusiva.

Per le ragioni sopra esposte, accertato l’inadempimento parziale della convenuta (in quanto la violazione dell’obbligo contrattuale è avvenuta quasi allo scadere dello stesso), la Corte ha condannato la predetta a restituire quanto stabilito a titolo di remunerazione in via contrattuale in misura ridotta e, in aggiunta, ha inibito l’ulteriore utilizzazione in qualsiasi modo e forma, stabilendo – ove detta inibitoria fosse violata – una determinata somma per ogni giorno di utilizzo indebito di dette immagini.

 

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