CONTRATTO DI APPALTO: vige l’obbligo per l’appaltatore di eseguire la prestazione senza interruzione

In Appalti
Cassazione civile, sezione prima, sentenza n. 3611 del 10/02/2017 [Leggi provvedimento]
Redatto dalla Dott.ssa Ilaria Falzone

APPALTO: il contratto di appalto di opere pubbliche è caratterizzato dall’obbligo dell’appaltatore di eseguire la prestazione senza interruzione, onde assicurare il tempestivo e regolare compimento dell’opera, nonchè da quello speculare della stazione appaltante della continua cooperazione onde rendere possibile all’appaltatore non solo l’inizio, ma anche la regolare esecuzione (e ultimazione) dei lavori.

La sentenza in commento trae origine dal giudizio proposto di fronte al Tribunale di Siracusa, in cui veniva chiesta la condanna al risarcimento dei danni dello IACP della stessa città.

I danni richiesti riguardavano due sospensioni dei lavori inerenti ad un contratto di appalto avente ad oggetto la costruzione di 192 alloggi, poiché gli stessi venivano abusivamente occupati da parte di numerose persone.

Successivamente alla sentenza di condanna dello IACP da parte del Tribunale adito, veniva proposto appello di fronte la Corte competente, la quale riteneva non ricorrenti i presupposti per la sospensione temporanea dei lavori per le cause di forza maggiore ex comma 1 dell’art. 30 del D.P.R. n. 1063/62, mentre considerava sussistenti i presupposti di sospensione dei lavori per ragioni di pubblico interesse e necessità di cui al comma 2 dell’art. 30 della stessa legge.

Con due distinti motivi di ricorso in Cassazione, lo IACP, denunciava l’errata applicazione del D.P.R. di cui sopra, in quanto deduceva che la sospensione dei lavori è stata determinata da cause di forza maggiore dovute all’occupazione degli alloggi in costruzione da parte di numerose persone, circostanza che comporta l’applicazione della predetta norma e nessun compenso ed indennizzo nei confronti dell’appaltatore.

Seguendo il ragionamento della Suprema Corte, conformemente anche alle precedenti pronunce della stessa in materia, si specifica che il contratto di appalto di opere pubbliche, è caratterizzato dall’obbligo dell’appaltatore di eseguire la prestazione senza interruzione, e da quello speculare della stazione appaltante della continua cooperazione al fine di assicurare all’appaltatore il tempestivo e regolare compimento dell’opera, così da rendere possibile l’inizio, l’ esecuzione  ed ultimazione dei lavori.

Le siffatte circostanze sono state delimitate all’art. 30 del D.P.R. n. 1063/62, che al comma 1 le definisce come “cause di forza maggiore”, ovvero condizioni climatiche o altre simili circostanze speciali c.d. temporanee, che consentono all’ingegnere capo di ordinare la ripresa dei lavori non appena terminate.

Il comma 2 dell’art. 30 del D.P.R. in questione, consiste invece in un’eccezione, questa volta eseguibile dalla stazione appaltante, di sospendere i lavori, nel momento in cui si vengono a creare delle situazioni di pubblico interesse, limitata però ad un tempo non eccedente in 6 mesi complessivi.

A ben vedere, il diverso tenore delle due normative ha introdotto una serie di contrasti in dottrina, la quale sosteneva da una parte che la c.d.”sospensione per cause di forza maggiore”, non abbia alcun limite temporale, se non quello indicato dal D.P.R. 1063/62 all’art. 30, mentre la più qualificata dottrina e Giurisprudenza ne ha mantenuto ferma la subordinazione non soltanto alla iniziale sussistenza, ma anche alla permanenza nel tempo di due sostanziali condizioni:  la prima riferita non solo al sopravvenire, ma anche al protrarsi di circostanze, fatti o eventi di carattere obiettivo e speciale, imprevisti ed imprevedibili dalla stazione appaltante con l’impiego dell’ordinaria diligenza, tali da imporre la necessità di disporre la sospensione dei lavori, la seconda riguarda la necessità che l’impedimento alla prosecuzione dei lavori sia di natura temporanea, destinate cioè ad essere rimosso dalle parti o a cessare con il decorso del tempo.

Ed ancora, pare opportuno specificare che, anche se nessuna delle norme de qua impone un tempo massimo di sospensione dei lavori, non significa che questa possa perdurare sine die, l’appaltatore, infatti è obbligato, a mantenere in vita in cantiere, pur cessando le attività produttive, nonostante resterebbe privo di qualsivoglia tutela a causa del carattere legittimo della sospensione, che non gli consente né di chiedere compensi e indennizzi e né di risolvere il contratto, previsto dalla norma solo per ragioni di pubblico interesse.

Orbene, nel caso oggetto della presente trattazione, il Giudice di legittimità, confermando la sentenza di appello, ha accertato che la sospensione si è protratta, tranne una brevissima ripresa, per oltre sei mesi, in seguito ai quali, la stazione appaltante disponeva lo scioglimento del contratto, in ragione dell’originaria causa di sospensione- mai venuta meno per inattività della stazione appaltante – costituita dall’occupazione gli immobili da parte di terzi, poiché era prevedibile che la sospensione non avrebbe potuto avere una durata temporanea, come previsto all’art. 30 comma 1 del D.P.R. n. 1063/92.

Sebbene la sospensione si è prolungata sine die, la stazione appaltante manteneva in vita il contratto, avvalendosi di un potere eccezionale riconosciuto dalla norma solamente nei casi eccezionali relativi alla temporaneità dell’impedimento.

Al di fuori di queste ipotesi, secondo la Suprema Corte, non trova applicazione la disciplina prevista dal D.P.R., in quanto si considerano applicabili le regole codicistiche sull’inadempimento delle obbligazioni ex art. 1218 e ss, nel caso di specie riguardante il mantenimento del contratto per oltre sei anni, nonostante la presenza di un evento, da cui derivava il diritto dell’appaltatore ad una congrua proroga del termine per l’ultimazione dell’opera ed al rimborso delle spese, nonché i rimedi di carattere generale per la risoluzione del contratto e del risarcimento del danno.

Dal momento che, a norma di quanto stabilito dal D.P.R. n. 1063/92, la sospensione dei lavori non è consentita in nessun caso né all’appaltatore e neppure all’amministrazione pubblica, salvo il caso eccezionale della sopravvenienza di circostanze speciali che impediscano che i lavori procedano temporaneamente a regola d’arte, per quanto esposto, la Corte di Cassazione, confermava la sentenza di Appello e rilevava, da parte dello IACP una responsabilità contrattuale nei confronti dell’impresa appaltatrice.

 

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