CONDOMINIO: no ad affittacamere e b&b se il regolamento condominiale lo vieta

In Condominio
Cassazione civile, sezione seconda, sentenza n.109 del 07/01/2016 [Leggi provvedimento]
Redatto dall’ Avv. Rita Claudia Calderini

Il condomino non può destinare l’immobile ad affittacamere (o B&B) ove il regolamento di condominio lo vieti.

Con la sentenza n.109/2016, la seconda sezione della Corte di Cassazione torna ad occuparsi dell’ interferenza del regolamento condominiale sull’esercizio del diritto esclusivo di proprietà dei singoli condomini.

Nel caso di specie, alcuni dei condomini convenivano in giudizio davanti al Tribunale il proprietario e la s.r.l. conduttrice di un immobile del condominio, affinché fosse dichiarata la contrarietà al regolamento condominiale della preannunciata adibizione dell’appartamento ad uso di affittacamere, da parte della predetta società.

I convenuti, dal canto loro, contestavano la domanda proposta da parte attrice sostenendo non solo la carenza dell’interesse ad agire ex art. 100 c.p.c. (quale condizione dell’azione) ma altresì una differente interpretazione del regolamento condominiale del 1920.

Il detto giudizio si concludeva con una sentenza di inammissibilità pronunciata dal Tribunale, che fu riformata dalla Corte di appello di Roma la quale reputò sussistente un interesse specifico all’accertamento della condotta contraria alle regole pattizie da parte della società.

La questione veniva, dunque, portata al vaglio della seconda sezione della Corte di Cassazione affinché fosse riscontrata la mancanza dell’interesse ad agire ex art. 100 c.p.c.

Ad avviso dei giudici di legittimità, la censura inerente all’erronea interpretazione del regolamento condominiale ex artt. 1362 e ss. c.c. da parte della Corte di appello di Roma non è fondata.

La sentenza impugnata, infatti, valorizza pienamente il dato testuale del predetto regolamento. In maniera inequivoca si legge, infatti, che “è vietato destinare gli appartamenti ad uso di qualsivoglia industria o di pubblici uffici, ambulante, sanatori, gabinetti per la cura di malattie infettive o contagiose, agende di pegni, case di alloggio, come pure concedere in affitto camere vuote od ammobiliate o farne, comunque, un uso contrario al decoro, alla tranquillità, alla decenza ovvero al buon nome del fabbricato”.

Il divieto di concedere in affitto le camere, unitamente al più ampio divieto di un uso contrario al decoro, alla tranquillità, alla decenza e al buon nome del fabbricato ostano in maniera perentoria all’attività preannunciata dalla conduttrice s.r.l.

In conclusione, la sentenza della Corte di Cassazione ribadisce ancora una volta che la materia condominiale sottende il bilanciamento tra il diritto esclusivo di proprietà dei singoli condomini e le prescrizioni sancite all’interno del regolamento condominiale.

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