CONCORDATO PREVENTIVO: qual è la natura dei compensi dei professionisti che assistono la società?

In Fallimentare
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 Tribunale di Roma, sezione fallimentare, decreto n.72/2017 del 04/10/2017 [Leggi provvedimento]
Redatto dalla Dott.ssa Valentina Raniello

Il conferimento di un incarico per intervenire in una situazione di grave crisi aziendale deve ritenersi di per sé atto esulante la ordinaria amministrazione, in quanto relativo ad evento di carattere particolare ed eccezionale rispetto ai normali rapporti professionali, commerciali, di fornitura caratteristici dell’impresa. Non può pertanto ritenersi che tali pagamenti siano funzionali alla continuazione della normale attività, essendo caratterizzati da peculiarità temporale e finalistica. Tali atti di straordinaria amministrazione debbono quindi essere autorizzati qualora si collochino tra gli atti urgenti ed indifferibili.

Questo è quanto, sostanzialmente, deciso dalla Sezione fallimentare del Tribunale di Roma, attraverso il decreto di concordato preventivo n. 72/2017.

Nella fattispecie, una s.p.a. aveva presentato, ai sensi dell’articolo 161, comma 6.1. fall., domanda di concordato preventivo con riserva ed il Tribunale, dopo aver nominato un Commissario giudiziale,  aveva concesso un termine di 60 giorni entro il quale la suddetta società doveva presentare una proposta definitiva di concordato preventivo, corredata da tutta la documentazione richiesta dalla Legge fallimentare.

Successivamente, la società aveva depositato un’ulteriore istanza a mezzo della quale richiedeva al Tribunale di disporre che nulla ostasse ad effettuare i compensi in favore di quei professionisti che avevano assistito e stavano assistendo la società nella redazione della proposta e del piano concordatario, incluse le attività di attestazione e perizie; ovvero, in subordine, di autorizzare i suddetti pagamenti, previa sottoscrizione degli incarichi professionali non ancora firmati dalla stessa.

L’stanza si basava, in particolare, sul nesso funzionale esistente tra il pagamento degli acconti in favore dei professionisti e la loro importante assistenza durante la presentazione della proposta concordataria. La legittimità dei suddetti pagamenti, sottolineava la società, era stata confermata dalla Suprema Corte secondo cui “non necessitano di autorizzazione giudiziale le operazioni di pagamento per le prestazioni professionali funzionali alla predisposizioni del piano concordatario da ritenersi di ordinaria amministrazione” (sentenza n.280/17).

Nella richiamata pronuncia, i giudici di legittimità hanno chiarito come la possibilità di ritenere i suddetti pagamenti quali atti di ordinaria amministrazione sia una questione ampiamente dibattuta in dottrina e giurisprudenza, a causa della necessità di bilanciare, da un lato, l’esigenza dell’imprenditore di avvalersi dell’aiuto di professionisti in grado di supportare il progetto di risanamento dell’impresa, dall’altro, quella di tutti i creditori di non vedere il residuo patrimonio dell’imprenditore completamente depauperato dalle spese sostenute per l’intervento dei professionisti stessi.

Ebbene, il Tribunale di Roma ha ritenuto di non aderire al noto principio di diritto della generale prededucibilità dei compensi dei professionisti, prediligendo la tesi restrittiva tesa a limitare il fenomeno della proliferazione della prededuzione a tutela del ceto creditorio anteriore, giungendo quindi ad affermare che il conferimento di un incarico per intervenire in una situazione di grave crisi aziendale deve ritenersi di per sé atto esulante la ordinaria amministrazione, in quanto relativo ad evento di carattere particolare ed eccezionale rispetto ai normali rapporti professionali, commerciali, di fornitura caratteristici dell’impresa. Tali atti di straordinaria amministrazione devono essere autorizzati solo qualora si collochino tra gli atti urgenti ed indifferibili.

Quanto alla collocazione del credito quale prededucibile, unica qualifica che può giustificare, nel corso del termine concesso, il pagamento del professionista, il Collegio ha rilevato come tale collocazione costituisca una eccezione al generale principio della parità di trattamento dei crediti anteriori e che il suo riconoscimento presupponga un giudizio positivo circa il rapporto di strumentalità tra l’attività professionale da cui il credito trae origine rispetto alla procedura, il quale può aver luogo solo all’esito della presentazione del piano e della proposta concordataria.

Alla luce di tutto ciò, nel caso di specie, non essendo stata ancora presentata la proposta, e non essendo stata dedotta alcuna ragione di urgenza, il Collegio ha concluso negando non solo la sussistenza della prededucibilità dei pagamenti richiesti ma anche l’autorizzazione agli stessi, quali atti di straordinaria amministrazione non giustificati da ragioni di urgenza.

 

 

 

 

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