CONTRATTI: lo squilibrio delle posizioni contrattuali e l’abuso di dipendenza economica

In Contratti
Tribunale di Roma, Sezione specializzata in materia di impresa, sentenza n. 11925 del 13/06/2016 [Leggi provvedimento]
Redatto a cura del Dott. Lorenzo Mariconda

I sintomi di una posizione forte della controparte contrattuale non sono necessariamente dimostrazione di una situazione di pretesa dominanza economica, nonché di controllo esterno ex art. 2359, co. 1, n. 3, c. c.

Al termine di una lunghissima disamina, sia in punto di fatto che di diritto, questa è la sostanziale conclusione a cui perviene il Tribunale di Roma con la sentenza n. 11925 del 13 giugno 2016.

La pronuncia giunge al termine di un procedimento avviato dal fallimento di una società che chiedeva il risarcimento del danno subito a causa di un’abusiva attività di etero-direzione e coordinamento, nonché, in via subordinata, di atti integranti abuso di dipendenza economica, da parte di un’altra società, con cui l’attrice assumeva aver stipulato un contratto di sub- fornitura.

La sussistenza di un rapporto di dipendenza economica, da cui sarebbe scaturita un’attività di controllo esterno da parte della convenuta e, dunque, la consequenziale applicazione dell’art. 2497- sexies c.c (secondo cui si presume, salvo prova contraria, che l’attività di direzione e coordinamento di società è esercitata dalla società controllante) trovava fondamento, secondo le deduzioni di parte attrice, in tre situazioni di fatto.

Innanzitutto, elemento sintomatico di tale dipendenza sarebbe stato il rapporto di mono-committenza con la convenuta; le altre fattispecie ritenute significative, poi, erano rappresentate dalla totale dipendenza tecnologica cui si trovava assoggettata l’attrice e dalle difficoltà oggettive nel reperimento di alternative soddisfacenti sul mercato. Costituendosi in giudizio, per quel che qui interessa, la società convenuta chiedeva l’integrale rigetto della domanda in quanto infondata.

Il tribunale di Roma, dunque, viene chiamato a chiarire l’eventualità che da un rapporto di sub-fornitura e dalla reiterazione di ordini, possa emergere una dipendenza economica ed un controllo esterno, eventualmente fonti di risarcimento. I giudici, con un’attenta analisi sui gruppi di società, rigettano integralmente la domanda.

Sottolinea il Collegio come, in base alla l. 192/1998, debba considerarsi come dipendenza economica la situazione in cui un’impresa sia in grado di determinare, nei rapporti commerciali con un’altra impresa, un eccessivo squilibrio di diritti e obblighi.

Quando, realizzandosi tale condizione, l’attività sociale subisca un condizionamento esterno e oggettivo, basato su un vincolo contrattuale, si realizza anche l’ipotesi del controllo esterno ai sensi dell’art. 2359, co. 1, n. 3, c. c.

Peraltro, secondo la ricostruzione svolta dal Collegio, perché si integri tale fattispecie, non è sufficiente un qualunque rapporto negoziale, ma è necessaria la stipulazione di un contratto che, in ragione delle proprie peculiarità, possa permettere di pronosticare la dipendenza della società nei confronti dell’altra (esempio tipico è quello del contratto di somministrazione accompagnato da un vincolo di esclusiva).

Nel caso di specie, però, facendo seguito a tale disamina, non sussisterebbero i presupposti né della dipendenza economica né del controllo esterno. Infatti, seppur sia chiaro, in base alle asserzioni formulate dalle parti, che tra le due società intercorra un rapporto nel quale la convenuta ha una posizione contrattualmente forte, quest’ultima non costituisce sufficiente fondamento per un potere di etero- determinazione, in quanto la società attrice mantiene la propria autonomia imprenditoriale e, di conseguenza, di nulla può dolersi nei riguardi della convenuta, essendo irrilevanti a questo scopo i fatti posti a sostegno della domanda.

 

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