CONTRATTI: l’interpretazione deve consentire di ricostruire l’intenzione delle parti

In Contratti
Cassazione civile, sezione terza, sentenza n.5791 del 08/03/2017 [Leggi provvedimento]
Redatto dalla Dott.ssa Beatrice Cucinella

Con la sentenza in commento, la Cassazione Civile, terza sezione, si pronuncia sull’interessante tema dell’interpretazione estensiva dei contratti stipulati tra le parti, enunciando il seguente principio di diritto: “l’interpretazione del contratto, da un punto di vista logico, è un percorso circolare che impone all’interprete, dopo aver compiuto l’esegesi del testo, di ricostruire in base ad essa l’intenzione delle parti e quindi di verificare se quest’ultima sia coerente con le restanti disposizioni del contratto e con la condotta delle parti medesime”.

In particolare, una s.r.l. ha proposto ricorso per Cassazione avverso la sentenza emessa dalla Corte d’Appello di Lecce, precedentemente adita, che aveva condannato la predetta Società al risarcimento dei danni subiti da altra società, in relazione alla rovinosa caduta al suolo di una propria imbarcazione durante operazioni di sollevamento eseguite in data 8/7/2007 dal personale della predetta Società.

Congiuntamente, la stessa Corte ha respinto la domanda di manleva azionata dalla società danneggiante nei confronti della società assicuratrice.

Con la sentenza in commento, la Suprema Corte ha censurato la pronuncia della Corte di Appello di Lecce, fondata su una interpretazione restrittiva dell’art. 20 delle Condizioni Generali del contratto di assicurazione stipulato tra le Parti, che ha portato la Corte d’Appello a ritenere che la copertura assicurativa riguardasse la sola operazione di “alaggio” dell’imbarcazione, con esclusione di quella di “varo“, ossia del trasporto in mare della stessa.

Ciò in quanto: “la sentenza emessa dalla Corte di Appello, nel prediligere l’interpretazione letterale, avrebbe violato tutti i canoni di interpretazione del contratto, con particolare riferimento all’interpretazione sistematica e all’interpretazione secondo buona fede, nonchè le norme relative alla vessatorietà della clausola di cui all’art. 20 del contratto assicurativo”.

A supporto di questa interpretazione estensiva, la Suprema Corte ha menzionato la decisione n. 14432/2016 della Corte di Cassazione in cui, sempre in materia di interpretazione del contratto, ha stabilito quanto segue: “sebbene i criteri ermeneutici di cui all’art. 1362 c.c. siano governati da un principio di gerarchia interna in forza del quale i canoni strettamente interpretativi prevalgono su quelli interpretativo-integrativi, tanto da escluderne la concreta operatività quando l’applicazione dei primi risulti da sola sufficiente a rendere palese la “comune intenzione delle parti stipulanti”, la necessità di ricostruire quest’ultima senza “limitarsi al senso letterale delle parole” ma avendo riguardo al “comportamento complessivo” dei contraenti comporta che il dato testuale del contratto, pur rivestendo un rilievo centrale, non sia necessariamente decisivo ai fini della ricostruzione dell’accordo, giacchè il significato delle dichiarazioni negoziali non è un prius ma l’esito di un processo interpretativo che non può arrestarsi al tenore letterale delle parole, ma deve considerare tutti gli ulteriori elementi, testuali ed extratestuali indicati dal legislatore”, nonché la sentenza n. 9380/2016, in cui la Corte di Cassazione ha disposto che: “a norma dell’art. 1362 c.c. il dato testuale del contratto, pur importante, non può essere ritenuto decisivo ai fini della ricostruzione della volontà delle parti giacchè il significato delle dichiarazioni negoziali può ritenersi acquisito solo al termine del processo interpretativo che non può arrestarsi al tenore letterale delle parole ma deve considerare tutti gli ulteriori elementi indicati dal legislatore anche quando le espressioni appaiano di per sè chiare, atteso che un’espressione “prima facie” chiara può non risultare più tale se collegata ad altre espressioni contenute nella stessa dichiarazione o posta in relazione al comportamento complessivo delle parti”.

Pertanto, sulla base del ragionamento della Suprema Corte ne consegue che “l’interpretazione del contratto, da un punto di vista logico, è un percorso circolare che impone all’interprete, dopo aver compiuto l’esegesi del testo, di ricostruire in base ad essa l’intenzione delle parti e quindi di verificare se quest’ultima sia coerente con le restanti disposizioni del contratto e con la condotta delle parti medesime

Stante quanto sopra, la Suprema Corte accoglie il quarto motivo di ricorso del ricorrente, che assorbe i primi tre, cassa e rinvia alla Corte d’Appello di Lecce, anche ai fini della determinazione delle spese del giudizio di legittimità.

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