CONDOMINIO: condomino che agisce non a tutela del bene comune

In Condominio
Corte di Cassazione, Sez. II, Civile, 7 ottobre 2016, n. 19796 [Leggi il provvedimento]
Redatto dalla Dott.ssa Chiara Liotto

Nel condominio di edifici, che costituisce un ente di gestione, l’esistenza dell’organo rappresentativo unitario non priva i singoli condomini del potere di agire in difesa dei diritti connessi alla loro partecipazione, ne’ quindi del potere di intervenire nel giudizio in cui tale difesa sia stata legittimamente assunta dall’amministratore e di avvalersi dei mezzi di impugnazione per evitare gli effetti sfavorevoli della sentenza pronunciata nei confronti dell’amministratore stesso che vi abbia fatto acquiescenza, salvo che relativamente alle controversie aventi ad oggetto la gestione di un servizio comune.  

Il tribunale di Venezia emetteva un decreto ingiuntivo, rivolto ad un condominio, per il pagamento di una somma di denaro a favore del titolare di una impresa edile, a titolo di corrispettivo per l’esecuzione di lavori eseguiti a favore del condominio stesso.

A tale decreto ingiuntivo si opponeva un condomino, il quale sosteneva che solo una parte del lavoro svolto, in particolare il rifacimento del tetto, era stato realizzato a favore del condominio. Un’altra parte delle opere realizzate, in particolare inerenti all’aumento di volume mediante l’innalzamento del colmo, non erano state autorizzate dall’assemblea condominiale. Ne conseguiva che parte del credito vantato dall’impresa era da riferire all’esclusivo interesse di un solo condomino.

Il Tribunale di Venezia accoglieva l’opposizione e revocava il decreto monitorio, con sentenza 972/2004, confermata poi dalla Corte di Appello di Venezia, con sentenza 2162/2010.

Il titolare dell’impresa edile ricorreva in Cassazione per chiedere l’annullamento della sentenza pronunciata dalla Corte d’Appello di Venezia, osservando che, anche se la Corte di merito avesse ritenuto che i lavori avessero in parte ecceduto lo scopo della conservazione, almeno per l’attività rientrante nel perimetro di quanto autorizzato, egli aveva diritto al pagamento del corrispettivo.

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso e cassato senza rinvio la sentenza impugnata. Nel merito gli “ermellini” hanno osservato che il condomino resistente ha agito per sostenere le proprie ragioni nei confronti di un soggetto terzo, l’appaltatore, legato da rapporto contrattuale con il condominio. Da qui il difetto di legittimazione del condomino, poiché questi, quand’anche avesse inteso tutelare il suo diritto di condomino, leso da opere poste a carico di tutti i condòmini, ma in concreto dirette a favorire soltanto alcuni di essi, avrebbe dovuto rivolgere le proprie pretese contro il condominio, restando estraneo alla pretesa l’appaltatore, quale terzo contraente.

Nel condominio di edifici, l’esistenza dell’organo rappresentativo unitario, nella persona del rappresentante di condominio, non impedisce che i singoli condomini possano agire o intervenire in giudizio a difesa dei diritti connessi alla loro partecipazione o che impugnino la sentenza per evitarne gli effetti sfavorevoli, qualora l’amministratore stesso vi abbia fatto acquiescenza.

Ma il principio della c.d. “rappresentanza reciproca” e della “legittimazione sostitutiva”, in base al quale- si ribadisce- il singolo condomino può agire in giudizio a tutela dei diritti comuni nei confronti dei terzi, non opera qualora lo stesso, nel chiedere II rimborso anche delle spese anticipate dagli altri comproprietari rimasti estranei al giudizio, non agisca a tutela di un bene comune, bensì per far valere l’interesse personale alla reintegrazione del proprio patrimonio individuale (Conformi: Cass., Sez. II, n. 18028 del 3/8/2010).

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