CONTRATTO DI APPALTO: nullo se frutto di accordi corruttivi lesivi delle norme imperative sull’evidenza pubblica

In Appalti
Cassazione civile, sezione prima, sentenza n. 11446 del 10/05/2017 [Leggi provvedimento]
Redatto dalla Dott.ssa Beatrice Tacchini

L’art. 1343 recita: “La causa è illecita quando è contraria a norme imperative, all’ordine pubblico e al buon costume“. La conseguenza dell’illiceità della causa è la nullità del negozio giuridico, ai sensi dell’art. 1418  c.c. “(…) Producono nullità del contratto (…) l’illiceità della causa (…).”

Sono norme imperative quelle sull’evidenza pubblica, in quanto volte a tutelare i principi del buon andamento e dell’imparzialità della pubblica amministrazione. Pertanto, è nullo il contratto di affidamento di lavori basato su un accordo corruttivo in ragione del quale una parte affida all’altra, mediante trattativa privata, dei lavori in cambio di tangenti.

Questa l’interpretazione della Cassazione civile, sezione prima, che, con sentenza del 10/05/2017, n. 11446, ha rigettato il ricorso proposto da CONFEMI – Consorzio Ferroviario Milanese contro il Ministero delle Infrastrutture e la società FerrovieNord s.p.a., ex Ferrovie Nord Milano Esercizio s.p.a., riconfermando quanto deciso dalla Corte d’Appello di Milano.

La Suprema Corte, infatti, ha ritenuto infondati i primi cinque motivi del ricorso principale da questa proposti, accogliendo, invece, il primo motivo del ricorso incidentale proposto da FerrovieNord s.p.a. che lamentava la violazione dell’art. 1226 c.c., per l’omessa quantificazione del danno all’immagine da ad essa riconosciuto e rinviando alla Corte di Appello di Milano in diversa composizione per la liquidazione delle spese del giudizio di legittimità.

Con il ricorso CONFEMI lamentava, tra gli altri, vizi di motivazione sui presupposti della dichiarata nullità del contratto, la violazione dell’art. 112 c.p.c., dal momento che la Corte di Appello “si era limitata a recepire acriticamente il castello accusatorio prospettato dalla controparte e tratto da un’inchiesta penale” e la violazione dell’art. 2033 c.c., non ritenendo giusto aver dovuto restituire a FerrovieNord s.p.a. l’intero importo, comprensivo di IVA, da questa versato in adempimento del contratto nullo e che, peraltro, non riteneva congruo in quanto, a suo dire, inferiore all’importo che gli sarebbe spettato.

La Corte di Appello, infatti, chiamata a quantificare la somma che FerrrovieNord s.p.a. avrebbe dovuto restituire a CONFEMI a titolo di indebito arricchimento (indebito oggettivo), per aver preso in consegna le opere da questa realizzate in base al contratto nullo e averle regolarmente utilizzate, ha stabilito che a CONFEMI spettasse esclusivamente un indennizzo ex art. 2041 c.c.

In conclusione, con tale pronuncia, i giudici della Corte di Cassazione hanno recepito la decisione dei giudici di primo e secondo grado, riconfermando, nel proprio iter logico-giuridico, la necessità di applicare alle procedure pubbliche di appalto le norme sull’evidenza pubblica, in quanto norme imperative e inderogabili, salvo casi eccezionali, peraltro non sussistenti nel caso di specie e che, quindi, la loro violazione sia causa di nullità del contratto, ai sensi degli artt. 1343 e 1418 c.c., a maggior ragione, poi, se questa sia il frutto di un accordo corruttivo tra le parti, rilevante ai sensi della legge penale.

 

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